Con l’Afghanistan nel cuore

Pochi giorni, ma intensissimi. Devo raccontarvi moltissime cose ma il viaggio di ritorno è stato allucinante. Ho riscoperto Herat, ma soprattutto ho scoperto per la prima volta Farah, proprio ai limiti della guerra infinita. Pian piano recupererò immagini e ricordi.

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41 thoughts on “Con l’Afghanistan nel cuore

  1. Sinceramente Pino, dopo oltre un decennio di presenza in quelle terre, l’Afghanistan è per l’80% in mano ai cosiddetti “ribelli”.

    Manca loro solo la capitale Kabul.
    Se ISAF lasciasse l’Afghanistan, il Paese ritornerebbe sotto il controllo dei vari mullah Omar in pochi giorni.

    Un disastro politico, bellico e umanitario di cui l’Italia è co-responsabile.
    I nostri soldati sono rientrati nelle bare di Stato con la bandiera tricolore e le autorità ad accoglierli, le stesse che li hanno mandati a combattere una guerra insensata.
    Perché questi morti?
    Non si sa.

    Decine di migliaia di civili afgani sono rimasti uccisi a causa del conflitto e dei bombardamenti alleati che hanno raso al suolo aree di splendido silenzio rurale e di paesaggi così intatti da lasciare quasi sgomenti.

    Nel silenzio più totale dei media, la task force da combattimento italiano (la Sud-Est) verrà ritirata entro dicembre e il marzo 2013 dalle zone calde di Gulistan e Bakwa (nella provincia di Farah) consentendo un’ulteriore riduzione dei nostri militari che dovrebbero dimezzarsi entro l’estate del prossimo anno per poi ritirarsi del tutto dal Paese entro il 2014.

    Grido via dall’Afghanistan subito!!!
    La nostra Costituzione lo pretende, perché non lo pretendono le Istituzioni, a iniziare dalla presidenza della Repubblica?

    1. I talebani controllano il 70 per cento del territorio che comunque è moltissimo. Gli italiani fanno parte della missione ma il loro approccio è stato (è) diverso, cercando in tutte la maniera di dare un supporto al Paese e alla popolazione. Gli unici che bombardano, tanto per chiarire, sono gli americani che appunto hanno sbagliato tutto. Sono stato a Farah e so quello che fanno i nostri. Le vittime purtroppo fanno parte del prezzo da pagare. Il “via subito” è solo uno slogan: anche volendo non è possibile.

  2. Anche io mi accodo agli altri…felice che tutto sia andato bene per te, Pino, anche se dici ritorno allucinante , che poi ci racconterai…nell’attesa, buon riposo e relax, che immagino sarà solo fisico e non mentale, impegnato come sarai a trascrivere le tue ultime emozioni…(non vedo l’ora di leggerle…)

    1. squallore, povertà, repressione, religiosa, grigiore, polvere del tempo che avvolge ogni cosa, angoli bui di improvviso riposo, non un colore , una luce, se non quella delle falci di sole che s’insinua nell’antico porticato; passo svelto e misterioso, racchiusi nei propri veli di solitudine sociale, se non nel proprio dolore .
      Questa è dunque l’altra parte del mondo..

  3. ben tornato , parlavo oggi con Franca del tuo ritorno . Ti leggero con piacere , certo sapere che il 70% è ancora in mano ai Talebani nonostante i morti , mi sgomenta , così come sgomenta tante famiglie di Militari italiani che vedranno e vedono partire i figli

  4. Salve sono la sorella di un soldato che l’ha vista e scortata in questi giorni a Farah.
    So che è appena tornato e sarà stanchissimo ma la prego di raccontare al più presto ciò che ha visto con i suoi occhi. la ringrazio di cuore perchè è fondamentale documentare quanto più possibile per sentirli più vicini… è come se avessimo avuto noi la possibilità di stare li. la invidiamo.
    Le confesso che, sapendola li, io e mia madre siamo state quasi più serene e finalmente consapevoli che uno di noi possa esser penetrato in un mondo ai confini della realtà e di averlo reso quasi più “accettabile”.

    1. E’ stato molto bello stare con loro e nel loro mondo che un pò è anche il mio. Tuo fratello , come tanti altri, è stato il mio angelo custode e non posso che ringraziarlo. Presto parlerò di voi che “restate a casa”.

          1. ma i quaderni ai bambini li ho portati in un villaggio vicino a herat…
            però è vero che il 9.reggimento sta a farah… beh, metterò le foto di entrambe le operazioni

  5. Una bomba è esplosa contro la stazione di polizia a Vardak, in Afghanistan, a un’ora da Kabul. Almeno due persone sono morte, un centinaio i feriti. Distrutto un posto di primo soccorso di Emergency. Feriti anche due infermieri afghani che lavorano per la ong italiana.
    «Ventiquattro persone colpite, tra cui cinque bambini, sono stati portati al nostro ospedale di Kabul – testimonia al telefono dalla capitale afghana Simonetta Gola, coordinatrice dell’Ufficio stampa di Emergency -. Uno dei bambini è morto subito dopo l’arrivo».Tra i feriti ci sono alcuni soldati della Nato, rende noto il Comando dell’Isaf, la Forza internazionale di assistenza per la sicurezza a guida alleata. La maggior parte delle persone colpite, però, sono civili, inclusi donne e bambini.

    1. Avrai mai fine tutto questo? Quanto odio, quanto orrore, quanto dolore… mi manca il fiato ogni volta che leggo queste notizie e mi sento piccola piccola ed impotente…

  6. Gentile Pino, relativamente alla Tua risposta al mio post riflessione: “Il via subito è solo uno slogan: anche volendo non è possibile”, credo al detto di buon senso: “nulla è impossibile basta volerlo.”

    In Italia i nostri governanti, politici e tecnici, soffrono di una strana sindrome da “sovranità autolimitata.”
    Il generale Fabio Mini, ex comandante della missione Nato in Kosovo ha dichiarato: “La partecipazione alla missione Isaf non comporta nessun vincolo: ogni nazione ha la piena libertà di decidere se mandare truppe da combattimento, se mandare contingenti solo simbolici o anche solo offrire un sostegno finanziario” – aggiunge – Rispetto alla volontà della potenza statunitense i francesi si sono sempre posti in maniera molto autonoma.
    L’Italia tende invece ad essere molto zelante nei confronti di Washington.

    Vista l’attitudine particolarmente filoamericana dell’attuale ministro della Difesa, non mi stupirebbe se avessimo segretamente offerto agli Stati Uniti di tappare i buchi che lasceranno i francesi.

    Come ribadito, l’Afghanistan rimane un terreno fertile per attentati kamikaze, imboscate, attentati terroristici mediante la disseminazione di ordigni esplosivi , lancio di razzi contro le basi, a cui dobbiamo aggiungere i campi minati, memoria ancora omicida lasciata dall’occupazione sovietica e di cui non si conoscono le mappe; e poi, come se non bastasse, ci sono le attività criminali connesse al fenomeno del traffico dell’oppio, che dalla provincia di Herat si introduce nel vicino Iran.

    Perché esporre ancora per altri due anni ad un alto grado di rischio i nostri militari?

    Questa dell’Afghanistan è una storia infinita, ad oggi non vedo alcun processo di ricostruzione, ad esempio, la costruzione delle strade spesso è stata voluta più per facilitare gli spostamenti dei mezzi militari che per agevolare la vita civile.
    Non vedo progetti destinati alla popolazione, al lavoro, alla ripresa del sistema agricolo, allo sviluppo.

    Il governo mi pare corrotto e poco affidabile, la politica in Afganistan si esplica tramite i consigli locali, istituzioni informali che prendono decisioni sulle singole comunità , poi le distanze, le comunità dei villaggi disseminati in un territorio per l’80% di montagna.

    Concludo: Samia Walid, attivista dell’organizzazione RAWA composta da donne afghane impegnate nella lotta per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Radio Città Aperta: ”All’inizio dell’occupazione, quando gli USA hanno invaso l’Afghanistan si sono presentati con slogan che giustificavano l’azione militare attraverso l’esportazione della democrazia e dei diritti delle donne, ma la democrazia non si può raggiungere se l’Occidente continua a supportare un governo dove siedono fondamentalisti e mujaiid.

    Il Ministero degli Affari Femminili è solo una presenza di ‘facciata’, in realtà queste donne non hanno mai fatto nessuna azione reale per i diritti delle donne.

    Quello che porta avanti il governo americano in Afghanistan è il gioco della parti: chi viene mosso è funzionale agli interessi americani. Il fatto di aver finanziato e sostenuto che nel governo afghano ci fossero esponenti dell’alleanza del Nord, non importa se siano fondamentalisti o meno, ha fatto parte del gioco, così come i cosiddetti “colloqui di pace con i talebani” (riportare i talebani all’interno del governo).
    Il governo che sta in Afghanistan è un governo che non deve contrastare gli interessi americani, sia di carattere politico che economico: sono stati firmati accordi con il governo di Hamid Karzai per la costruzione di basi militari che possono portare al controllo del Paese, forze realmente democratiche non possono presiedere a questo gioco, nella girga della pace (grande assemblea tradizionale afghana Ndr) siedono l’alleanza del Nord, i talebani, i fondamentalisti.”

    Parole forti quelle della Walid che continua denunciando senza mezze misure la cosiddetta “mafia delle “ONG”, riguardo ai fondi che vengono dall’estero per la ricostruzione del territorio, i soldi della comperazione internazionale trovano la loro realizzazione nell’acquisto di macchine, insomma per una questione privata e non per progetti destinati alla popolazione che, purtroppo, spesso non viaggia nemmeno.”

    1. Sono troppo stanco adesso per affrontare una discussione. Conosco e frequento l’Afghanistan dal dicembre del 2001, ancor prima dell’arrivo dei militari, e processi di ricostruzione sono stati fatti. Ribadisco che è assolutamente sbagliata la politica degli americani, se copiassero l’approccio italiano si potrebbe forse risolvere la situazione.

      1. I Governi, le organizzazioni internazionali dovrebbero avere a cuore il bene della popolazione afghana per il sostegno di un dialogo di pace reale, una volontà politica di discontinuità rispetto al passato: meno armi e militari e più cooperazione allo sviluppo e al processo di stabilizzazione.

  7. Precisazione: questo è la dichiarazione del Gen. Mini, il resto del post una mia riflessione. Grazie per l’attenzione.
    “Il generale Fabio Mini, ex comandante della missione Nato in Kosovo ha dichiarato: “La partecipazione alla missione Isaf non comporta nessun vincolo: ogni nazione ha la piena libertà di decidere se mandare truppe da combattimento, se mandare contingenti solo simbolici o anche solo offrire un sostegno finanziario” – aggiunge – Rispetto alla volontà della potenza statunitense i francesi si sono sempre posti in maniera molto autonoma.
    L’Italia tende invece ad essere molto zelante nei confronti di Washington.

    Vista l’attitudine particolarmente filoamericana dell’attuale ministro della Difesa, non mi stupirebbe se avessimo segretamente offerto agli Stati Uniti di tappare i buchi che lasceranno i francesi.
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