I terroristi della porta accanto

Adesso che ha ucciso e che è morto tutti lo chiamano Merah, per cognome, ma prima dell’ultima strage per tutti a Tolosa era Mohamed, un ragazzo gentile e sorridente che faceva il carrozziere. Insomma, ecco un altro esempio di un terrorista della porta accanto a cui nessuno fa caso perchè, nel suo caso, è un francese come tanti. Non è certo la prima volta. Ricordo l’attentato alla metropolitana di Londra: quelli che hanno messo le bombe erano cittadini inglesi, pakistani di origine ma nati e cresciuti a Leeds, anche con la passione britannica del cricket. Ogni volta che prendo un aereo e subisco inauditi controlli di sicurezza mi vien quasi da sorridere: si cercano nemici fuori senza capire che già stanno dentro, insomma in casa (la scuola dove Merah ha compiuto l’eccidio è a tre chilometri da dove abitava).  Lo stesso Mohammed Atta, capo dei dirottatori dell’11 settembre, da almeno due anni stava a Miami. Adesso non generalizziamo, per carità, ma va detto che in Europa vivono 35 milioni di musulmani: anche se solo una minima parte ha vocazioni estremiste capirete che il rischio è grave. Scovarli è naturalmente compito dei servizi segreti, ma questo è un capitolo amaro da affrontare magari in un’altra occasione. Certo che Merah non si era neppure tanto nascosto (ecco la sua pagina Facebook) eppure in Francia hanno permesso che il suo odio crescesse.  Fino alla follia.

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18 thoughts on “I terroristi della porta accanto

  1. Proprio così, sono ovunque, dove meno te lo aspetti. Persone che si presentano come dolci, gentili, proprio lo stereotipo del classico “vicino della porta accanto” ed invece sono tutt’altro. Ovvio che come hai giustamente detto non si deve generalizzare, però capita sempre più spesso…

  2. ci sarebbe sempre quell’articolo della ‘meccanizzazione dello spirito’, ‘animalizzazione del corpo’ e ‘vegetalizzazione dell’anima’, che spiega un altro po’ di cose… molto inerenti. Cioè continua.
    Se interessa…che ne so, altrimenti niente, come non detto.

  3. interessante capire come uno che fino a poco tempo fa, si intessava solo di auto e belle donne, sia diventato un fanatico assassino, fondamentalista!

  4. Era nella lista nera del terrorismo e ricercato dall’fbi,in quanto era stato addestrato in Afghanistan.Interessante sarebbe sapere perchè i servizi segreti lo lasciassero girare tranquillamente tanto da poter preparare le stragi.Sarebbe interessante sapere quanto è stato usato pure dal presidente per la sua campagna elettorale ed infine mi piacerebbe sapere quanto questi gruppi al qaeisti sono manovrati dai vari governi.

  5. .Ama il prossimo tuo come te stesso.

    Una frase di 2000 anni destinata a rimanere una ipocrita forma di educazione al pari di buongiorno, buonasera, grazie, prego.
    Chissà se quella mattina il giovane Mohamed, incrociando sul pianerottolo un bimbo con sua mamma ha scambiato con loro un sorriso (diabolico) di circostanza…chissà?!

  6. Molti usano l’onda dell’ estremismo islamico per dare senso a una vita persa e priva di presente e futuro. Ormai la galassia Al Qaeda sembra diventata una icona, dove confluiscono tutte le frustrazioni e i conseguenti sfoghi, della variegata umanità. Forse questo folle nei suoi atti deliranti non sapeva, o non gliene fregava niente degli obiettivi terroristici inneggiati da questi estremisti religiosi.

  7. Si sottovaluta la potenzialità della violenza latente, immaginando un fantomatico nemico travestito da Rambo. A volte mi sembra di vedere un grande palcoscenico.

  8. menomale che dovevano prenderlo vivo, se dovevano prenderlo morto che gli buttavano una bomba atomica in testa?

    Dall’autopsia risulta che Merah sia stato ucciso da un proiettile che lo ha colpito sul lato sinistro della fronte e da un altro che ha attraversato l’addome entrando dal fianco destro e fuoriuscendo da quello sinistro. Inoltre l’esame autoptico ha mostrato comunque che Merah è stato crivellato da almeno venti colpi, esplosi soprattutto alle braccia e alle gambe.
    Ma non tutti credono nella colpevolezza di Merah. Un’insegnante di inglese in un liceo ha invitato i suoi studenti ad osservare un minuto di silenzio in memoria del killer di Tolosa, indicato come una «vittima», i cui legami con Al Qaida sono stati «inventati» dal presidente Nicolas Sarkozy.

  9. e quindi è tutto falso
    falso il suo coinvolgimento nelle varie uccisioni,falsi i suoi addestramenti nei campi del terrorismo internazionale,falsa la sua appartenenza ad al qaeda

    • Personalmente non ho studiato la storia di tutti i suoi presunti omicidi, ma senza dubbio è stata smentita una notizia data per certa all’inizio: non è mai stato in Afghanistan, dunque non ha mai partecipato a campi di addestramento. Lo hanno dichiarato ufficialmente le autorità afghane.

      • ho capito,la campagna elettorale di monsieur sarkozy viene prima di tutto…ma le stragi? pure quelle create a doc?certo nessuno potra’ mai rispondere…..

  10. Non so cosa ne pensi, Pino, ma è tutto “doppio” ed eccessivo in questa storia.
    Un fanatico anomalo, munito di armi difficilmente compatibili (Uzi e Kalashnikov) e di uno scooter agganciato al gps, del resto il Merah non sembra essersi curato molto delle conseguenze dei suoi gesti come delle prove che lasciava in giro. Né di quelle che si apprestava forse a mettere in rete.
    Faceva prima a dipingersi un bersaglio sulla schiena.
    Certo, ora non sarà facile saperne di più: 20 colpi a segno, 19 più del necessario. Con buona pace dei tiratori scelti.

  11. Ma è mai possibile che nell’ era digitale, dove tutti sono ripresi, filmati, rintracciabili e controllati, non si possa avere uno straccio di verità da regalare all’ opinione pubblica?
    E’ mai possibile una cosa del genere, oggi? Assurdo!

    • Discorso complicato, ma l’equivoco sta tutto qui. C’è chi crede che tutta la verità sia nel web: talvolta è vero, ma quante manipolazioni. Almeno prima le notizie erano poche, adesso sono tante ma è sempre più difficile distinguere le vere dalle false.

  12. Il giovane francese di al Qaida che uccide soldati ed ebrei nella zona di Tolosa è un’operazione dei servizi segreti francesi finita male. Mohammed Merah era un agente al servizio di entrambe le parti, un individuo diviso a metà: una quota in mano all’organizzazione terrorista e una quota in mano ai servizi di sicurezza del governo. Fino a quando nel suo foro interiore la metà in mano all’estremismo, quel partito jihadista che teneva nascosto dentro l’anima, ha prevalso, fino alle stragi e alla morte in casa dopo trenta ore di assedio per mano della polizia. La storia ricorda quella dell’informatore arruolato dai servizi giordani e da questi passato all’intelligence americana che, con il pretesto di voler confidare informazioni sulla posizione dei leader di al Qaida, nel dicembre 2009 fu ricevuto in una base della Cia e si fece saltare in aria uccidendo 7 agenti. Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con il Foglio, mercoledì, durante l’assedio al numero 17 di Rue du Sergeant Vigné, il suo “handler”, ovvero l’agente dei servizi che aveva il compito di tenere i contatti con lui e di seguirlo nella sua “carriera” all’interno della rete islamista (Merah era membro di un gruppo estremista sciolto d’autorità il mese scorso) è entrato senza problemi nell’appartamento a negoziare una resa che non creasse troppi imbarazzi all’organizzazione che lo gestiva. L’articolo

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