Dedichiamo questo blog ad Alì, un bambino irakeno coraggioso, diventato il simbolo di una guerra sporca ma anche della speranza

Ali Abbas, 14 anni, unico sopravvissuto d’una famiglia irachena distrutta da un raid nel 2003, ha perso le braccia. Dipinge con i piedi, il pennello tra le dita: «Vendo le mie cartoline e compro sedie a rotelle per l’Iraq» (bellissimo il suo disegno della Torre di Babele). Adesso vive a Londra. Incredibile: sorride sempre, nonostante tutto. 14 dicembre 2004

E’ talmente bella la Torre di Alì che ho deciso di farla diventare il nuovo logo di questo blog. Per non dimenticare il suo coraggio. E soprattutto la sua speranza. E’ un pò come adottarlo. Almeno con il cuore. (O è lui che adotta noi).

Storia di un bambino irakeno che voleva fare il medico e si e’ ritrovato senza mani. Per colpa di una bomba. Ali Abbas e’ il bambino iracheno diventato il simbolo della catastrofe umanitaria provocata dalla guerra. Il suo dramma è cominciato il 31 marzo quando un missile americano è caduto sulla sua casa: sua madre, sua sorella e i suoi cugini sono morti mentre lui – Ali Ismail Abbas, 14 anni – ha perso entrambe le braccia ed è rimasto gravemente ustionato. La sua foto, in un lettino d’ospedale con le lenzuola macchiate e un asciugamano sporco posato addosso è comparsa sui giornali e sugli schermi televisivi di tutto il mondo ed ha sollevato un’ondata di indignazione e di solidarietà. Al giornalista del “Time” che lo ha incontrato in ospedale Ali ha raccontato in lacrime la sua disperazione. “Da grande – ha detto – volevo fare il medico, ma ora come faccio? Sono senza mani e senza braccia e così è meglio morire, se non mi rimettono le mani mi suiciderò”.

Avevo scritto questo post per un altro blog, “Baghdad Cafè”, ma ho deciso di trasportare il simbolo sulla Torre di Babele per denunciare anche una guerra sporca che dura tuttora e di cui questo ragazzino è diventato il “poster child“, il bambino simbolo della tragedia. Alì poi dopo un’infinita serie di interventi, in varie parti del mondo, è riuscito ad avere ancora le mani: è stato sommerso dalla solidarietà, forse per pulirci un pò tutti la coscienza. Adesso è grande. Ne ho perso le tracce. Leggo di un omonimo che ora vive in Australia e fa il calciatore, se ne parla come di un campione. Alì Abbas in Iraq è un nome molto diffuso. Forse non è lui, ma mi piacerebbe che lo fosse. Anche se non cancellerebbe la vergogna (e le colpe) di un mondo che si definisce civile.

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7 thoughts on “Dedichiamo questo blog ad Alì, un bambino irakeno coraggioso, diventato il simbolo di una guerra sporca ma anche della speranza

  1. Una storia straordinaria, una delle tante che già racconti, ma la nostra sensibilità non si abitua e, anche stavolta, come sempre, ci lascia nello sconcerto e nel dispiacere. Ma è comprendibile, dato che è proprio alla crudeltà della guerra che non ci si abitua.

  2. lo spero per lui, anche se temo che, spenti i riflettori….. lui sia finito nella polvere. E rimosso dalle coscienze.
    Peccato che l’immagine della torre sia piccola

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