Raccontare la Siria costa un tributo di sangue sempre più pesante

Due reporter occidentali uccisi in Siria, altri tre feriti. Hanno perso la vita a Homs quando l’edificio in cui si trovavano, nel quartiere di Bab Amro, è stato fatto bersaglio di cannonate. Le vittime sono Marie Colvin, americana del SundayTimes e il fotografo francese Remi Ochlik. I due, ha riferito Omar Shaker, sono stati uccisi da una bomba caduta su un centro stampa allestito dai ribelli nel quartiere di Bab Amr, assediato dai lealisti siriani dal 4 febbraio scorso. Un testimone ha riferito che l’abitazione dove i due si trovavano è stata colpita da proiettili d’artiglieria, e che i giornalisti sono stati poi centrati da un razzo mentre fuggivano.  Marie Colvin aveva 54 anni, era considerata una delle reporter di guerra di maggiore esperienza al mondo. In Sri Lanka nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell’anno fu insignita del premio come miglior inviato estero dell’anno della stampa britannica.  Remi Ochlik, 28 anni, fotografo free-lance per diverse testate tra cui Le Monde, Paris MatchTime Magazine The Wall Street Journal, era nato a Thionville, nell’est della Francia. L’anno scorso ha vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage. Lo scorso 10 febbraio, Ochlik era tra i vincitori del World Press Photo, il più prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione. Solo poche settimane fa, ricordava in un articolo sul settimanale Paris Mach, l’ultima giornata che aveva trascorso a Homs con il reporter francese Gilles Jacquier, anche lui ucciso in Siria lo scorso 11 gennaio. fonte

Ricordate? Quando muore uno di noi  In questo strano, e sempre più pericoloso, mestiere non ci sono distinzioni di nazionalità o di ruoli. E’ un fratello che muore per quella voglia irrefrenabile di raccontare i mali del mondo e tutti ne piangiamo la mancanza. Allora guardi le facce per ricordare se ci sei stato fianco a fianco e spesso le riconosci. Non credo di aver mai incrociato Marie, anche se abbiamo condiviso le stesse strade, ma la ricorda benissimo invece il mio amico Paolo Carpi. Invece io ho memoria di quel ragazzino Rèmi che andava in giro con un foulard bianco come tutti i reporter francesi. Guardare le sue foto, compresa quella che ha vinto il World Press Photo, è come tornare nel deserto libico dietro gli shabab. Perchè Rèmi ha visto quello che ho visto io, magari in tempi diversi ma lo ricordo bene la sera in albergo a Bengasi quando si tornava. Già, un’altra abitudine del “grande circo” che talvolta si rivela fatale: stare tutti insieme. Ci si sente protetti e invece si diventa bersaglio di chi non vuole testimoni.

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15 thoughts on “Raccontare la Siria costa un tributo di sangue sempre più pesante

  1. La nostra indignazione spero non muoia con loro sul campo di battaglia.
    Oggi la mia indignazione è ai massimi storici.
    Sono una ricerca precaria, ma con una coscienza democratica arruolata a tempo indeterminato.
    Nella mia unità di ricerca abbiamo dato asilo politico a una ricercatrice siriana impossibilitata a portare avanti le sue ricerche nella sua terra per ovvi e noti motivi.
    Oggi a domanda “Sei preoccupata per la tua famiglia in Siria?” risponde “No, è tutto sotto controllo! I ribelli sono pochi e stupidi. Più del 90% della popolazione è con il Presidente. Cosa vogliono ottenere?”
    Per di più ci ammonisce “State tranquilli voi, la situazione non è come la dipingono molti giornalisti. Passeggiare per le strade di Damasco è ancora comfortable (usa questo termine davvero altisonante)”.
    Come si può a neanche 30 anni essere indifferenti ai legittimi slanci di libertà dei propri connazionali?
    La nostra bieca ipocrisia svende ogni benevolo e ragionevole buonsenso.
    Che tristezza.

  2. La Siria, come altri paesi del medio oriente, sono da sempre un grande problema,. Paesi antichi che non si comprendono. Peccato! è una grande tristezza. Mi dispiace che per raccontare la storia, ci sono ancora viste spezzate.
    :(

  3. La situazione siriana è molto ingarbugliata. E non la conosco abbastanza, cioè direttamente, per poter dare un giudizio. L’unica cosa che sembra certa per ora è l’inserimento del Qatar come già face in Libia. E questo onestamente non mi piace.

  4. Morto nell’attacco anche un famosissimo video-blogger siriano, Rami al-Said di 27 anni. Attraverso il circuito Bambuser trasmetteva le immagini della rivolta in tutto il mondo. E’ sicuramente da inserire anche lui fra le vittime di quella che ormai è una sanguinosa guerra civile. Le vittime in Siria sono, dunque, già sei.

  5. ot —- “Almeno non e’ rimasta seppellita in mare”. 4 domande a Susy Albertini, mamma di Dayana”. “4 domande a…”????? La Stampa scambia la morte di una bambina per un quiz televisivo. Complimenti al buon gusto, tutto sabaudo.

  6. Grazie!

    Grazie a Voi… sappiamo qualcosa!
    Vi è costato caro narrarci qualche frammento di storia.
    I vostri racconti, le vostre immagini non sono favole…
    solo una dura realtà!
    Quando si perdono per le strade giovani vite è sempre molto triste.
    Questo dovrebbe farci comprendere che il pianeta lentamente si sta autodistruggendo.

    Domani sui monti
    voleranno ancora alte le aquile
    negli abissi profondi
    le praterie di posidonie
    si culleranno accompagnate dalle onde
    dalle correnti e dalle maree.
    E voi giovani fratelli
    continuerete soffrire a morire
    per scriverci ancora
    brandelli di storia.

    franca bassi

  7. Wounded journalists in Syria, Edith Bouvier and Paul Conroy, plead for help in YouTube videos

    VIDEO: http://youtu.be/_9v2x5EouS8

    VIDEO: http://youtu.be/d15GLNHYF-c

    Two French journalists wounded in the same Syrian attack that killed Sunday Times reporter Marie Colvin and French photographer Rémi Ochlik, posted a pair of YouTube videos on Thursday, pleading for help from their government.
    Edith Bouvier, a reporter for the French newspaper Le Figaro, and Paul Conroy, a freelance photographer, asked to be allowed to leave the city of Homs, where the attack occurred. Other activists who spoke in the video appealed to the French government and Red Cross to evacuate them… MORE: http://yhoo.it/znhDlD

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