La Torre di Babele

Il blog di Pino Scaccia

L’Aquila tre anni dopo: tutto come allora

Ricordo bene come e quando (ai miei amici lo ripeto spesso). Ero appena sceso dall’aereo che mi riportava a casa dal paradiso del Brasile. Undici ore ininterrotte di viaggio, sei ore di fuso, sconvolto. Più o meno le sei di mattina, riaccendo il telefonino appena sbarcato e so del terremoto. Alle dieci, giusto il tempo di cambiare la valigia, sto già all’Aquila. Ci resterò per un mese filato. Ecco il mio primo post dall’apocalisse.

L’Aquila, 6 aprile 2009. Ho visto gente viva senza più niente. Ho visto gente che non era neanche più viva. Ho visto disperazione, rabbia, soprattutto un dolore infinito. Ho assistito ad atti eroici e a caos assoluto. Sono stato dentro, per l’ennesima volta, alla tragedia di quest’Italia bellissima ma fragilissima. Con la speranza, stavolta, che la partecipazione collettiva non si esaurisca in pochi giorni.

Non sono più stato all’Aquila da allora, se non di sfuggita. Ma chi c’è stato, fra cui i miei studenti della Lumsa, mi hanno parlato di una situazione pressappoco simile a tre anni fa. Ho visto immagini che sembravano girate allora e invece sono di oggi. Sono fra quelli che ritengono ineccepibile la fase della prima emergenza: i soccorsi sono stati puntuali ed efficienti. Qualche problema è sorto nella fase successiva quando c’erano da sistemare gli sfollati. Ma il problema vero è arrivato con la fase tre, quella della ricostruzione. Come al solito, in Italia. L’ennesima indecenza.

21 comments on “L’Aquila tre anni dopo: tutto come allora

  1. icittadiniprimaditutto
    6 April 2012

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. luciogialloreti
    6 April 2012

    Si , caro Pino , purtroppo , anch’io , ogni volta che vado dal mio esilio marino, non trovo quasi differenza con quella mattina di tre anni fa! Lucio

  3. Rosaria
    6 April 2012

    ciao la cosa più grave è la distanza tra questi appartamenti prefabbricati e il centro della città Questo in realtà ha creato oltremodo un distacco nel quotidiano Se non fosse per i giovani studenti il centro non sarebbe abitato

  4. pinoscaccia
    6 April 2012

    Va pure detto che tutto non sarà mai più come prima.
    E’ un discorso doloroso, ma i centri storici delle nostre città, dovrebbero diventare dei musei, cioè da visitare ma non da abitare, e ricostruire le città in pianura. In una zona fortemente sismica prima o poi riaccadrà.

    • Alessandro
      8 April 2012

      Vero! Bisogna parlar chiaro ai cittadini e non alimentare demagogicamente false illusioni. Basta con la politica dei miracoli. Non capisco perché nessun amministratore dica in modo realistico quali sono le soluzioni percorribili. Le menzogne hanno il fiato corto.

  5. sissi
    6 April 2012

    In una zona fortemente sismica basta costruire in maniera antisismica…
    ..e riguardo i centri storici ora quasi quasi cito Nanni Moretti ;-)
    ma basta fare MANUTENZIONEEE!!! o nemmeno più le strade saranno percorribili, dovremo girare con gli elicotteri, e per gli ospedali andremo verso Kathmandu.

    (ah…OT: ho finalmente visto il nuovo programma della Guzzanti: beh… è proprio brava, come attrice, come comica e come travestimenti, niente da dire. Ma chi è che riesce a passare come lei da moana pozzi a lucia annunziata alla marcegaglia al B!)

    • sissi
      6 April 2012

      Chiarimento: lo Stato, quell’organo “etico”, deve rendere le tasse in manutenzione: nell’edilizia…. nella sanità, nelle strade, nelle aree archeologiche, nelle scuole, nelle aree idrogeologiche a rischio… si chiama “etica”! ce lo hanno insegnato loro!

    • pinoscaccia
      6 April 2012

      Appunto i centri storici italiani risalgono spesso al 500. Bisognerebbe radere al suolo tutto e ricostruire ex novo. L’idea di lasciarli come musei e’ per salvarli.

  6. sissi
    6 April 2012

    Sì lo so che non possiamo riesumare Raffaello…nè Piero della Francesca, ma
    vedi un po’ che non salviamo i centri storici.
    La nostra bellezza..in frantumi (e in tutto il paese, e non solo per i terremoti).
    Sì, e se poi crolla in testa un museo?
    Insomma in un centro storico si può abitare eccome, è che tra una risata e un’altra pensando ai fantastici appalti, un’atterratina d’elicottero tanto ridicola quanto kitsch, più gli spaghetti western…dei montanari e portaborse, si sono mangiati anche quelli :-(

  7. Walter
    6 April 2012

    Ma si ha idea di quanto costa trasformare in Museo Urbano un centro storico?
    (Uno solo!)
    Non si riesce a salvare nemmeno quello che di Museo lo è già. Pompei in prima fila.
    La Sovrintendenza ai Beni Culturali non ha nemmeno i soldi per gli stipendi fra poco. Per fare questo, occorre che prima i centri storici vengano assimilati da questo Ente. Con quali soldi? Non è che si può dire al privato: -” da oggi con la tua casa ci facciamo un Museo, pregasi abitare altrove”. Quanto meno, senza giusto indennizzo.

  8. pinoscaccia
    6 April 2012

    La politica non c’entra. E’ un problema fisico di cui ho discusso a lungo con ingegneri e geologi. Se il centro non fosse stato abitato non ci sarebbero stati 309 morti. Non riguarda solo L’Aquila ma tutte le zone terremotate: ricordo gli stessi discorsi a Nocera Umbra o a Gualdo Tadino. Il centro Italia è tutto medioevale: a quei tempi si costruiva in collina per difendersi dai nemici, adesso è a forte rischio sismico. Non si possono “riadattare” i vecchi palazzi ma costruirne di nuovi in maniera antisismica: in pianura. Capisco che è doloroso, ma è così: per salvare vite umane.

  9. pinoscaccia
    6 April 2012

    Walter, “museo” è un modo di dire. Non bisogna mica creare un museo, ma come ho appena detto non dovrebbe essere abitato. Insomma un luogo da vedere e da visitare. Ecco perchè i tecnici lo chiamano “museo”.

  10. Walter
    6 April 2012

    Per fare questo tutto deve passare sotto tutela della Sovrintendenza. E non ci si meraviglia se questa, messi i primi teli di plastica e le strisce di delimitazione, fa finire tutto da cantiere provvisorio a status definitivo. La Sovrintendenza non ha un euro per realizzare questi progetti. E’ la verità, ma è così.
    Si può obbligare un privato a ristrutturare. Se questo non interviene entro congruo termine, il bene immobile viene confiscato dalla Sovrintendenza. Che non è detto che supplisce al privato. Se la Sovrintendenza acquisito il bene, non ristruttura al posto del privato al quale ha confiscato il bene, questo può fargli causa, e la vince.
    In sintesi: non c’ è una lira.

    • sissi
      6 April 2012

      anfatti ;-) pure secondo me.
      Santa Croce a Firenze la sta restaurando, nel senso che ha investito non so quanto, un privato infatti, straniero…non mi ricordo di dove.

      • Walter
        6 April 2012

        Anche il Colosseo Sissi.
        Cioè l’ emblema dell’ Italia storica, restaurata da privati (holding).
        Se questo è orgoglio nazionale…

        • sissi
          6 April 2012

          ! ;-) :-)
          (vero)

  11. pinoscaccia
    6 April 2012

    Forse ancora non mi sono spiegato. Le nuove case, dove la gente dovrebbe abitare, andrebbero costruite da un’altra parte. Per evitare nuovi morti al prossimo terremoto.
    La ristrutturazione del centro storico è un altro discorso.

  12. Walter
    6 April 2012

    Sei stato chiarissimo Pino.
    Ma sapere che è crollato giù l’ Ospedale che per motivi logistici, in caso di calamità naturali o umane deve essere ultra sicuro, la dice tutta su “come” ricostruire, non “dove”.

    • sissi
      6 April 2012

      sì oltretutto… stendiamo un velo sull’Ospedale infatti.

  13. sissi
    6 April 2012

    Va beh, ora dopo quasi 12 ore che sto attaccata al computer… – non capisco che mi è preso quest’oggi – sono stanca, comunque io non sono d’accordo nemmeno con quegli agglomerati “in campagna”… nel senso che costruiscono case circondate dal niente. Allora o costruiscono un’altra mini-città…nella città, oppure si va a ristrutturare, due sono le cose.
    Anche perchè non è che è doloroso, è uno scempio rinunciare ai nostri centri storici.

  14. pinoscaccia
    6 April 2012

    Infatti questo è un discorso serio. L’ospedale nuovo che è crollato è uno scempio, anzi un delitto. E il guaio è che in Italia non paga mai nessuno.

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This entry was posted on 6 April 2012 by in disastri.

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