La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Vik, cerchiamo sempre di restare umani

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Due anni fa a Gaza è stato ucciso Vittorio “Vik” Arrigoni.

Vik aveva un sogno, anzi un’utopia (dichiarata), era il suo slogan di battaglia: “restiamo umani”. E’ stato ucciso da autentiche bestie che non hanno rispettato neppure se stessi, giustiziandolo addirittura prima dell’ultimatum. Istintivamente mi ricorda la tragica fine di Baldoni, altro fantastico sognatore. Enzo andava in giro per il mondo difficile, Vik aveva scelto un luogo: la striscia di Gaza, era diventato il difensore di pescatori e contadini, combatteva nel modo più sconvolgente, con un’arma potentissima, la parola. Evidentemente “pace” è una parola pericolosissima e a trentasei anni hanno deciso di chiudergli la bocca per sempre. Vik mi ricorda Enzo anche per quell’ultimo video che evoca paesaggi irakeni e ricorda, se mai ce ne fossimo dimenticati, la ferocia degli integralisti islamici. Il paradosso della morte di Arrigoni è proprio questo: ucciso dai palestinesi che amava e che aiutava. Rileggo, come con Baldoni, le email che da anni ci scambiavamo, soprattutto le prime quando mi regalava grande amicizia per il solo fatto di diffondere le sue avventure. Un ragazzo pulito, pieno di idee strane. Per esempio quella di far smettere le guerre. [da un mio vecchio post]

LA LETTERA PUBBLICA CHE MI DEDICO’ QUEL RAGAZZO CHE SI FACEVA CHIAMARE “UTOPIA”

6 comments on “Vik, cerchiamo sempre di restare umani

  1. RENZA MARTINI
    15 April 2013

    Carissimo ragazzo, amico mio….quant’è implacabile il tempo! Pare ieri, ed è già un’eternità, che il tuo grido non si perde più nel vento di Gaza… Il tempo vola…la vita vola…le utopie volano, si sperdono nelle voci infinite dei nuovi martiri, delle esistenze umane che continuano a raggiungerti, nell’eterna utopia che è l’aldilà…..Eppure tu sei già immortale, sei il simbolo perenne di chi ancora crede ,forse all’impossibile, forse a quella utopia infinita , che vuole ancora credere nell’uomo “essere
    umano” ,..nell’essere umano” lontano dalla “bestia”, …Forse non sarai riuscito a cambiare il mondo…..sicuramente però, hai cambiato tanti di noi……

  2. vincenza63
    15 April 2013

    Solo lacrime e l’impegno di rispettare un motto e uno stile di vita condiviso.

  3. ceglieterrestre
    16 April 2013

    ‘Gni tanto quarchiduno ce riesce e resta umano. Grazzie Vik pe avecce dato la mano.

  4. ceglieterrestre
    16 April 2013

    Lo sapevo… puro le bombe a Boston e ce so morti, mo co ste notizzie faccio
    matina. Da regazza ‘na vorta co Ivan impaurito de la vita, je regalai coraggio. Speravo de cambià er monno e odiavo le guere. Quanno sento le su canzoni è lui che me restitusce e me ritorna quer coraggio che un giorno jo dato. Gabbià ma qui nun cambia gnente! anzi annamo sempre peggio. Nun so se è normale sentisse impauriti, impotenti e sperare ancora un domani senza guere.

  5. Monique
    16 April 2013

    Un immenso dispiacere per tutte le vittime di questa continua e inarrestabile follia.
    Queste notizie, però, mi fanno venire una rabbia che mi fa pensare solo che certi popoli ottusi e guerrafondai dovrebbero marcire nel loro brodo!! Ma come si fa ad essere ancora così, come è possibile?? E non sto certo difendendo il modello occidentale, perchè qui è solo questione di bruta violenza, altro che ideologie e tradizioni culturali.

  6. ceglieterrestre
    16 April 2013

    Ce so incora morti, ce so feriti e ce so taji che gni tanto tornà a la memoria.

    Notturno

    La notte …
    quanno torno da le terme
    me sento bene!
    Ma sto bene dura poco.
    Da la machina le notizzie
    pe radio nun sò bone.
    Passa er tempo lento
    se sente sortanto er rumore
    der cassonetto che passa
    e porta via la monnezza de nojantri.
    Da le fessure de la finestra
    entra er chiarore de lampione.
    Ho freddo!
    Strufino le mani…
    cerco il tepore der corpo
    un respiro lento…
    ancora respiri da sotto le coperte.
    Ho freddo!
    Strufino le mani…
    Quanno sento certe notizzie
    er terrore me prenne.
    Li penzieri vanno addietro
    e me rivedo ciuca che fiotto
    drento la piccola casa de pietra
    ar riparo ner bosco de castagni,
    niscosta sotto ‘na catasta
    de foje de pannocchie.
    Da la porta de legno sgangherata
    passa er bagliore, er fragore
    de le bomme.
    Ho freddo… le ore lente
    stentano a passà.
    Strufino le piccole mani
    ma la pavura nun passa
    sortanto la luce de la matina
    rilassa li penzieri de bambina.

    franca bassi

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This entry was posted on 15 April 2013 by in persone.

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