Una volta si diceva: brancolano nel buio

L’inchiesta di Brindisi: e alla fine cosa resta? Praticamente niente, o quasi niente. Le mille piste sull’attentato di Brindisi mano mano si assottigliano, addirittura le procure interessate litigano fra di loro, mentre la stampa stavolta non sta facendo una bella figura fra gaffes e mosse azzardate, come quella di riprendere la casa di un sospettato poi rivelatosi innocente in un’atmosfera allucinante, da linciaggio. Ognuno s’inventa un’ipotesi, si raccolgono i pareri anche di attori e cantanti (!) mentre un conduttore tv insiste sulla tecnica irakena confondendola con quella afghana. Nessuno naturalmente ha certezze e si propende per un nuovo “unabomber”, personalmente continuerei a non escludere la mano della mafia locale anche se sembra paradossale. Si dice: non hanno interesse ad attirare l’attenzione. Ma la SCU (sacra corona unita) è un’organizzazione criminale fuori dagli schemi. Intanto è nata proprio a Mesagne negli anni ’70. Non conosce regole e sta trasformando da tempo la zona in una sorta di guerriglia mediorientale, con molte azioni bombarole. Oltre all’attentato al presidente del comitato antiracket, non vanno sottovalutati altri segnali sempre a Mesagne: fucilate contro una palestra che non pagava il pizzo e le auto incendiate a due poliziotti impegnati guarda caso sul fronte antiusura. Naturalmente non va dimenticata la coincidenza con la marcia della legalità proprio nel giorno della tentata strage alla scuola. Certo, in genere usano la dinamite, non le bombole di gas, ma anche su questo ci sono molti dubbi. Dubbi, troppi. Intanto è stato rimosso il pm

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14 thoughts on “Una volta si diceva: brancolano nel buio

  1. riflettevo….e se fosse invece fosse stato usato, invece delle bombole del gas, uno di quei super petardi, per intendersi, quelli che ogni anno fanno stragi per l’ultimo dell’anno, magari modificato o peggio ancora moltiplicato per 3, 4, 5 volte…in effetti a terra non ci sono crateri……mah!!
    queste bombe petardo, specie nel sud, sono facilissime da reperire….. o no ?

  2. “brancolano nel buio” Caro Pino, mi dispiace molto per la povera fanciulla e le sofferenze delle altre. Ma qui nel buio ci stiamo brancolando tutti. E se non cambia il vento sarà sempre peggio.

  3. (…) C’è un discreto numero di persone che afferma di aver visto una persona compatibile con quella fisionomia nei giorni che hanno preceduto l’attentato, 7 o 10 a seconda delle testimonianze. Raccontano di averci fatto caso per la sua insistenza nel fermarsi in quel posto senza fare nulla, qualcuno aggiunge di averlo visto consultare un computer su una delle quattro panchine che circondano questo piccolo spazio verde davanti all’Istituto Francesca Morvillo Falcone. Una specie di sopralluogo, dicono gli investigatori, oppure una inchiesta preliminare su un attentato da compiere. Dicono i magistrati che le testimonianze vanno soppesate con la giusta cautela, a causa di possibili imprecisioni dovute all’emotività o alla sincera tanta voglia di dare il proprio contributo, come accade in queste ore, dove la Questura di Brindisi e le caserme dei carabinieri sono sommerse di segnalazioni su persone appassionate di elettrotecnica e soprattutto con invalidità alle braccia, come dovrebbe avere l’uomo ripreso dalla videocamera durante l’attentato.
    È un discorso che vale per tutti. «Quell’uomo guardava proprio noi, lo ha fatto per giorni interi». Vale anche per le ragazze ferite, alle quali sono state mostrate in ospedale le immagini del video e un identikit, definito ancora come «provvisorio». Due di loro hanno raccontato di aver notato una persona con quelle caratteristiche che fissava con insistenza la scuola. Una presenza fissa per qualche tempo, che quando incrociava lo sguardo con qualche ragazza, abbassava gli occhi. «Lo chiamavamo il maniaco». (corriere della sera)

  4. «Ora l’unica cosa che voglio è essere lasciato in pace. Sono un uomo onesto, non c’entro niente con la bomba». Lo dice – ripreso di spalle, in interviste video pubblicate sui siti del Mattino e de La Stampa – il radiotecnico sospettato dell’attentato di Brindisi, ascoltato lunedì per molte ore dagli inquirenti e poi rilasciato: «chiaramente è stato un incubo, però per fortuna hanno capito che sono onesto». L’intervista

  5. Il procuratore di Brindisi Marco Dinapoli è stato definitivamente sollevato dall’incarico. A trovare i responsabili dell’attentato all’Istituto Morvillo Falcone dove ha perso la vita Melissa Bossi sarà Cataldo Motta della Dda di Lecce che ha subito cambiato il reato ipotizzato da “strage” a “strage aggravata dalla finalità di terrorismo” (articolo 270 sexies del codice penale). Adesso il capo della Dna Pietro Grasso ha passato tutto nelle mani di Cataldo Motta ai vertici della direzione distrettuale Antimafia che ha competenze sia sulla criminalità organizzata che sul terrorismo. Il che vuol dire che la pista mafiosa non è stata affatto abbandonata. Alla Dda leccese sarà aggregato comunque un pm di Brindisi: ma non sarà Dinapoli, bensì Milto Stefano De Nozza.

  6. [OT Occhio ai Ladri]:

    Continuano i furti notturni nel fanese (PU); questa volta le vittime sono una madre e una figlia di Marotta che si ritrovano faccia a faccia, dentro le rispettive camere da letto, i ladri, intenti a rubare soldi dalle borse e un portatile al piano terreno; I carabinieri sono sempre rimasti in contatto telefonico con le 2 vittime, quando ancora i criminali erano all’interno dell’abitazione, ma raggiunti sul posto gli agenti non sono riusciti a catturali in tempo. Evidenti segni di effrazzione nel portone d’ingresso, forse semiblindato.

  7. Il killer della strage davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi, aveva due telecomandi. Uno per attivare l’innesco e far esplodere le tre bombole di gas, l’altro per bloccarlo. E li ha usati entrambi. La mattina di sabato ha attivato una prima volta l’innesco, forse per provare se funzionava. Poi lo ha spento. Quando è arrivato un primo pull-man, partito da Erchie, è rimasto a guardare. Circa trenta studenti hanno sfiorato la morte senza saperlo: sono scesi avviandosi verso l’ingresso della scuola e lui li ha lasciati sfilare.

    È stato solo poco dopo – quando davanti all’istituto si è fermato un secondo pullman, quello proveniente da Mesagne – che l’uomo nascosto dietro il chiosco davanti alla scuola ha azionato il tasto del telecomando. Erano le 7.42. Melissa e le sue amiche hanno avuto solo il tempo di fare pochi passi: le tre bombole del gas sono esplose investendole con una pioggia di schegge e avvolgendone alcune nelle fiamme.

    È l’ultima ricostruzione fatta dagli investigatori, ormai convinti che il killer non abbia colpito alla cieca. “Voleva uccidere proprio le ragazze di Mesagne”. Perché? “Ancora non lo sappiamo, stiamo cercando di capirlo” rispondono.

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