Gli scugnizzi di Kabul

Chi mi segue da tempo sa che a Kabul ho lasciato il cuore per quelli che noi reporter chiamiamo i “nostri figli adottivi”.  Sono quei ragazzini che incontriamo nei posti difficili e che ci portiamo dentro perchè sono la speranza di un mondo migliore. Ho più volte raccontato la storia di Jovid e anche quella di Shatia, i miei “figli” afghani, che vanno a unirsi alla mia grande “famiglia” di anime belle in luoghi di guerra e di dolore. L’Afghanistan purtroppo è ancora bagnato dal sangue, ma quando di mezzo ci sono loro, gli scugnizzi che sorridono nonostante la guerra, la ferita diventa profonda. Spesso si incontrano a ridosso della parte privilegiata dell’umanità, cercano fortuna offrendo le loro povere cose in quelli che normalmente sono definiti i “mercatini americani”. Ieri purtroppo è successo che uno di loro, un ragazzino, è saltato in aria su una bicicletta uccidendo altri ragazzini. Ma che mondo è mai questo se anche uno scugnizzo vuole la morte di altri scugnizzi? Fin dove è arrivato l’odio?

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10 thoughts on “Gli scugnizzi di Kabul

  1. è così difficile fare un commento, uno qualsiasi
    troppo ovvio dire che è soltanto colpa nostra, degli adulti
    troppo scontato dire che la guerra non lascia feriti, nemmeno moralmente
    troppo triste guardare negli occhi questi bimbi ai quali abbiamo rubato pure l’innocenza….
    altri, non io, sapranno trovare parole adatte, giuste, comprensive, adeguate e magari pure un pò ridondanti
    alla fine saranno parole che scavano tra le macerie, tra i rifiuti che noi, tutti, abbiamo creato

  2. Ciao Gabbiano, che tristezza! Non ha limite la crudeltà di certi adulti, come si può condurre un fanciullo ad azioni così violente. Queste azioni entrano dentro e scavano solchi profondi ma solo a certe anime.
    :(

  3. L’odio a quanto pare non ha limiti e si serve anche di uno scugnizzo per seminare morte… non so quanto questo ragazzino potesse essere veramente consapevole di quanto stava facendo, sicuramente lo erano coloro che lo hanno convinto…
    Non so che altro dire, sono rimasta allibita quando hanno dato la notizia..

  4. Sconvolgente è la consapevolezza del fatto che, in un altro posto diverso dal nostro, accadano fatti orribili e tragedie senza che neanche ce ne accorgiamo.
    Un grande numero di bambini è sempre più coinvolto nelle ostilità e utilizzato dagli eserciti e da gruppi armati.
    Mi è capitato di leggere articoli sui bambini in guerra (mai avuto il coraggio di finire la lettura), violentati, mutilati…ora, a quanto pare, anche kamikaze…il massimo.
    Sono stata fortunata a non aver mai incontrato il loro sguardo, perchè avrei continuato a vivere col cuore lacerato. La guerra lì continua e il fenomeno di questi piccoli kamikaze è in aumento, forse perchè è cambiata la natura della guerra stessa. Mi chiedo se lì conoscano la “coscienza umana” dato che i bambini continuano a sentirsi strappati dei loro diritti. Leggo le loro storie ora, senza più vigliaccheria e il cuore mi si stringe. Sono una persona, ma soprattutto sono mamma.

  5. non c’é nessun odio in quello “scugnizzo” che si é fatto saltare lui l’ha fatto per il bene dell’islam l’ha fatto sicuro di andare in paradiso dove lo attendono sette vergini. questo non é odio diventare un martire é considerato un onore da tutti i bambini afghani

    • Sono gli adulti che gli inculcano l’odio. Conosco bene i bambini afghani, non vogliono andare in paradiso, almeno…non così presto. Vogliono solo vivere e possibilmente in pace.

  6. Infatti. E’ fuori di ogni coscienza umana.
    Queste sono manipolazioni di altra natura.

    (e basta, non posso riportare articoli e riflessioni lunghissime, specialmente perchè se parlo di origini spirituali e guerre occulte in cui forze nefaste fingono di combattersi…mentre ‘la posta in gioco in realtà è solo l’anima umana, l’Io umano e la sua capacità di creare un organismo sociale armonioso fondato sulla fraternità, l’amore…(parola tutt’al più “inflazionata”, superficializzata e falsificata come poche altre, a copertura di debolezze piccine) e la Libertà e creatività individuali’… poi passo per matta, o addirittura per “filosofa”).

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