I cento passi di Peppino Impastato

impastato

Anch’io ho percorso quei cento passi. Non ricordo più per quale delitto di mafia stavo in Sicilia. Una notte, dopo la cena a Palermo, sono voluto andare a Cinisi. Cento passi fra la vittima e il suo carnefice. Ho voluto respirare il coraggio, per capire che in fondo vale la pena di lottare per le proprie idee. Ho imparato molto da quella che per me era solo una passeggiata sotto la luna e il viaggio di un ragazzo fortissimo dalla vita fino alla morte.  Il film  Il sito  L’ultima infamia   L’esempio e il ricordo

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3 thoughts on “I cento passi di Peppino Impastato

  1. Come dire, di satira si può anche morire..purtroppo, ricordo il capo della Cupola nera definito Tano Seduto, da ridere, logicamente il soggetto in questione, ha usato gli artigli ed è bella è fatta la frittata per il poveroPeppino Impastato, un grande giornalista, con la G maiuscola. Nel panorama delle radio regionali o locali, come si vogliono chiamare, c’è una radio che rileva molto lo spirito di Radio Haut, è Bierredue, Basilicataradiodue, di Filippo D’Agostino..fa satira pesante, pesante, forte.

  2. Con pochi soldi tiravi su un’antenna (artigianale), attaccata a un trasmettitore fm, un microfono, un giradischi: era una emittente privata. Che trasmetteva su una frequenza prima degli altri, senza permesso, e non stop, per non farsela occupare da altre emittenti. Le incursioni della polizia postale, le chiusure e le riaperture abusive, tutto questo era folle, negli anni 70, ma inarrestabile come una marea.
    Ma il coraggio enorme di sputtanare un boss, su quelle frequenze, allora, l’ha avuto solo Impastato.
    Oggi, invece, in un pianeta i cui abitanti sono totalmente interconnessi, paradossalmente, non mi sembra che ci sia niente che abbia la stessa potenza comunicativa di una “rete libera” dell’epoca.
    Gli Impastato, i Fava di oggi, se ci sono, sprofondano sotto la potenza dei social network, che sono ormai degli enormi contenitori di un pesantissimo nulla.

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