Forse ormai è il caso di andarsene

Un soldato italiano è morto e altri cinque sono rimasti feriti a seguito di un attacco con colpi di mortaio avvenuto oggi pomeriggio in Afghanistan contro la base operativa avanzata «Ice» in Gulistan, nel settore Sud-Est dell’area di responsabilità italiana. La vittima si chiamava Michele Silvestri, aveva 33 anni, sposato, padre di un bambino piccolo e abitava a Monte di Procida. Era sergente del 21/o Genio Guastatori di Caserta. Sono cinquanta i morti dal 2004

Ricordo bene quel giorno, era l’estate del ’94: le case bianche, il profumo che veniva dal mare. Ero stato in Algeria con i militari a prendere le bare di quei poveri marinai. Le strade a Monte di Procida erano così strette che non c’era posto per la stazione satellitare e così feci la telecronaca da dentro una casa. Accolto da una generosità di cui sono capaci solo i napoletani: tutta la famiglia davanti al monitor e la signora che mi offriva caffè e limoncello a ripetizione mentre trasmettevo. Restare in Afghanistan? Forse è vero che non ha più senso, dopo undici anni e una guerra non solo ingiusta, ma ormai anche clamorosamente fallita.

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12 thoughts on “Forse ormai è il caso di andarsene

  1. Ancora non confermata la liberazione dei due italiani rapiti dai maoisti in India.La Farnesina tace ,nonostante il corriere la dia come notizia certa.

  2. Comunque non ho capito perchè se la prendono con gli italiani.
    Insomma siamo sempre ‘occidentali’ per loro, bene, ma non sono stati i soldati italiani a procurargli tutto quel male. I nostri hanno sempre tentato un approccio pacifico (per quel che serve…).

  3. Per quelli he ci sparano addosso noi siamo truppe d’occupazione che impediscono loro di fare ciò che vogliono fare. Miniamo il loro controllo sul territorio, il loro potere. Personalmente credo che parlare di approccio pacifico con le armi alla mano sia un eufemismo. La vera domanda da porsi è perchè siamo lì, con quale obiettivo. Mi ha sempre fatto un pò di tenerezza chi cercava e cerca di infinocchiarmi dicendo che lo scopo della missione è portare il paese alla democrazia. Non gliene frega niente a nessuno. Gli interessi sono ben altri. Quando si fanno operazioni militari bisogna avere ben chiaro cosa si vuole ottenere mentre mi pare che ogni tanto si cambia obiettivo per giustificare la presenza militare. Prina era Bin Laden, poi i Talebani, poi portare la democrazia nel paese. Per cambiare anche solo minimamente una civiltà arcaica e tribale, come quella afghana ci vogliono almeno alcune generazioni. Ergo una presenza militare a tempo indeterminato. A qualcuno potrà anche convenire ma noi, noi italiani, siamo disposti a spendere vite e denari per un pugno di mosche?

    1. Barba condivido tutto quello che hai detto. Soprattutto non ho certo mai pensato che la democrazia si porti con le armi, e tantomeno imporla a popolazioni che evidentemente non sono pronte, e che dovranno conquistarsela come percorso personale.
      I “motivi profondi” che sono dietro alle guerre poi si sanno, e ho sempre pensato che laddove c’è cultura, c’è incontro e confronto, laddove c’è prevaricazione c’è guerra… e certo i motivi non saranno quelli “religiosi”.
      La mia domanda forse era ingenua: la guerra è guerra, e anche noi italiani siamo comunque visti come invasori imposti. Solo che almeno pensavo facessero una distinzione…fra noi e gli autori di quelle stragi, almeno questo.
      E comunque le guerre sono sempre…sbagliate, e per doppi fini, questo è chiaro.

  4. A che serve continuare a restare in Afghanistan?? Quali sono i veri interessi di questa missione chiamata di Pace…
    E intanto un’altro ragazzo ha perso la vita…

  5. Ciao carissimo Pino.
    Con Michele Silvestri, mio concittadino di Monte di Procida, sale a cinquanta il numero dei militari italiani
    che hanno perso la vita in Afghanistan. Ai quali si aggiungono le decine e decine di feriti, su cui, forse anche giustamente, poi non si parla più. Una domanda sorge spontanea,al di là della propaganda di parte, dalle varie parti, ma
    ha ancora senso la presenza di truppe straniere in quel paese? Se c’è ancora senso e allora dobbiamo solo piangere
    i morti, e assumerci la nostra quota parte di responsabilità, ma se non serve la nostra presenza perché non tornare a casa?
    Monte di Procida ovviamwnte è in lutto e s’è stretta attorno alla famiglia e agli amici. Lei credo ricorderà, Monte di Procida è il paese da cui venivano la maggior parte dei marittimi del “Lucina” uccisi a Djigel (non so se si scrive così) in Algeria
    nel Luglio del 1994, in corrispondenza del G7 di Napoli. Ricorda, mi sembra fu Lei a fare la telecronaca di
    quei funerali.

    Cordiali saluti.
    Francesco Scotto
    Monte di Procida (Napoli)

  6. Caro Francesco, sì ero io. E ricordo bene quel giorno, le case bianche, il profumo che veniva dal mare. Ero stato in Algeria con i militari a prendere le bare di quei poveri marinai. Le strade a Monte di Procida erano così strette che non c’era posto per la stazione satellitare e così feci la telecronaca da dentro una casa. Accolto da una generosità di cui sono capaci solo i napoletani: tutta la famiglia davanti al monitor e la signora che mi offriva caffè e limoncello a ripetizione mentre trasmettevo. Restare in Afghanistan? Forse è vero che non ha più senso, dopo undici anni e una guerra non solo ingiusta, ma ormai anche fallita.

  7. C’è anche una soldatessa di Gela tra i cinque feriti in Afghanistan, si tratta della trentunenne Monica Contrafatto. Da quanto si è appreso le condizioni della giovane siciliana sarebbero serie ma non sembra essere in pericolo di vita. La militare appartiene al primo Reggimento bersaglieri, è originaria di Gela, in provincia di Caltanissetta, dove vivono ancora i suoi genitori ed il fratello.

    Monica è al centro.

  8. Non sopporto più il colore del sangue che stride con questi sorrisi.
    Presidente Napolitano, come Capo delle Forze Armate dica un deciso BASTA!

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