Il genio che non voleva essere chiamato genio

Fra un pò, il 16 marzo, saranno dieci anni senza Carmelo Bene. Tanti, molto più bravi di me, ne tesseranno le lodi e lo definiranno per quello che era: un genio. Anche se lui ha sempre esorcizzato i complimenti troppo vistosi. “Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento” diceva sornione. E’ nato strano (con quattro nomi: Carmelo Pompilio Realino e Antonio) ed è morto strano, per l’amatissima sorella se ne è andato da questo mondo addirittura non per mano sua, ma si sa come sono le sorelle. L’ho visto molte volte a teatro, quando vivevo nelle Marche, ricordo lo stordimento del play-back e anche l’annuncio dell’addio dato “ufficialmente” almeno tre volte.  Salvo poi ricominciare, senza spiegare niente. Ho avuto la grande fortuna d’intervistarlo, a Jesi, e ricordo, fra le tante, una frase: “noi siamo quello che siamo stati”, insomma ci portiamo dietro tutto. La uso spesso per far capire quanto sia importante il peso della memoria. Si definiva l’ultimo dei maledetti, in “prossimità con il demonio”, e dentro aveva una grande rabbia, forse quella di essere diventato popolarissimo lui che si vantava di fare teatro antipopolare. Fra tutte ricordo soprattutto l’ultima volta che l’ho visto, nel 2000 a Fregene, due anni prima di morire, premiato per la poesia. Mi beccai anche un insulto perché quatto quatto mi ero alzato per andare a fumare una sigaretta, lui dal palco (come tutti i veri artisti) se ne accorse, la prese come un’offesa, e imprecò: “Tanto me ne vado, stavolta per sempre”. Pensavo al guizzo dell’ennesima farsa e invece era proprio l’addio vero: non al teatro ma alla vita che per lui era la stessa cosa. Eppure mi resta un dubbio: forse ci ha beffato un’altra volta, perché uno come lui è immortale. E magari un giorno o l’altro ce lo ritroviamo davanti.

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21 thoughts on “Il genio che non voleva essere chiamato genio

  1. PINO l ho visto a teatro un paio di volte… da un lato lo amavo ( era veramente un genio fuori di testa ) dall’altra mi paralizzava, mi faceva paura…quasi lo detestavo. Trasmetteva un senso di superiorità intellettuale imbarazzante…insomma forse non riesco a spiegarmi !!!

  2. Ti spieghi benissimo. Ricordo ancora quegli occhi diabolici quando l’ho incontrato. Però non ero imbarazzato… mi pareva di stare davanti a un Caravaggio, tanto per dire, mi dava forza.

  3. cavolo sono già dieci anni…! anche io non ho mai avuto la fortuna di vederlo dal vivo, ma condivido pienamente quello che dice marcello. era comunque un artista difficile, nel bene e nel male.

  4. condivido i vostri pensiero su Carmelo Bene, una frase mi ha fatto sorridere che era l’ultimo dei maledetti , mi ha fatto ricordate una frase di un mio zio Napoletano emigrato in america , le poche volte che l’ho incontrato mi ripeteva “cara mia i Savastano razza maledetta” non ho mai capito il perchè e lui stesso non lo spiegava
    Ciao

  5. I giornalisti sono impermeabili a tutto. Arrivano sul cadavere caldo, sulla partita, a teatro, sul villaggio terremotato, e hanno già il pezzo incorporato. Il mondo frana sotto i loro piedi, s’inabissa davanti ai loro taccuini, e tutto quanto per loro è intercambiale letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera. Cinici? No frigidi.
    CARMELO BENE

    Pino lo vedi ? hai rischiato la vita !!! :)

  6. I geni non amano essere definiti tali, eppure il loro insegnamento è continuo, la sorpresa eterna. Ecco: un vero genio è eterno, ed è per questo che un bel giorno, all’improvviso, ce lo ritroveremo davanti.

  7. L’ho conosciuto veramente molto poco…anzi lo conosco quasi per niente si può dire – anche perchè ero piccola – comunque sarò una voce fuori dal coro ma..non mi ha mai ispirato particolarmente, sono sincera. Diciamo che non è il mio genere, ecco. Ma non so dire il perchè.
    Poi magari come persona era un grande, cioè geniale… – so che lo frequentava una mia amica di anni fa – però come artista non ho mai veramente saputo spiegare il perchè..ma non mi ’emoziona’ particolarmente.

  8. Sicuramente non era uno “qualsiasi”, insomma era uno assolutamente fuori della norma e basta questo per definirlo eccezionale. Io credo invece che era più geniale come artista che come persona.

  9. Non mi piace il teatro “di maniera”, per carità, e quelle rappresentazioni ‘didascaliche’. Però nemmeno quello di..”ricerca” inteso in senso troppo estroso e d’avanguardia: mi suscita da sempre un’istintiva antipatia. Eppure sono sempre stata un”anti-borghese’… Sarà che non riesco proprio a ‘capirlo’… mi innervosisce, quasi, mi dà un sottile senso di…astratto. E’ come l’arte astratta.
    Sarà che sono rimasta a Stanislavskij… ma quello è il metodo e la recitazione che mi piace.

    Sensazioni è… ripeto: solo sensazioni. (cioè posso anche dire delle cretinate enormi).
    Del resto l’arte è così.

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