Se anche i ghisa diventano cow boy

Ci interessano i fatti, non le persone. Così evitiamo i nomi per non creare nuovi mostri in attesa di conoscere la verità, almeno quella giudiziaria. Il fatto è che un vigile urbano di Milano ha ucciso un giovane cileno. La vicenda sta su tutti i giornali, dunque è nota: 1. una pattuglia di vigili è accorsa per sedare una rissa, ma non c’era nessuna rissa;  2. il vigile sostiene di aver sparato perchè  un complice del sudamericano gli avrebbe puntato un’arma contro, ma non ci sono tracce di armi nell’auto dei fuggitivi nè altri bossoli a terra. Fatto sta che mentre i politici si affannano a sostenere che “non poteva fare altrimenti” e che “è tutto chiaro” i magistrati, dopo un lungo interrogatorio, hanno trasformato l’atto di accusa da eccesso colposo di legittima difesa a omicidio volontario. Sicuramente le testimonianze dei colleghi, l’autopsia della vittima, la perizia balistica e le immagini delle telecamere fisse potranno chiarire meglio quello che è successo. Al di là delle responsabilità, certamente qualche considerazione si può comunque già fare. Intanto che la rabbia (e anche la paura) dei “ghisa” va capita dopo la tragedia del Suv: lo dico subito per non creare equivoci. Ma in uno Stato di diritto ognuno deve rispondere delle proprie azioni. I rappresentanti delle forze dell’ordine, che difendono tutti noi cittadini, hanno il diritto di salvaguardare la propria incolumità ma non possono sparare alle spalle a un uomo che fugge. Non è più giustizia, è vendetta. Lo dico con molta amarezza nel giorno in cui la Cassazione deve confermare la condanna del poliziotto che ha ucciso il tifoso laziale e nello stesso giorno in cui un uomo è uscito dalla galera dopo ventun anni da innocente solo perchè un gruppo di carabinieri gli ha estorto a suo tempo una falsa confessione dopo lo choc di un eccidio. Devo essere sincero fino in fondo: mi dà personalmente molto fastidio che il vigile urbano protagonista dell’ultima vicenda abbia messo su Facebook una sua foto con un fucile in mano. L’ho detto tante volte: amo e rispetto i tutori dell’ordine ma non accetto i cow boy. Questa voglia di sparare è il segno doloroso di una società al degrado spinta nell’abisso da politici che fanno del far west la propria bandiera. Un’ultimissima considerazione a margine poi riguarda la città. Dall’inizio dell’anno sono stati ben tredici gli episodi di sangue nel Milanese, ma sembra quasi normale. Se invece succede a Roma è emergenza nazionale, tutti a urlare. Devo capire perchè.

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25 thoughts on “Se anche i ghisa diventano cow boy

  1. Su Facebook il vigile si racconta come un appassionato di armi e giochi di ruolo e compare in tuta mimetica, con un fucile mitragliatore giocattolo.

  2. all’ultima domanda rispondo subito. Roma fa notizia. è troppo bella, è fascinosa Roma, e più se ne può parlare in negativo e meglio tutti gli altri stanno. Basta pensare ai 10 cm di neve caduti a Roma.

  3. Lungi da me voler criticare le forze dell’ordine, e i tutori dell’ordine , ma per quella poca esperienza diretta posso anche dire che alcuni con un’arma , oppure sapendo di avere un qualche potere trascendono e si esaltano.
    Io lavoravo in un servizio di assistenza ai tossicodipendenti , distribuivo metadone, ero in un ufficio piccolo in fondo ad una stradina chiusa, i responsabili decisero che per andare in ospedale a prendere il metadone venissero i poliziotti.
    Mi prelevavano davanti all’ufficio, come mi sedevo partivano sgommando, come all’inseguimento di qualcuno, tanto che io mi aggrappavo al sedile per timore di venir sbalzata via , sgommando e frenando facevano tutto il corso principale alle costole di macchine che ci precedevano correndo all’impazzata ,quando c’era troppo traffico accendevano anche le sirene, arrivati in ospedale due mi si mettevano al fianco , la gente che mi conosceva guardava con un certo stupore non capendo bene se ero stata arrestata.
    Arrivata in farmacia mi imposessavo del fiasco del metadone , stessa sceneggiata al ritorno , arrivo in frenata davanti all’ufficio, lì mi scaricavano, io rimanevo sola col fiasco in mano, se qualcuno dei ragazzi avesse voluto sapere con certezza quando rientravo il passaggio era stato visibilissimo, da allora mi sono fatta anche l’idea che avendo un’arma, in qualche modo sfogavano le loro frustazioni e ne veniva fuori anche una certa arroganza, altri piu’ posati facevano un percorso discreto e non mi accompagnavano tenendo la mano sulla fondina .
    Se questo vigile che dalla foto mi sembra piu’ un poliziotto, con la passione delle armi, e del tiro, ieri ha preso un essere umano ed ha fatto il tiro al piattello .
    L’errore comunque è stato armare i vigili, che hanno una preparazione diversa e altri compiti .

    • Infatti quella pattuglia (in borghese) aveva il compito normalmente di beccare i commercianti abusivi.
      E il vigile che ha sparato come hobby aveva i combattimenti simulati: forse non si è reso conto che stavolta aveva una persona vera e non era un gioco da rambo. La vittima lascia una compagna e due figli di 5 e 7 anni.

  4. La Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 9 anni e 4 mesi per l’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella, dichiarato colpevole dell’omicidio volontario del tifoso della Lazio Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 sull’A1 nei pressi di Arezzo. Spaccarotella potrebbe finire in carcere già nelle prossime ore per scontare la pena.

  5. Ot / e intanto i politici…. siamo proprio messi bene….

    [Associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio e violenza sessuale aggravata dalla sua qualità di pubblico ufficiale. Questi, tra gli altri, i reati contestati a Orfeo Goracci, vicepresidente del consiglio regionale dell’Umbria, arrestato questa mattina. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata spiccata dalla procura della Repubblica di Perugia nei confronti del “re o lo zar”, come viene definito Goracci nel capo d’imputazione. Contemporaneamente sono state eseguite altre otto ordinanze, quattro in carcere e altrettante ai domiciliari. In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, quando era sindaco di Gubbio, Goracci avrebbe “in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sè, contro la volontà della donna, commettendo il fatto nella sua qualità di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”. Esponente di Rifondazione comunista, qualche mese fa Goracci era stato raggiunto da un’informazione di garanzia nella quale la procura di Perugia ipotizzava il reato di concussione e abuso d’ufficio, la stessa accusa rivolta nei confronti dell’ex vicesindaco di Gubbio, Maria Cristina Ercoli, anche lei arrestata stamane. Al centro dell’inchiesta, alcune assunzioni sospette che sarebbero avvenute proprio all’interno del comune di Gubbio, quando Goracci era il primo cittadino].

  6. Già. E i sindaci non hanno neanche l’intenzione di disarmarli. Evidentemente amano avere una polizia “privata”.

  7. Luigi Spaccarotella, condannato ieri dalla Cassazione a 9 anni e 4 mesi di carcere per l’omicidio di Gabriele Sandri, si è costituito stamani al comando provinciale dei carabinieri di Arezzo. L’agente è stato portato via dal comando su un auto dei CC, poco dopo le 11,40. Era seduto sui sedili posteriori e aveva un cappuccio in testa per non farsi riconoscere. Spaccarotella sarà condotto in un carcere toscano per poi essere trasferito domani in quello militare di Santa Maria Capua Vetere.

    Il Viminale ha nel frattempo gia’ provveduto a risarcire la famiglia Sandri per la reazione spropositata dell’agente che, pur trovandosi dall’altro lato dell’autostrada, non ha esitato a sparare a una distanza di 50 metri senza che ve ne fosse alcun bisogno in quanto l’auto in movimento era stata identificata. Serrata, a tratti accompagnata anche dalla mimica dello sparo a braccia tese, la requisitoria con la quale il sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Iacoviello ha chiesto la conferma della condanna emessa dalla Corte di Assise di Appello di Firenze che ha aggravato la responsabilita’ di Spaccarotella “Spaccarotella non stava mirando alle gomme ma sparò perché voleva colpire la macchina e l’ha presa: la vittima è stata colpita al collo, se ci fosse stata una deviazione di uno sparo diretto verso il basso, al massimo il colpo avrebbe attinto il petto!”, ha esclamato Iacoviello. Secondo il Pg, l’agente della Polfer – che non potra’ piu’ indossare una divisa per l’interdizione perpetua dai pubblici uffici – agì sparando in risposta a quello che lui percepiva come “smacco o beffa” per il fatto che l’auto di ‘Gabbo’ “non si era fermata né all’azionamento della sirena delle forze dell’ordine, né dopo che lo stesso Spaccarotella aveva sparato un colpo in aria”. Per il Pg, questa reazione dell’agente fu “abnorme, tanto che gli altri tre poliziotti che erano con lui non spararono e si comportarono diversamente”.

  8. “Gli uomini delle forze dell’ordine anche se sbagliano non sono mai assassini” (Daniela Santanchè)

    ma allora è proprio cretina!!!!!!!

  9. Seduto sul sedile posteriore dell’auto dei carabinieri che lo porta in carcere, Luigi Spaccarotella, condannato a 9 anni con sentenza definitiva per l’omicidio Sandri, “saluta” così i cameramen appostati ad Arezzo. Non solo cow boy, pure insolente.

  10. da REPUBBLICA. Quello che manca è invece il racconto dei tre colleghi che hanno partecipato all’azione con Amigoni. Eppure sono lì. Poche ore dopo riferiranno alla squadra mobile di non avere visto alcuna arma nelle mani dei due fuggiaschi. E ricostruiranno uno scenario a dir poco surreale. «Abbiamo parlato con Amigoni — dice Mastrangelo — agli altri tre, che nulla c’entravano con quanto accaduto, abbiamo detto di mettersi subito a disposizione della magistratura». I tre colleghi di Amigoni di cose da raccontare ne avrebbero avute. E già nell’immediatezza dell’omicidio le riferiscono ad altri colleghi e a persone di cui si fidano. Hanno visto il cileno barcollare e incespicare sulla neve, senza capire che fosse stato colpito dallo sparo. «Ha cominciato a barcollare, ma non sembrava ferito». «Pensavamo fosse inciampato nella neve». Di più: lo raggiungono e lo braccano, per arrestarlo. Lo ammanettano, addirittura, e con le mani legate dietro alla schiena lo portano all’auto. «Fino a quel momento era vivo, cosciente». A quel punto l’uomo si accascia e solo allora gli vengono tolte le manette. Sono gli stessi vigili a sollevargli la maglia: vedono il buco del proiettile al petto (quello di uscita, secondo i primi rilievi della balistica) e cercano di tamponare la ferita con le mani, con le dita, in attesa dei soccorsi.

  11. L’autopsia eseguita sul corpo corpo del cileno ha confermato le prime indiscrezioni: Marcelo Valentino Gomez Cortes è stato colpito dal vigile Alessandro Amigoni alle spalle. I medici legali hanno inoltre appurato che il proiettile gli ha trapassato il cuore, uccidendolo. I tre agenti di polizia locale, che si trovavano assieme al collega Alessandro Amigoni quando il vigile ha sparato uccidendo un immigrato cileno di 28 anni, hanno spiegato al pm che lunedì scorso, mentre a Milano inseguivano i due fuggitivi, non erano in una situazione di pericolo. I tre, secondo quanto si è saputo, hanno chiarito di non aver visto nessuno dei due puntare un’arma verso di loro e che non hanno percepito quindi di trovarsi in pericolo.

    Alla faccia di quei politici locali che a fatto appena avvenuto hanno dichiarato: “E’ tutto chiaro”. “Non poteva fare altrimenti”. E del comandante dei vigili urbani milanesi che ha sentito tutti meno i tre colleghi di quello che ha sparato.

  12. Due signore anziane che ieri pomeriggio stavano facendo una passeggiata, in via Giotto, in una zona centrale di Milano, sono state aggredite da due scippatori che hanno strappato la borsetta alla più giovane delle due. Nel corso della notte, in ospedale, è però poi deceduta l’altra, più anziana, che non era stata direttamente scippata ma che nel corso dell’azione era caduta a terra procurandosi delle lesioni non gravi. Secondo quanto spiegato in Questura, la donna, Gigliola Beratto, di 84 anni, era cardiopatica.

    Stava chiacchierando con due amici, nei pressi della sua abitazione, quando è stato raggiunto al torace da un colpo di arma da fuoco: è morto così, venerdì notte a Napoli, Carmine Cristiano Mantice; avrebbe compiuto 19 anni il prossimo mese di aprile. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il 18enne era in via Giacomo Profumo, nella zona di San Carlo all’Arena, poco prima della 3, con due amici quando è stato colpito a morte da due giovani che si sono avvicinati a bordo di uno scooter.

    Ancora spari, ancora sangue a Roma. Via della Primavera, Centocelle, ore 19.10: una piccola folla di commercianti e passanti si scaglia, urlando di rabbia, contro tre banditi in fuga dopo una rapina in una gioielleria. Uno dei banditi viene circondato, messo ko e trascinato a terra. È un attimo: i due complici tornano sui loro passi e aprono il fuoco. Una pallottola centra, al gluteo, Giovanni Imola, 34 anni, cameriere di un ristorante della zona: era uscito per comprare le sigarette e si è ritrovato in codice rosso al “Vannini”. L’uomo ha perso molto sangue ma, fortunatamente, non è in pericolo di vita. Inutili, fino a tarda notte, i posti di blocco e i controlli dei carabinieri alla ricerca dei tre rapinatori.

  13. Quello che è quasi con ogni certezza l’assassino di Esmeralda Hilsa Romero Encalada, la donna di origini ecuadoriane, 49 anni, uccisa in strada a Piacenza, si è suicidato. L’uomo, di cui si stanno accertando le generalità, si è sparato alla testa con quella che sembra essere la stessa pistola del delitto in una cantina di Via delle Teresiane.

  14. Una pensionata di 81 anni, Anna Cappilli, è stata uccisa in casa, probabilmente in seguito a una rapina. L’omicidio è avvenuto a Torino. L’allarme è scattato nel primo pomeriggio, quando i figli della vittima hanno iniziato a chiamarla al telefono e, visto che non rispondeva, hanno raggiunto il palazzo e sono entrati nel suo appartamento. Il figlio, aprendo la porta, l’ha trovata in posizione prona e ha pensato a un malore. Sollevandola, si è accorto che aveva in bocca il fazzoletto, pieno di sangue. A quel punto ha chiamato i carabinieri.

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