La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

In carcere per una pagina Facebook. Da blogger, rivendico il diritto a difendermi: non è censura ma solo una maniera per salvaguardare le critiche civili ed evitare leggi contro la libertà del web.

Ne vogliamo parlare? L’ideatore di una pagina Facebook è stato condannato a nove mesi di carcere per i post pubblicati dai suoi amici e affiliati. Si chiama Massimilano Tonelli, ha 34 anni, e dovrà inoltre corrispondere un risarcimento di 20mila euro e rimborsare 2mila euro di spese legali. I reati contestati sono “istigazione a delinquere e apologia di reato”. “Cartellopoli” si definisce come un “comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara”Il giudice ha usato il pugno duro, e ritenuto unico responsabile di tutti commenti il gestore della pagina Facebook “essendo stato comunque il primo a curarne l’inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico”. Secondario il fatto che non abbia controllato i testi. “[…] la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l’imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto”, si legge nella sentenza. Il problema di fondo è che l’azienda che ha denunciato il giovane ha dimostrato il compimento di azioni vandaliche a danno di un centinaio di impianti in varie zone di Roma. Si parla di “imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle cornici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie”.Per l’avvocato Sarzana che ha difeso il blogger ormai è l’intera Rete a rischio. “Tutti i gestori di siti pieni di commenti offensivi, per esempio anche Beppe Grillo, rischiano la stessa condanna. Sul suo blog non si contano più quelli che minacciano politici e giornalisti”. A parte il fatto che molto furbescamente Grillo ha capito e ha bloccato subito i commenti sul web, nonostante già ci fosse da tempo la moderazione, “la sentenza è corretta in linea di diritto”, ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell’associazione Alcei per la libertà di espressione online. “Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato”, continua. “Attenzione, è peggio per la libertà di internet se passa l’idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli”, aggiunge Monti. “Significa dar ragione a coloro che invocano nuove e più severe leggi sul web”.

La questione è complessa e sicuramente susciterà molte polemiche. E’ assolutamente scontato che insorgeranno tutti quelli che hanno a cuore la libertà del web senza capire che la verità è proprio quella espressa dall’avvocato Monti, che cioè la mancanza di regole può portare proprio all’inasprimento delle leggi. Posso capire che è un pò complicato difendersi su Facebook dove comunque c’è l’opzione sui commenti, ma così si umilierebbe la sostanza stessa del social network annullando il dibattito, ma per i blog la questione è diversa. La possibilità di moderare significa anche che una volta letto e pubblicato il commento se ne assumono tutte le responsabilità, specie quando dal virtuale si passa (come in “Cartellopoli”) alle azioni concrete. Ho avuto in passato problemi di questo tipo, quando sono stato messo a giudizio semplicemente per un link. Si trattava della storia di una minore, richiamata in quel link, e i difensori della madre mi hanno querelato, anche per i commenti successivi, quindi non per quello che avevo scritto io. Senza entrare nel merito, diciamo che mi sono salvato perchè la stessa notizia era stata pubblicata in precedenza dai giornali locali e che quindi non ero stato io a diffondere la questione e a far riconoscere la minore. Ma è stata una causa dura. Da allora ho messo la moderazione (che prima non c’era) per difendermi appunto da atti scriteriati. La vicenda di Facebook, come dicevo, è meno semplice da risolvere e non intendo rinunciare al confronto. Ma è pur vero che ormai i commenti diffamatori e le minacce sono diventati una piaga. Cerco di difendermi cancellando i giudizi troppo pericolosi proprio per conservare questa libertà e dunque rispettare tutte le opinioni critiche. Ogni volta però mi trovo a scontrarmi con chi grida alla censura senza capire che difendo intanto la civiltà delle idee e poi me stesso. Questa sentenza conferma che ho ragione e che ne ho tutto il diritto. Il web resta un luogo pubblico, non mi stancherò mai di ripeterlo. Non è più un gioco.

 

11 comments on “In carcere per una pagina Facebook. Da blogger, rivendico il diritto a difendermi: non è censura ma solo una maniera per salvaguardare le critiche civili ed evitare leggi contro la libertà del web.

  1. marisamoles
    16 May 2013

    A me è capitato di censurare dei commenti perché offensivi nei confronti di terzi (politici, per essere precisi). Sono stata accusata, attaccata e sputtanata (si può dire?) dal blogger in questione con tanto di post (quindi pubblicamente) a me dedicato e con il link al mio blog; non solo, l’individuo ha continuato ad offendermi (non solo la mia persona ma anche la mia professione, ovviamente con delle illazioni gratuite) in altri post. Io l’ho ignorato, pur sapendo che avrei potuto denunciarlo.
    Queste sono le cose che lasciano molto amaro in bocca. Perché in fondo un blog è, almeno teoricamente, un luogo in cui scambiarsi opinioni, in modo civile. Se viene a mancare questo presupposto, allora è meglio chiudere. Io allora non l’ho fatto però la tentazione è stata forte.
    La moderazione secondo me è importante per bloccare i commenti che oltrepassano un certo limite. Io qualche volta non ho censurato ma mi sono dissociata. Secondo te non basta?

  2. marcellolupo
    16 May 2013

    Caro Pino hai aperto da tempo un blog(friends) dove posso scrivere ciò che mi pare . In pratica mi “autorizzi” perché ti fidi e credo che tutti coloro che vi possono postare non abbiano deluso le tue aspettative. Non sono né un giornalista né un fine scrittore né tanto meno un poeta e, anche se non produco grandi cose, questa tua fiducia mi stimola ogni tanto a scriverci su.
    Sicuramente ci tieni d’occhio me fino ad ora non ho mai visto niente di particolarmente scorretto.
    Grazie della fiducia
    Marcello Lupo

  3. Lucio Gialloreti
    16 May 2013

    Si Pino, un luogo pubblico , anzi più pubblico di così , per cui penso debbano valere le stesse norme che sono a tutela del viver civile , senza offendere o diffamare ; così come nella vita reale.

  4. Walter
    16 May 2013

    Sottoscrivo integralmente quanto detto da Marcello. Grazie Pino per la fiducia.
    E’ vero. Il tema è complesso e merita approfondimento prima che si perda totalmente il controllo degli strumenti di rete. Ma Blog non è Social Network e nemmeno sito web. Sono stanze di una stessa casa con utilizzi e interazioni diverse, lo sappiamo tutti.
    Così come è vero che tutti possono criticare il Presidente della Repubblica, ma nel pieno rispetto della persona e figura istituzionale, e che libertà e libertinaggio non trovano radici comuni benché (co)esistono nella stessa sfera sociale.
    E’ così difficile esprimere le proprie idee, anche accese, senza degenerare in odio e turpiloquo ovunque e comunque?
    Io, dai Social Network mi sono momentaneamente tolto. E si sta bene.
    Sotto, una triste chicca che sottolinea la confusione e impreparazione, anche di chi gestisce i social network:

    http://www.strettoweb.com/2013/04/lincredibile-storia-di-valentino-rossi-cancellato-da-facebook-perche-omonimo-di-the-doctor/70613/

  5. ceglieterrestre
    16 May 2013

    Ma che se deve da fa pe sta tranquilli? Basta che nun me pija la pavura e m’annisconno drento er bosco, eppoi nun sorto più de fora. Gabbià, nun ciò l’anni pe prova puro la bottega. M’ariccomanno controlla bene quello che famo e pija un tortore se ce serve. :)
    .

  6. senzanord
    16 May 2013

    Da tanto tempo ormai non mi riconosco in cio’ che è diventato Facebook, che credo stia lentamente decadendo. Quando scrivo un commento qui, mi sento un ospite. E come tale cerco di comportarmi. Perché la responsabilità del titolare è chiara. Eppure non credo che qualcuno di noi si senta soffocato. L’atmosfera di questo blog attrae commentatori veramente notevoli, dai quali spesso imparo, anche quando ho diversa opinione.

    • pinoscaccia
      16 May 2013

      Grazie, ne sono felice. E’ questo il senso: parlare.

  7. pipistro
    16 May 2013

    La diffusione indiscriminata delle informazioni e delle opinioni, seppure con qualche insulto, costituisce una opportunità incommensurabile, che fa molta paura. Le sentenze “esemplari” (che proprio per questo motivo sono in genere negazione del diritto) fanno ancor più paura.
    Spero che, nel caso, si tratti di un primo grado, suscettibile pertanto di appello e cassazione.
    La responsabilità penale è personale e le pochissime norme che stabiliscono una responsabilità oggettiva (per esempio quella del direttore di una testata editoriale per fatto di terzi) non sono applicabili in via analogica.
    In generale è inoltre assai opinabile che un blog o una pagina facebook ad ingresso e consultazione limitati dal gestore possano essere considerati entità pubblica o aperta al pubblico. Ma immagino che non fosse questo il caso.

    PS le sentenze si rispettano – nel senso che vanno applicate (se non sospese) e comunque fanno stato quando non sono più soggette ad impugnazione – ma è giusto che si possano criticare a piacere, come tutto dovrebbe esserlo in un sistema che si autodefinisce libero.

  8. billygions
    17 May 2013

    Pino, da quanto si apprende il problema è un po’ più complesso, in quel blog i commenti sono moderati ex ante, quindi, avendoli l’amministratore autorizzati, ne ha condiviso di fatto il contenuto. Aveva le possibilità tecnologiche per leggerli, valutarli e non pubblicarli. Si parla di un blog, almeno nel dispositivo della Sentenza, non della pagina facebook ad esso collegata. Non a caso, nell’altro fatto di cronaca che riguarda indagini per vilipendio a mezzo internet, la perquisizione nei locali ove fisicamente risiedono i dati dei commentatori, è funzionale all’identificazione di chi avrebbe commesso il reato in indagine. E non si tocca, benchè vada dicendo altro, se non implicato direttamente, lo staff. Ciò detto è innegabile che ormai, soprattutto i social network siano diventati cloaca di mala informazione, se non proprio disinformazione e sfogatoio di rabbie più o meno represse, con la complicità di chi, per altri fini, queste rabbie incanala e fomenta.
    PS: questa è la mia identità wordpress, su facebook ci siamo incontrati più volte. Mi conosci come domenico longo

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This entry was posted on 16 May 2013 by in web.

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