Nove italiani ancora sequestrati: ci vogliamo dare una mossa o no? Per non parlare dei marò: ma lo vogliamo ricordare che a bordo della “Ievoli” (senza scorta) ci sono sette marinai indiani?

  

Con la tragica morte di Franco Lamolinara sono nove ora gli italiani ancora sequestrati nel mondo poichè è stata smentita la liberazione di Rossella Urru.  Il cooperante siciliano Giovanni Lo Porto, rapito lo scorso 19 gennaio con un collega tedesco in Pakistan nella località di Multan (Punjab), è stato l’ultimo ad essere catturato. Sarebbe prigioniero del gruppo talebano Tehrik-e-Taliban Pakistan, capeggiato da Hakimullah Mehsud. L’ostaggio da più tempo nelle mani dei rapitori è la turista fiorentina Maria Sandra Mariani, 53 anni, rapita all’inizio di febbraio 2011 nel sud dell’Algeria. Nella stessa regione era stata sequestrata nell’ottobre 2011 la cooperante Rossella Urru, 29 anni. I sequestratori fanno capo probabilmente ad Al Qaida per il Maghreb islamico (Aqmi), la rete integralista che controlla l’immensa fascia desertica che va dall’Algeria alla Mauritania, dal Mali al Niger, al Ciad fino al Sudan.

Poi sono sempre prigionieri dei pirati i sei italiani della nave “Enrico Ievoli” sequestrata il 27 dicembre scorso al largo delle coste dell’Oman e che sarebbe alla fonda al largo delle coste somale. Partita dagli Emirati Arabi, la nave era diretta verso il Mediterraneo, ma è stata intercettata dai pirati somali. Fra i diciotto membri dell’equipaggio sei sono italiani, tutti siciliani fra cui il comandante Agostino Musumeci, catanese e di grandissima esperienza, e due abitanti del villaggio di Torre Faro, alla periferia di Messina (Valentino Longo, 31 anni, e Letterio La Maestra, di 33).  Aspettavano la scorta della Marina militare quando sono stati abbordati dai pirati. Vale la pena di ricordare che nell’equipaggio ci sono anche cinque ucraini e sette indiani. Ricordarlo cioè a chi tiene in carcere i due marò. Non c’è dubbio che le imbarcazioni italiane sono state finora le più appetibili (il sequestro della petroliera Enrico Ievoli è avvenuta a pochi giomi dalla liberazione della Savina Caylyn) anche perchè finora indifese  a differenza delle britanniche, statunitensi, francesi, spagnole e di altri paesi occidentali.  E quando finalmente una nave italiana aveva una scorta armata a bordo, sapete cosa è successo. 

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21 thoughts on “Nove italiani ancora sequestrati: ci vogliamo dare una mossa o no? Per non parlare dei marò: ma lo vogliamo ricordare che a bordo della “Ievoli” (senza scorta) ci sono sette marinai indiani?

  1. MA FACCE RIDE!… “Terzi: sul blitz il ritardo di Londra è stato involontario” (Stampa, p. 14)

  2. Non ho mai avuto fiducia negli ambasciatori… troppo diplomatici. E adesso ne abbiamo uno che fa il ministro…e i risultati si vedono.

    1. Pino lo conosco di persona, per lavoro …….ancor prima di diventare ministro,prima di essere abbasciatore in America e ancor prima in Israele ….NO COMMENT!!

  3. Questa la loro politica “in aiuto” all’Italia? ‘curatori fallimentari’ non è proprio preciso, bensì il “cavallo di troia” dentro casa.
    ( e intanto dediti agli affarucci…anche con quei nuovi aeroplanini militari per i quali “la paccata di miliardi” l’hanno trovata: e mica soltanto due…)

  4. Nove persone delle quali non si sa praticamente più nulla. La grande speranza della liberazione di Rossella Urru si è nuovamente tramutata in attesa disperata per la famiglia. Eppure niente si muove, sono stati ricordati solamente perché pareva avessero liberato Rossella e in seguito alla tragica morte di Franco Lamolinara. Parole, solo parole di circostanza, di diplomazia… e basta.

  5. Mettere sullo stesso piano la vicenda dei Marò con il dramma degli altri italiani sequestrati mi pare un tantino eccessivo.
    E’sempre utile sottolineare e ribadire che l’India e pur sempre uno stato democratico(con mille difetti sia ben chiaro).

    1. Forse non hai letto bene. Quei sette marinai indiani sono stati sequestrati a bordo di una nave italiana NON scortata. Allora vogliamo difenderci dalla pirateria o no? Altro che azzardata, la questione e’ molto pertinente.
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  6. E’sempre utile sottolineare e ribadire che l’India è pur sempre uno stato democratico(con mille difetti sia ben chiaro).Non so quanto giovi alla loro causa(dei marò intendo)il fatto che molti in Italia,soprattutto esponenti politici del centrodestra,si lascino andare a dichiarazioni al quanto spericolate nei confronti dell’ordinamento giudiziario indiano mettendo sullo stesso piano vicende che in comune non hanno niente.Un conto è essere sottoposti a fermo giudiziario un altro è essere in balia di bande criminali senza scrupoli.
    Mai come in questo caso è necessario mantenere il sangue freddo e aspettare in rispettoso silenzio onde evitare di peggiorare ulteriormente la situazione.

    1. Le autorità indiane avrebbero convinto il comandante del mercantile Enrica Lexie ad attraccare al porto di Kochi con un inganno («un sotterfugio» lo ha definito martedì al Senato il ministro degli Esteri Giulio Terzi) e la decisione ultima è stata comunque presa dall’armatore. Sarebbe questa, secondo quanto si apprende, la versione fornita mercoledì mattina al Copasir dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola: una versione che ricalca quella illustrata dal titolare della Farnesina. Il comandante della nave ha ricevuto l’invito delle autorità indiane ad avvicinarsi al porto indiano per procedere al riconoscimento di alcuni pirati appena catturati.
      L’armatore, prontamente informato, ha acconsentito a cambiare la rotta sulla base di un protocollo di cooperazione esistente tra i due paesi per il contrasto alla pirateria. Anche in virtù di questo, la Marina militare e il Comando operativo di Vertice interforze non avrebbero opposto obiezioni. Ma una volta giunti al porto si è appresa la notizia via radio della morte di due pescatori e la situazione è apparsa subito molto più complicata di quanto non si pensasse. A quel punto, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato deciso di ordinare ai due militari di non scendere dalla nave, ordine che non è stato possibile eseguire perché Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati costretti a scendere a terra sotto la minaccia delle armi delle autorità locali.

  7. Pirateria…

    Si rischia in terra, si rischia in mare, si rischia in cielo e in casa. Purtroppo, per gli abitanti di questo pianeta è un conto che qualcuno di noi dovrà pagare.
    Fin dai tempi antichissimi il brigantaggio di terra e di mare è sempre esistito. Ogni medaglia ha il suo rovescio. (Il negativo e il positivo, il bianco e il nero, la pace e la guerra, il buono e il cattivo, il ricco e il povero).
    Non credo che si possa fare molto, per curare, estirpare questa piaga cancerosa.
    Ci sarà sempre la vittima e il carnefice.
    Dove gira il potere, dove circola l’oro, la droga… la mela marcia si organizzerà e isserà la bandiera da pirata e da brigante. Spesso il brigante si nasconde sotto una veste che non le spetta.
    Mi dispiace! Per tutte quelle persone che onestamente si spostano lontano da casa per scopi umanitari e restano imbrigliati in storie di rapimenti e di morte.
    Mi dispiace, certo che mi dispiace per tutte queste storie sospese. Il marcio disturba il nostro percorso di vita e ci fa vivere male. Vivo male anche per le storie che subisco ripetutamente vicino casa.
    La giustizia si dovrebbe organizzare meglio per punire le malefatte di azioni illecite.
    La letteratura e il cinema si sono ispirati a episodi veri e ne abbiamo una vasta scelta.
    Dal tempo degli Etruschi dei Romani… già esistevano atti di pirateria e di profonda violenza.
    Amici, si andrà nello spazio e ci saranno altri esseri positivi e quelli negativi che attaccheranno le nostre navicelle e subiremo atti di pirateria spaziali.
    Caro Gabbiano, speriamo che queste persone elencate nel tuo post, tornino presto alle loro case e ai loro famigliari. Con la speranza che il brutto ricordo sbiadisca nella loro mente.
    franca bassi

  8. L’uccisione di due pescatori indiani da parte delle guardie navali di una nave mercantile è stato «un atto terroristico» perché hanno sparato «a uomini disarmati». Lo ha detto il giudice C.S. Gopinath dell’Alta Corte del Kerala, secondo quanto riporta il sito della tv locale Zeenews.

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