Non c’è hacker che tenga

E adesso tocca addirittura agli spioni della Cia. Non si fermano di fronte a nulla gli anonimi hacker di Anonymous che in fondo tutti sanno chi sono: gli amici di WikiLeaks, gli amici di Occupy Wall Street, gli ultimi ribelli del mondo nuovo tecnologico che nato libero è ormai un business come un altro da Wall Street. “Cia Tango Down!” hanno twittato entusiasti i ragazzi del web mentre il sito della Central Intelligence Agency andava a picco come un blog qualsiasi. Il web dell’agenzia che fu di quel Leon Panetta oggi passato al comando del Pentagono, e adesso “militarizzato” da Barack Obama con l’arrivo dell’ex generale David Petraeus, è stato bloccato per circa un’ora, prima che gli 007 – si presume – più tecnologicamente preparati del mondo riuscissero a riparare l’affronto.

Poche parole per commentare, perchè la situazione mi sembra chiara. Se pure gli archivi della Cia, che detiene i segreti del mondo e quindi tecnicamente superdifesi, possono essere violati che possibilità abbiamo noi comuni mortali di mantenere un minimo di privato? Nessuno, ovvio. Nel momento stesso in cui decidiamo di entrare in piazza la riservatezza è finita: tutto è di tutti. Qualche smanettone nostrano è convinto che difendersi si può e invece è impossibile. Ricordate quel tweet di un turista inglese acciuffato dagli americani? Ricordo che quando avevo chiesto il visto per l’Iran avevo decine di visite al giorno da Teheran. E adesso mi ritrovo, proprio pochi minuti fa, due accessi dal Qatar. Visto che ne ho parlato molto come della nuova forza (dirompente) del mondo mediorientale, vuoi vedere che mi controllano? Mica sto scherzando.

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13 thoughts on “Non c’è hacker che tenga

    1. Adesso ci rido anch’io. Ma quando frequentavo certi posti…mica ero tanto tranquillo, credimi…. A Baghdad si fa presto a dire “incidente”.

  1. …nel senso che fanno passare tutte le “disgrazie”, anche quelle “provocate”, come “incidenti”…no?
    Pino, non mi viene tanto , di fare ” ah ah” ……

  2. Marcello, ti ha già risposto Renza. Sai com’è quando dormi a Bagram con loro (ovviamente Bagram è in Afghanistan, non in Iraq) il fatto che sappiano tutto di te mica è tanto confortante. Punto, cambiamo discorso.

  3. Symantec beffata dagli hacker “50mila dollari per il vostro codice”.
    Un gruppo hacker ruba il sorgente di due programmi commerciale e l’azienda offre denaro per recuperarlo. Il tira e molla inizia a gennaio, ma solo ora viene reso pubblico il carteggio che vede i pirati prolungare appositamente l’attesa per “umiliare” i derubati.
    Un caso tutto particolare di pirateria informatica quello che ha visto protagonisti Symantec, produttore di famosi antivirus e di PcAnywhere, e un gruppo di hacker indiani di Bombay, non identificati, che però dichiarano di essere affiliati a Anonymous. E che hanno contattato l’azienda dichiarando di aver messo le mani sul codice sorgente di entrambi i programmi, e minacciano di renderlo pubblico.
    A questo punto inizia un piccolo giallo. All’inizio sembra che siano gli hacker a chiedere un “riscatto” per il codice ma dal carteggio pubblicato online sembra essere Symantec ad offrire 50mila dollari per il rilascio. Gli hacker hanno successivamente dichiarato pubblicamente di “non aver mai avuto intenzione di chiedere soldi, ma solo di mettere in difficoltà l’azienda”, probabilmente per esporla al pubblico ludibrio. Una mossa tutto sommato da codice d’onore hackeresco, il segno di Zorro aggiornato al digitale.
    Forse la scintilla d’origine per comprendere lo sfottò dei pirati, scorrendo le email, è stata la richiesta di Symantec di “negare che gli hacker avessero mai realmente messo mano sul codice”. In effetti, un’onta grave per un’azienda che produce antivirus. Yamatough, uno dei pirati, ha dichiarato: “Li abbiamo attirati in una trappola, facendo in modo che ci offrissero dei soldi, per umiliarli. E ce li hanno offerti”, dice.
    Da là è partita una trattativa per definire i termini e i modi del pagamento, ma i limiti di trasferimento monetario che i maggiori servizi online pongono per evitare riciclaggi, ha fatto cadere la scelta su Liberty Reserve, un sito di transazioni con base in Costa Rica. E in due mesi di email, i tentativi di Symantec per impedire la diffusione del codice non sono mancati, e soprattutto per avere prova che i pirati detenessero effettivamente i sorgenti. Symante cusa addirittura un nome falso sotto cui si nasconde un servizio di sicurezza, con cui conduce le trattative. Ma la diffidenza lavora su entrambi i fronti, e anche gli hacker fiutano le manovre per tracciare le mail e identificare il gruppo. A questo punto, l’ultimatum: i pirati chiedono a Symantec di versare la cifra pattuita entro dieci minuti dalla ricezione della mail di richiesta. Una beffa, certamente, ma in grado di far tremare i polsi a chiunque dall’altra parte del web. Se il codice verrà mai rilasciato non si sa, la data prevista per la diffusione pubblica era il 7 febbraio. Ma anche se non dovesse mai accadere, la storia rimarrà negli annali della pirateria.

    TRATTO DA: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/12/news/symantec_beffata_dagli_hacker_50mila_dollari_per_il_vostro_codice-29502047/?rss

  4. Scusa, ma adesso chi ha come me (e come tanti) Symantec che deve fare? Aspettare di vedere chi vince o disattivarlo subito?

  5. Se ti consola, navighiamo nelle stesse acque digitali. Me la sono posta anche io questa domandona, perché anche io uso Symantec. Non c’ è antivirus che tenga.

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