La pace finta di Sarajevo

I  mille giorni dell’inferno di Sarajevo (ma in realtà sono stati 1395, l’assedio più lungo subito da una città nella storia moderna) iniziano il 6 aprile 1992, quando sul ponte di Vrbanja viene assassinata una studentessa di medicina, Suada Dilberavic, di origine croata. Finiranno nel novembre 1995 con gli accordi di Dayton, firmati a Parigi. In quattro anni muoiono 11.541 persone, fra cui 643 bambini.

Questa foto l’ho scattata nel centro storico di Sarajevo sei anni fa, quando sono tornato. Sembra una città normale, piena di colori e di gente. Ma quella montagna che sta alle spalle resterà per molto tempo un incubo. Devo confessare, con molta amarezza, che per tre mesi sono stato lì sopra. Per un vezzo da cronista, dopo quasi un anno in Croazia ho scelto di andare dall’altra parte, per cercare – come sempre – di capire. Stavo con l’esercito serbo quando scaricava la morte là sotto, nella valle. Ma questo fa parte dei ricordi di guerra. Il problema è che esattamente vent’anni dopo, la pace in Bosnia è una pace finta, dove l’economia è bloccata, i carnefici non ancora puniti e le divisioni etniche tuttora in piedi (ognuno sta nel suo quartiere). E tutti sanno che basterebbe una scintilla, l’odio non è cancellato. Si celebrano le vittime per non dimenticare, ma forse ha ragione chi dice che sarebbe meglio festeggiare un altro 6 aprile, quello del 1945 quando la città unita si ribellò ai nazifascisti.

“Quando tutto sarà finito, e la guerra ci sarà alle spalle, faremo finta di niente. Questa ferocia, questa vergogna, non lasceranno alcun segno. Soltanto le vittime ricorderanno. Con le ferite, le mutilazioni, con l’anima violata per sempre, ricorderanno in solitudine, cos’è successo nel cuore d’Europa alla fine del ventesimo secolo”.

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4 thoughts on “La pace finta di Sarajevo

    1. vedo (ora), che hai risposto tu al posto mio. Risposta esatta, purtroppo.
      Non è forse vero che i piromani, stanno vincendo in quasi tutte le zone più delicate?

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