Perchè tifo per Obama

Gli americani, così tanti così diversi così bambineschi, sono sicuramente un grande popolo. Un continente scoperto per caso, a civiltà già consolidata, è diventato un immenso Paese grazie ai cittadini di tutto il mondo che hanno trovato lì una speranza. I sogni appunto sono il loro pregio ma anche il loro limite. Adesso sono chiamati a votare ed è un compito delicato perchè non devono votare il loro presidente, ma quello che sarà il presidente del mondo. Almeno di quello occidentale. Sappiamo bene i danni che, per restare al periodo recente, ha combinato quel pazzo di Bush che ci ha trascinato in guerre devastanti e tuttora irrisolte. Questo è un momento difficile: è crisi economica, politica, culturale. Esasperare il conflitto con l’Islam potrebbe portare alla rovina, così come cedere all’Oriente che avanza. Ci vuole un uomo forte che sappia contrastare i poteri maledetti delle lobby. Forse Obama non è proprio il massimo, ma in qualche maniera ha tentato qualche riforma sociale combattendo contro tutti gli interessi. Sicuramente è migliore di Romney che è solo un piccolo mediocre Bush. Spero che tutto questo il popolo americano lo sappia (o lo ricordi). E ne tenga conto. Per il futuro di tutti noi.

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27 thoughts on “Perchè tifo per Obama

  1. io sono pienamente d’accordo con te, ne parlavo giusto poco fa coi miei figli, Obama non sarà il massimo ma qualcosa ha fatto…(.e sicuramente ha una “faccia più simpatica e positiva di Romney)……… se nel detto “il volto è spesso l’espressione di ciò che sei dentro” c’è un fondo di verità.., no, no, …proprio Romney” non mi piace “..

  2. Speriamo che il popolo americano lo capisca tutto questo e non si lasci influenzare oltre che dal periodo difficile dalle grandi promesse (spacconate) di Rommey…
    Purtroppo tante volte nelle difficoltà c’è chi tende a vedere quelle promesse come se fossero già realtà per poi accorgersene troppo tardi che erano parole e basta..
    Obama non poteva certo fare miracoli nei 4 anni di Presidenza visto la situazione che ha trovato quando è stato eletto e la crisi che avanzava coinvolgendo tutti quanti…
    Rommey poi non mi ispira nessunissima fiducia…

  3. elezioni che servono solo ad ubriacare la gente con il vino della falsa democrazia. Elezioni che non hanno nessun potere di cambiare una strategia che segue una propria strada sia che il presidente si chiami romney oppure obama

      1. si effettivamente c’é una unica differenza che obama é di pelle nera e l’altro di pelle bianca. chi si oppone e chi si allinea fanno parte di uno stesso gioco si il gioco della “quasidemocrazia” perché il popolino vota ma chi guida il paese é sempre lo stesso.

          1. questione di pelle non di palle. mi dispiace ma quello che ho toccato con mano nella mia vita non mi permette di pensare come lei

  4. Non riesco più a tifare Obama. Nemmeno ci sei riuscito Pino a darmi una giustificazione, un motivo, uno solo per tifare per lui. Bush ha fatto danni irreparabili con l’abbattimento delle torri gemelle ma pure questa guerra economica non è da meno. E quando Obama intima all’Europa comportamenti ” adeguati” altrimenti pure loro sono a rischio io gli farei uno sberleffo. No, non lo voterei.

  5. No , assolutamente , una replica di un Bush, di cui ancora rimangono i danni, sarebbe una vera iattura per l’America e per tutto il mondo occidentale. Com e sempre nel giusto , caro Pino!

  6. Ho un’amica statunitense di colore che sperava nell’elezione di Romney. Quando le ho chiesto il perchè ho avuto l’impressione, dalle sue risposte, che il concetto del “numero uno”, dell’essere potenza indiscussa, forte, che regola la vita del mondo permea la società americana ed è molto più forte del senso di solidarietà. Malgrado ciò Obama, sia pur con i suoi diffetti e lacune, è stato rieletto e ciò dimostra che i danni dell’amministrazione Bush sono stati devastanti sia per l’economia interna che per il prestigio internazionale degli USA ed una buona parte degli americani lo ha compreso.

  7. Obama eletto, evviva Obama. Speriamo possa fare nei prossimi due anni, quello che nei quattro precedenti non è stato fatto. Perlomeno non sarà guerrafondaio, dovrebbe bastare giusto?

    1. Già è un buon segnale per il mondo, anzi ottimo. Poi mi auguro che in Italia esca fuori qualcuno con almeno il dieci per cento del programma (concreto) di Obama. Nei quattro anni precedenti doveva salvare il Paese dal baratro. E lo ha fatto.

  8. Ok, mi aggrappo al ricordo della sua prima elezione. Alla speranza, la felicità l’assoluta vicinanza morale e politica che sentivo nei suoi confronti. Come se, allora, l’avessi votato pure io.

  9. Pino hai puntato giusto , ora forse Obama avrà piu’ forza per fare le riforme che non è riuscito a fare , comunque non essere guerrafondaio è già qualcosa . La camera comunque è repubblicana e questo porrà dei limiti
    Per ora accontentiamoci , avessimo un Obama anche noi non sarebbe male ,

  10. [OT Terremoti] Sisma 7.3 al largo delle coste del Guatemala, Segnalati danni ad edifici in alcune zone del paese, comprese città confinanti messicane; possibili feriti… Pochi minuti dopo la prima scossa una seconda scossa di rilascio superiore a Magnitudo 5.0

    MORE (LIVE Video): http://bit.ly/SSOjsE

        1. Ciò che manca in Italia, “reali” esercitazioni, annuali, antisimiche negli istituti scolastici di tutti i gradi, un suono udibile anche in esterno di pre-evacuazione, distinguibile dalla classica campanella.

  11. da Wall Street Italia

    New York – I numeri definitivi non sono ancora disponibili. Una cosa tuttavia appare certa, le elezioni presidenziali Usa del 2012 segnano un record: sono state le più costose della storia. Dall’inizio della campagna elettorale il presidente Barack Obama ha raccolto oltre un miliardo di dollari, il suo sfidante repubblicano Mitt Romney appena poco di meno.

    Ma il totale della spesa, secondo l’ultima stima dell’istituto di ricerca indipendente Center for Responsive Politics, sarà di oltre sei miliardi. Una cifra che supera di ben 700 milioni di dollari i 5,3 miliardi spesi per le elezioni del 2008. Il dato si riferisce alla campagna elettorale nel suo complesso, compresi i fondi raccolti dai rispettivi partiti e dai SuperPac, i comitati elettorali che hanno sostenuto Obama e Mitt, che dal 2010 hanno diritto di raccogliere fondi senza limiti.

    Molto tempo della campagna è stato così quest’anno dedicato ad eventi per la raccolta di fondi. Obama ha ampiamente superato Romney nelle piccole donazioni, con oltre due milioni di piccoli donatori che hanno versato nelle casse della sua campagna oltre 427 milioni di dollari.

    La differenza principale tra i due contendenti è stata rappresentata dalla fonte dei fondi: mentre l’ex governatore del Massachusetts ha puntato soprattutto sui big di Wall Street, Obama ha fatto affidamento sulla Silicon Valley, sull’industria di Hollywood e sul microcredito, tanto che circa il 55% dei fondi raccolti sono arrivate da donazioni sotto i 200 dollari.

    Il titolo di maggior contribuente alla corsa repubblicana è andato al magnate dei casino’ di Las Vegas Sheldon Adelson, che ha staccato un assegno di oltre 40 milioni di dollari ai SuperPac del Partito Repubblicano. Andelson è solo il primo di una lunga lista di miliardari che, per diverse ragioni e interessi ha scommesso sul candidato repubblicano.

    Tra i donors più famosi spiccano inoltre Donald Trump. E ancora, i fratelli David e Charles Koch, tra i principali finanziatori del Tea Party e proprietari del gruppo petrolchimico Koch Industries.

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    Le Big di Wall Street che 4 anni fa hanno appoggiato Barack Obama hanno donato oltre 3 milioni a Mitt Romney. Motivo? Paura per la regulation.

    Al di fuori dei SuperPac, Romney ha goduto del supporto incondizionato dalla lobby di Wall Street. Goldman Sachs, JpMorgan, Citigroup, Bank of America, Morgan Stanley – il gotha della finanza americana che nella prima corsa alla Casa Bianca ha costituito per Obama la seconda fonte di risorse finanziarie – hanno donato oltre 3 milioni di dollari a Romney, diventandone i primi finanziatori individuali.

    Le ragioni del voltafaccia delle banche vanno ricercate nella riforma dei mercati varata da Obama; i vertici della banca d’affari non hanno gradito di non essere stati consultati prima dell’entrata in vigore della legge Dodd-Frank. E in particolare della Volcker Rule, una misura che pone limiti alle attività speculative degli istituti finanziari.

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