La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

Anna, Enzo e il “Che”: tre anniversari

Non credo molto alle ricorrenze, ma sicuramente servono per ricordare. In questi giorni ricorrono tre anniversari assolutamente diversi fra loro, ma che in qualche maniera mi appartengono. Il 7 ottobre: sei anni dall’uccisione di Anna Politkovskaya. L’8 ottobre: il non-compleanno di Enzo Baldoni (avrebbe compiuto 64 anni). Oggi, 10 ottobre: 45 anni dalla morte di “Che” Guevara. Nella mia carriera di cronista ho avuto il privilegio di sfiorare questi grandi personaggi, o almeno il loro ricordo.

Anna Politkovskaya. Sono stato dentro il portone della sua casa a Mosca, mi sono fermato pregando davanti all’ascensore dove un killer mandato dal regime ha interrotto per sempre la sua voce coraggiosa. C’era tanta gente all’indomani del suo sacrificio a urlare il dolore per la morte di una voce libera. Sei anni dopo, in quella strada c’erano soltanto quaranta persone a manifestare e a ricordare, segno che alla Russia ormai importa poco di quel sacrificio.

Enzo Baldoni. Se non fosse morto in Iraq, due giorni fa avrebbe compiuto 64 anni. Tante volte ho riallacciato i fili di un ricordo che non mi abbandonerà mai, quell’addio a un compagno di viaggio geniale e sfortunato. C’è una persona che mantiene vivo lo scadere del tempo che passa, commemorando tutti i non-compleanni del panzone. E’ della sua terra, l’Umbria, è Valeria Sonomamma e anche quest’anno gli ha dedicato la tortabalena, un brindisi virtuale con tutti gli amici che ancora lo amano. 

Ernesto “Che” Guevara. Pochi lo hanno ricordato, ma proprio oggi ricorre il quarantacinquesimo anniversario della morte. Fra i pochi c’è il grande Mauro Biani che con una vignetta come al solito forte e struggente ha reso omaggio al guerrigliero. Sono stato anni fa a Vallegrande, il paesotto boliviano dov’è terminata a colpi di fucile la sua esaltante battaglia. Sono andato alla ricerca dei suoi resti, ho visitato la lavanderia dov’è stato deposto il suo corpo, ho parlato con l’infermiera che lo ha lavato, ho ascoltato i testimoni di quella pagina storica e dolorosa. E in qualche maniera mi sembra di essere ancora lì.

9 comments on “Anna, Enzo e il “Che”: tre anniversari

  1. Lucio Gialloreti
    10 October 2012

    Ricordi indimenticabili i tuoi , caro Pino

  2. Patrizia M.
    10 October 2012

    Perché ora la gente dimentica così in fretta??? Spesso me lo chiedo… è una forma di difesa per non farsi inglobare dalla disperazione oppure, è sarebbe veramente orribile, sta crescendo così tanto il menefreghismo assoluto??

  3. lorena
    10 October 2012

    Sicuramente tre persone lontane , ma che, a mio parere ,si potrebbero in qualche modo ricordare come tre idealisti , caparbi nella ricerca della verità , per questa verità hanno dato la vita

  4. Rosaria
    10 October 2012

    Reblogged this on sguardirodigi.

  5. Patrizia M.
    10 October 2012

    Reblogged this on Melodia del Silenzio.

  6. Walter
    10 October 2012

    Ognuna di queste figure era idealista. Ognuna a modo proprio, e in circostanze completamente differenti. Ognuna di queste la esprimeva per come poteva, per come sapeva. Nessuno di questi ha finito i suoi giorni in un letto e per vecchiaia. Tutti e tre uccisi. Tutti e tre davano fastidio con il loro fare.
    Questo è il loro destino comune senza proclami e giubilei della storia.
    Chi vuole ricordare ricorda. Chi ha troppo da fare nel presente, non sa neanche chi erano.

  7. sissi
    10 October 2012

    …erano solo in quaranta, e tanti altri alla festa del dittatore ceceno. Ho letto un bell’articolo su repubblica (mi pare, o corriere) giusto ieri o l’altroieri su questo, che concludeva: sicuramente noi ricordiamo Anna Politkovskaya.
    Ecco, io più che interrogarmi sulle commemorazioni (con tutto rispetto) – che io per esempio non sono tipo da cornicette commemorative – mi interrogo invece proprio su questo.

  8. sissi
    10 October 2012

    Comunque non è menefreghismo – a parte che siamo tutti presi dalla frenesia dei problemi di una crisi talmente folle…non c’è altro termine per definirla, che sicuramente abbiamo purtroppo da fare. (“eroismi” da tutti i giorni).
    E loro non sono degli idealisti: idealista è chi sogna un mondo migliore senza (magari) spostarsi di un millimetro; loro hanno agito e fatto e dato…per ciò in cui credevano, soprattutto sacrificandosi (da sacri-ficio, sempre) e a costo della vita.
    Ma io continuo ad essere dell’idea – rifiuto proprio il martirio e per giunta “per chi”?!?! è inutile! – di essere invece una grande personalità (che ne so: una star) e quindi di poter mandare a quel paese il mondo intero, se voglio, e invece nel contempo di poter pensare a chi ha bisogno: ah che meraviglia!!
    e senza rivoluzioni nè violenze, pacificamente così, un mondo a parte, una vita a parte…distante soprattutto distante…mille miglia dal pianeta terra :)))
    (non so se nessuno ha fatto caso mai..di che cosa è radice questa parola “terra”: atterrito…terrificante, terrore, terremoto, terrorizzante: terribile!)

  9. sissi
    14 October 2012

    Non vi potrà mai essere una rivoluzione socio-politica, finchè non avrà luogo una rivoluzione individuale, perchè la rivoluzione deve nascere dall’interno di ciascun singolo essere umano per poter diventare collettiva. Del resto, si può privare l’essere umano della “libertà politica” senza fargli alcun male: ma se lo si priva della sua libertà di essere e di sentire, lo si uccide, lo si distrugge…

    Jim Morrison

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This entry was posted on 10 October 2012 by in persone, tribù.

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