Falcone lo ricordo così, con il sorriso

Il giorno di Capaci stavo a Mosca. Ricordo che fu uno choc anche per i russi: la notizia ebbe ampio risalto. Con Falcone avevo fatto appena in tempo ad avere un minimo di rapporto. Dopo averlo inutilmente inseguito a Palermo, me l’ero ritrovato faccia a faccia a Oslo. Era il principale relatore in un convegno sulla droga e non mi lasciai sfuggire l’occasione rara di intervistarlo. Mi colpì di lui la pacatezza. Parlava piano, guardandomi negli occhi, ma ogni parola era un macigno. In due minuti mi regalò un’analisi lucida e concreta sulla piovra. Aveva idee chiarissime e il coraggio per portarle avanti. Come hanno ricordato anche all’Fbi fu il primo a intuire, molto prima della globalizzazione, che la lotta al crimine doveva essere universale, senza confini. Era sicuramente un passo avanti tutti gli altri, forse perché veniva dalla Kalsa, un quartiere dove non era facile scegliere da che parte stare. Lo hanno spazzato via con quello che hanno chiamato l’”attentatone” perché per abbattere un monumento non bastava un attentato qualsiasi.

 Lo chiamavano l’attentatone. Quello a Falcone non era un attentato qualsiasi, la mafia lo sapeva bene. Quella sera tutta Italia si chiese istintivamente: la mafia ha vinto? Adesso sappiamo che invece la mafia fece un grande errore di presunzione: proprio da Capaci è cominciata la rivolta degli italiani onesti, la strage è servita finalmente ad aprire gli occhi, soprattutto le bocche. E le coscienze. Era un sabato. Vent’anni fa. Finalmente Falcone tornava a casa, dopo aver rinviato più volte il viaggio per gli impegni al Ministero. Certo non sapeva che c’era chi l’aspettava da cinque giorni sulla collinetta di Capaci. Soprattutto non sapeva che nel tunnel di Scolo erano stati piazzati centinaia di chili di esplosivo. Adesso sappiamo che sulla collinetta che domina l’autostrada c’era Gioè accanito fumatore e che il telecomando era in mano a Brusca. Il “Falcon” con a bordo Falcone e la moglie atterra a Punta Raisi alle 17,51. Gioacchino La Barbera, altro uomo d’onore, chiama Brusca da un cellulare: la telefonata dura esattamente 325 secondi. Sette minuti dopo, alle 17,58, le tre auto su cui viaggiavano il giudice e la scorta arrivano nel punto minato. Brusca preme il telecomando. E’ la strage. L’auto che apre il corteo è scagliata a ottanta metri dall’autostrada: i tre agenti a bordo muoiono sul colpo. Sulla seconda auto ci sono Falcone, al volante, la moglie Francesca Morvillo accanto e l’agente Salvatore Costanza dietro. Falcone e la moglie moriranno in ospedale, Costanza si salva, come gli altri uomini della scorta nella terza auto. Brusca e Gioè si allontanano. Sono le 18,40. Brusca telefona a La Barbera. Appena 25 secondi: il tempo di dire “operazione compiuta”.

In una delle tante commemorazioni della strage di Capaci che ho seguito negli anni successivi una volta ho incontrato tra la folla anche i figli di Che Guevara. Ad Aleida ho chiesto: suo padre sarebbe qui? “Claro che sì. Falcone era un uomo molto giusto e molto forte e da noi si dice che onorare una persona valiente significa prendere una parte del suo valore e del suo coraggio. Una canzone cubana dice: ‘se io muoio non piangere per me. Fai quello che io ho fatto e rimarrò vivo dentro di te”. Già, gli uomini passano, le idee restano.  [Foto: con Falcone a Oslo pochi mesi prima di Capaci]

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26 thoughts on “Falcone lo ricordo così, con il sorriso

  1. Reblogged this on Marisa Moles's Weblog and commented:
    Per commemorare Giovanni Falcone lascio la parola a Pino Scaccia che, molto meglio di quanto potrei fare io, ci lascia un ricordo di questo grande uomo che non temeva nulla e nessuno.
    Voglio solo ricordare una sua frase: “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà una fine”.
    Mi chiedo solo: quando?

  2. Mi mancano sempre le parole quando si parla di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ciò che è accaduto 20 anni fa è ancora impresso dentro di me. Appena saputa la notizia ho sentito il gelo dentro di me e nello stesso tempo una rabbia incredibile per la viltà di coloro che volevano e vorrebbero avere il potere su tutto e che vanno avanti solo a colpi di attentati. Falcone era arrivato vicinissimo alla mafia, a capire il loro modo di agire, a scoprire segreti che fino ad allora nessuno aveva capito e questo non doveva e non poteva succedere o loro avrebbero perso terreno. Ed è arrivato l’attentato, un attentato che ha aperto gli occhi a tanti però e come hai scritto tu è iniziata la rivolta degli onesti.
    Mi hanno molto colpito le parole che ti ha detto Aleida e quella frase tratta dalla canzone cubana, colpiscono profondamente e a mio parere infondono anche coraggio e ancora più voglia di ribellarsi al marciume che ci circonda.
    Grazie Pino per aver condiviso con noi questo prezioso ricordo

  3. GLI ASSASSINI DI FALCONE, DI SUA MOGLIE, DI BORSELLINO E DI TUTTI GLI UOMINI DELLA LORO SCORTA SONO DEI PERDENTI !! MOLTI DI LORO STANNO MARCENDO IN GALERA ED IL SORRISO DI GIOVANNI LI ACCOMPEGNERA’ BEFFARDO FIN CHE CAMPANO…

    1. Lo ha urlato quella povera ragazza della vedova Schifani: “Mafiosi avete perso, abbiamo vinto noi”. Quei bastardi hanno esagerato e meritano tutto il male possibile.

  4. Il mio piccolo rammarico, invece, è dato dal fatto che, per quanti sforzi abbia fatto in questi giorni, non riesco proprio a ricordarmi dove fossi e cosa facessi quel giorno. :(
    Della strage di via d’Amelio, invece, ho un ricordo nitidissimo, avendo appreso la notizia alla radio mentre ero in auto.

    In compenso ho ben presente la sensazione provata la prima volta che passai su quel tratto di autostrada, dieci anni fa tondi tondi. Brividi.

  5. Mi ricordo che in quei giorni faceva caldo in Sicilia. E l’ aria per le strade, era così pesante che si tagliava con il coltello. O quello che era rimasto dell’ aria.
    La pesantezza era soffocante, e non era dovuta al vento di scirocco.

    1. Ho avuto il piacere di ascoltare Borsellino a Castellammare all’interno del progetto Agenda Rossa nel 2009. Venne per i ragazzi del Liceo Classico e non solo in una delle case che in questa città sono state restituite alla cittadinanza, quindi confiscate alle associazioni malavitose ed in parte ora centro di accoglienza e sede di associazioni. Ci sono tanti particolari e dettagli non restituiti dalle inchieste ma descritti da lui in prima persona che ricordo ma non aggiungo in quanto per la strumentalizzazione politica che se ne fatta anche in questi e non volendo nemmeno entrare in merito a questo, non credo che sia giusto proprio per rispetto ai aprenti delle vittime dire Loro si sono fatti testimoni rischiando nuovamente in prima persona e quindi il ricordo triste feroce doloroso, sebbene sia assurdo pensare che questa è la loro eredità di tutto ciò togliere a queste persone : Rita Borsellino,. Maria Falcone, Dalla Chiesa anche il diritto di raccontarle in prima persona mi sentirei anch’io una delinquente anch’io. Certo il fratello di Borsellino è una persona stanca ed emotivamente coinvolgente nei confronti della platea che lo ascolta ti lascia la sensazione della premura che ha paura per te voglia difendere degli estranei.

  6. L’eredità

    Grandi… grandi Uomini.
    Con la loro lotta
    la loro vita
    ci hanno lasciato
    una grande responsabilità.
    Di continuare a lottare
    per costruire
    un mondo migliore.

    franca bassi

  7. La massa de le perzone vole legge le notizzie da parucchière o da bàre.
    Quanno se tratta de poste seri semo ‘n pochi a commentà. L’antri svortano da ‘n’ antra parte. Accùsi c’aritrovamo co le pezze ar culo.

    1. E’ che siamo tutti d’accordo. E chi, eventualmente, non è d’accordo mica è matto che lo scrive… Anche perchè qualche testacalda, capace di tutto pur di dire il contrario, l’ho bannata…

  8. Il più grande eroe contemporaneo che la meravigliosa terra sicula abbia mai dato alla luce. Vanto europeo, esempio per il Globo!

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