Radio Bayan: good morning, Herat!

 

Herat (Afghanistan) – In studio, a leggere le notizie del giorno, c’è Arian Sahil, 25 anni, uno dei quattro giornalisti professionisti di Radio Bayan, tutti laureati all’università di Herat. L’emittente, che trasmette sugli 88.5 in tutta la regione, alterna informazioni a musica e comunicati di servizio. Il palinsesto è ricco e copre l’intera giornata. M’incuriosiscono i due orologi dentro la redazione: segnano l’orario afghano e quello di …Pesaro. La spiegazione è a portata di mano. Il direttore della radio è Alessandro Faraò del 28. Reggimento Pavia di stanza appunto nella città marchigiana. Se l’anima di Radio Bayan  è infatti completamente afghana, la direzione artistica e tecnica è affidata totalmente al reggimento pesarese deputato alle comunicazioni operative. E ben presto l’emittente è diventata il punto di riferimento di uno dei distretti più belli e più difficili dell’Afghanistan. La sede centrale del network di Isaf  è a Kabul e copre l’intero Paese. Il livello tecnico è elevato: tutto in digitale. Il nome della radio (intraducibile in inglese) significa “narrare, raccontare”. Il motto, ci dice Faraò, è “the wave of your voice” (l’onda della tua voce). Le trasmissioni sono state aperte il 22 aprile del 2010, dunque la radio ha ormai più di due anni. Le antenne spiccano sul tetto della palazzina comando del campo di Herat. E’ il principale media (ma non l’unico) del comando ovest della missione Isaf a guida italiana utilizzato per far comprendere alla popolazione civile l’opera di ricostruzione materiale e sociale che i contingenti imilitari e le legittime autorità afghane stanno svolgendo nel Paese. L’obiettivo prefissato è quello di incrementare il consenso nei confronti delle truppe occidentali operanti nel territorio e delle strutture governative afghane, nonché di ridurre l’adesione e il supporto ai gruppi terroristici.  Tutti i giorni va in onda il programma “Bazaar sounds”, un contenitore musicale al cui interno trovano spazio news, previsioni meteo e approfondimenti. Altri programma riguardano salute e prevenzione, spazi culturali, notizie sportive e una rubrica importante dedicata alla situazione delle donne nel Paese e allo sviluppo della condizione femminile. Particolare interesse hanno dimostrato gli ascoltatori per un “focus” su uomini e donne afghani di successo (“AfghaniStar”). Fra le ultime rubriche nate spiccano notizie sull’imprenditoria locale, opportunità di lavoro offerte ai giovani e un programma sulle nuove tecnologie. Novità di rilievo apportata al palinsesto originario riguarda lo studio di argomenti specifici attraverso interviste fatte in presa diretta alla popolazione così da rapportarsi con il territorio, conoscere gli umori dei cittadini e costruire una base di confronto decisamente propositiva. Rubriche, storie, interviste e tutto il resto sono insomma destinate completamente alla popolazione, così da creare un ponte importante con i militari in missione. Gli ascolti sono altissimi, da vera radio commerciale con particolare attenzione per la musica tradizionale afghana. Un ponte, dunque, che vale mille operazioni militari e che da Pesaro arriva fino al sud di un territorio magico ma da sempre in guerra che vuole rinascere.

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8 thoughts on “Radio Bayan: good morning, Herat!

  1. Un ponte veramente importante che unisce tantissime persone che grazie alle notizie sono informate e nel frattempo possono anche avere momenti di distrazione grazie alla musica. Che idea stupenda, complimenti a tutti coloro che hanno dato vita e continuano a mantenere vivo questo Ponte.

  2. (ANSA) – KABUL, 25 NOV – Le autorita’ afghane hanno ordinato la chiusura ”per almeno dieci giorni” di quattro universita’ di Kabul dopo gli scontri avvenuti ieri fra studenti sciiti che volevano compiere un rito di autoflagellazione in occasione della commemorazione del Giorno dell’Ashura islamico, che hanno avuto un bilancio di due morti e 28 feriti. In un comunicato il Ministero dell’Istruzione superiore ha precisato che sui violenti incidenti e’ stata aperta una inchiesta.

  3. E’ sempre difficile capire perchè i nostri soldati,giornalisti, volontari, talvolta, rientrano da questi luoghi, lontanissimi per geografia e per cultura, dentro una bara. Dall’Italia è difficile capire il buon lavoro degli italiani. Certo, i grandi interessi politico-economici incombono su tutto, però esiste anche una dimensione “umana”, fatta di uomini e donne come noi che, nella loro normalità, calata in un contesto che di normale non ha niente, fanno cose belle.
    E’ difficile capire.
    Per questo lo straordinario lavoro del (grande) cronista “sul campo” è impagabile.
    Grazie Pino

  4. Io so solo che là c’è gente che non sa nemmeno cosa sia N.Y….L’Afghanistan è veramente la cartina di tornasole della nostra immoralità, come scriveva Terzani.
    Quello che penso al riguardo è una sintesi tra Stefano Rollero nell’altro post (che condivido a istinto, non per saperne qualcosa di approfondito al riguardo), e con Salvatore (già, ‘entra in ballo la componente umana che fa cose belle’).
    E naturalmente con questo post: la dimostrazione concreta, ancora una volta, che il percorso è tutt’altro.

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