La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Chernobyl, viaggio nell’apocalisse

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La città fantasma di Pripyat. la ruota del luna park da quella notte, il 26 aprile 1986, ventisette anni fa.

Sono stato tre volte a Chernobyl. La prima volta nel 1991, a cinque anni dal disastro, poi per il decennale e infine nel 2006 per il ventennale. Ho visto con i miei occhi la fine del mondo. Questi sono i testi dei servizi per il Tg1.

chernobyl20Chernobyl in russo significa “le piante che crescono nella palude”. Una volta la zona serviva per nascondersi da mongoli e tartari. Adesso il nemico e’ piu’ infido perche’ invisibile. Il territorio e’ stato diviso in quattro zone che corrispondono ai vari livelli di contaminazione. Un visitatore normale, superando molti controlli, puo’ arrivare al massimo fino al fiume Zdvizh, cioe’ al livello numero due. Al di la’, dove il tasso di radiazione e’ superiore di cinquanta volte a quello normale, e’ assolutamente proibito entrare. Riusciamo a passare. (…) Ecco il sarcofago di Chernobyl, monumento funebre alla prima era nucleare. Dentro, nascosto da lastroni di piombo e cemento che sono costati la vita agli elicotteristi che li hanno gettati, c’e’ il reattore n.4, quello dell’apocalisse. Tecnicamente e’ stato spento,ma di fatto il cuore atomico e’ ancora attivo. Arriviamo a meno di duecento metri dall’incubo del mondo. Il contatore geiger impazzisce.  Qualcuno, due anni fa, e’ addirittura entrato nel sarcofago. Tecnici della stazione, per cercare il corpo del vicedirettore sparito al momento dell’esplosione. Un luogo dove non sopravvivono neppure i batteri. Mi fanno vedere il filmato: si intuiscono blocchi di lava composti da uranio, plutonio, scorie di tutti i tipi, piombo, cemento che neppure un bazooka riuscirebbe a scalfire. “E’ come entrare nel corpo del diavolo e vedere il suo cuore“, ci dicono.  Entriamo eccezionalmente nella centrale. Il cuore del diavolo sta li’ in fondo, dietro un tramezzo. Siamo nella grande sala delle turbine. Quella notte e’ esplosa una turbina come questa, in quel punto, ci spiegano. Arriviamo nella sala controllo. Sul monitor compare il reattore n. 3, l’unico insieme al numero uno che ancora funziona.  Ma che e’ successo quella notte? L’ultima testimonianza dall’inferno e’ di Serghei Sharshun, capoturno di allora.”Quella notte nessuno si aspettava il disastro. Anche perche’ non doveva succedere. Ci sono stati almeno tre errori. Sono arrivati ordini sbagliati. Noi superstiti non ci sentiamo fortunati. Ho sensi di colpa che nessuno potra’ mai cancellare. Mio figlio sta male, mia moglie sta morendo. Non doveva succedere. Ho la nausea di questo lavoro ma staro’ qui fino alla fine perche’ e’ il mio destino. Odio soltanto chi non ci ha mai avvertito dei rischi che correvamo“.  Il viaggio, compiuto rigorosamente entro le cinque ore, e’ finito. Quando usciamo il controllo ci definisce per fortuna ancora “chisti”, puliti. Ma uscendo nella notte di Chernobyl si sentono ancora i rantoli cupi del mostro in agonia. L’incubo resta.

E questo è l’ultimo reportage per Speciale Tg1.

7 comments on “Chernobyl, viaggio nell’apocalisse

  1. Walter
    27 April 2013

    E c’ è ancora qualche squinternato mentale che per avere il conto in banca bello pieno, parla convinto di centrali nucleari di terza generazione. Sicure. Sicure come i disastri di terza generazione. Se lo dovrebbero fare loro, un giro dentro il sarcofago del N° 4. E se ancora non si convincono della pericolosità di questi mostri, che restino lì dentro.

  2. ceglieterrestre
    27 April 2013

    Quanti anni ci serviranno per pulire questa zona?
    E sulla terra si continua a seminare ed annaffiare soltanto con il veleno.

  3. La liberazione interiore è l’unica cosa per cui valga la pena di morire, l’unica per cui valga la pena di vivere.
    (Jim Morrison)

    ma io continuo a non capire bene in che consiste…questa liberazione interiore. Perchè se, come dice Pavese, solo nel sogno e nella morte noi possiamo trovare noi stessi – anzichè nella realizzazione dei propri desideri – direi che possiamo divertirci con le definizioni come più preferiamo ma il risultato è scarsissimo lo stesso.

  4. altro OT – chiedo scusa eh… questa mi piace proprio

    Non tradire chi ti sorride: potrebbe avere la morte nel cuore e regalarti ugualmente un po’ di vita. (Jim Morrison)

    ahhhh…..:)))
    a tutte le persone false e grette, in una parola tristemente ORDINARIE…
    …una dedica ad hoc.

  5. Al confronto di questa condanna…. – vicinati ordinari e ipocriti, sempliciotti e sempliciotte, “contadini”, bottegai, borghesucci, bancari ministeriali e farmacie – ho capito cos’è la liberazione interiore :)))
    (insisterò sempre per quella pure esteriore… però, la PRINCIPALE).

    (non è che mi sono svegliata male…è che le giornate finiscono peggio).

  6. Comunque ricordo a tutti che domani e dopodomani nei cinema escono i Rolling Stones… tanto per rifarsi gli occhi e le orecchie, “ogni tanto”.
    Beh, buona giornata.

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This entry was posted on 26 April 2013 by in nucleare.

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