Un mestiere che s’impara a bottega

Nella seconda fase della mia carriera (e della mia vita) mi spetta, credo, trasferire un mestiere che s’impara a bottega, come ho sempre sostenuto. Anche perchè per molti anni ho avuto la sensazione che la passione fosse svanita. C’è stata una generazione che ha spezzato il filo rincorrendo scorciatoie, specie in televisione, invece di confrontarsi con un impegno esaltante ma durissimo. Qualcosa forse sta cambiando e fido molto nei giovani d’oggi che frequento con assiduità. Sapete che insegno alla Lumsa e mi fa uno strano effetto stare dall’altra parte della cattedra, però sono orgoglioso dell’interesse che riesco a suscitare. L’altro giorno sono stato a Urbino. Una giornata molto gradevole, a contatto con gli studenti dell’istituto. Una di loro mi ha dedicato un post nel suo blog che mi piace riproporre perchè esalta l’importanza di questo “trasferimento”. E’ sarda, sogna (e merita) un futuro da reporter. La cosa straordinaria è che è nata nel 1987, l’anno in cui sono entrato al Tg1. Appassionatissima di telegiornali in un certo senso è cresciuta con me, è un pò una figlia “professionale”. Se pure avessi lasciato un buon esempio solo a lei, i miei anni al fronte avrebbero comunque avuto un senso.


“La mia giornata con Pino Scaccia”

Ci sono giorni in cui ritorni a casa la sera e sei stanco morto. Hai appena affrontato una giornata stressante e sai che domani sarà simile, se non peggio. A volte pensi che il sogno di una vita sia troppo difficile da raggiungere, che vieni dal nulla e il cammino per raggiungere la meta sia troppo lungo e difficile.

Poi un giorno vai a scuola. C’è un seminario dal titolo intrigante: l’inviato speciale. Ma quello che più ti attira è l’ospite: Pino Scaccia. La lezione inizia con un video che racconta i suoi primi anni da inviato Rai. 1991: l’incontro con Oriana Fallaci all’inizio della prima Guerra del Golfo. Una dedica stupenda che solo una giornalista come lei poteva scrive: “Ti auguro di trovare tutto quello che io non ho trovato e di non trovare quello che io ho trovato”.

Ma per me la lezione inizia due ore prima, fuori dalla classe. Si chiacchiera davanti all’ingresso, si raccontano le esperienze. Ognuno le sue. Mi parla di quando è venuto in Sardegna per seguire il caso di Farouk, il suo rapporto con Mesina, i lunghi sguardi e i silenzi. Racconta il mio mondo non con la freddezza di un cronista che viene da fuori, da quello che lui chiama un altro mondo. Lo racconta con gli occhi di chi per giorni è rimasto in silenzio ad aspettare un gesto. Il segno che Farouk era libero dopo sette mesi di prigionia.

E così tra una battuta e l’altra, forse senza neanche pensarci, mi insegna il duro mestiere che mi sono scelta e mi ricorda che cosa mi ha spinto a farlo: la passione. Quella strana sensazione che senti quando fuori il mondo va al contrario e tu cerchi di inseguirlo solo per il semplice gusto di raccontarlo a costo di rischiare la vita. È un fuoco che senti dentro, che non puoi spegnere neanche con tutta l’acqua del mare.

Se chiudo gli occhi posso ancora vedere quel pomeriggio di mezza estate in cui morì Paolo Borsellino. Avevo solo quattro anni, ma posso raccontare ogni singola scena di quel giorno. Così come nella mia mente sono impresse le immagini di quel Farouk, finalmente libero, con l’orecchio sinistro tagliato e il video di Angela Celentano che girava con i parenti nel bosco di Monte Faito poco prima di sparire nel nulla. Ero solo una bambina, ma ricordo che stavo davanti al televisore come ipnotizzata.

Quando cresci con il telegiornale sempre acceso, anche se sei figlia di un muratore e di una casalinga e sei nata in un paese sperduto della Sardegna, dove nessuno crede in te e nella tua voglia di farcela, sogni un giorno di diventare anche tu una giornalista. Senti il bisogno di parlare con le persone e di raccontare alla gente ciò che vedi e senti.

E non nascondo che essere chiamata “amica” da uno dei più grandi inviati italiani faccia proprio un bell’effetto.  Maria Sara Farci

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9 thoughts on “Un mestiere che s’impara a bottega

  1. davvero, credo che hai ricevuto il più bel riconoscimento! E lei, ha trovato un vero Maestro!

  2. Se fa strano stare dietro la scrivania che ti costa mettere la sedia a fianco o davanti? Puoi sempre giocare la carta matta che sei anziano e hai le tue fisse …

  3. Una meravigliosa allieva a “bottega” ,caro Pino! Ispirare tale ammirazione da una giovane studentessa è già una vera ,grande ricompensa per ciò che sei e che rappresenti : l’inviato speciale per antonomasia ! Lucioi

  4. Quando si vedono giovani Giornalisti, che pur di “fare il pezzo” o lo scoop, danno per buono tutto quello che passa sul web o i sentito dire da corridoio;
    quando per l’ ossessione di mettere in fretta e furia un loro articolo, combinano pasticci grammaticali che fanno rabbrividire, allora viene da fidarsi un poco meno sulle nuove leve.
    Speriamo che sappiano far tesoro degli insegnamenti di Pino.

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