Se muore uno di noi

Oggi in Siria un razzo ha ucciso un giornalista francese, Gilles Jacquier, che seguiva una manifestazione anti regime in uno dei teatri più infuocati di questo mondo alla deriva. Ed è già il quinto reporter che cade quest’anno. Gilles è morto lontano da casa, era uno che ci credeva, uno bravo tanto da aver vinto per due volte il premio Alpi. Non lo conoscevo, ma soffro come se fosse un amico e gli dedico queste righe scritte qualche anno fa, quando anch’io correvo per “vedere cosa succede” per poi raccontarlo agli altri. E mi sentivo fortunato. Sembrano scritte oggi.

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.  

Reportage da Homs, dov’è morto Gilles

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23 thoughts on “Se muore uno di noi

  1. Correva l’anno 2008 e dovevo decidere su cosa incentrare la mia tesina di maturità. Volevo farla sulla fotografia, mia passione, ma ancora non sapevo che temi affrontare.

    Capitai, per caso, in un blog che con il suo raccontare storie che nessuno altrimenti racconterebbe, quelle dei giornalisti, mi convinse a farla sul fotogiornalismo e la fotografia di denuncia.

    Il blog si chiamava InQuestoMondoDiSquali.

    Grazie, Pino.

  2. E noi continuiamo a sentirci sempre in debito con chi si ostina a raccontarci quello che vede, che sente e che prova in quei contesti così assurdi, ostili e pericolosi. E quasi in colpa, quando va a finire come non dovrebbe mai.

    1. Pino calciatori e piloti si arricchiscono per farci DIVERTIRE. NON CI VEDREI NIENTE DI MALE SE UN REPORTER DIVENTASSE BENESTANTE ATTRAVERSO IL SUO LAVORO svolto banalmente ( si fa per dire) per RACCONTARE le guerre e gli orrori in giro per il mondo.

      1. Ehi…ma neanche lontanissimamente. E’ uno stipendio medio e non si guadagna andando in guerra, c’è un contratto di lavoro (per chi ha la fortuna di averlo) che è uguale per chi fa cronaca così come sport o spettacoli o politica. I giovani poi non ne parliamo, guadagnano due lire.
        E forse hai capito adesso perchè non mi commuovo per i Santoro.

  3. L’esame è andato bene, la presentazione della tesina un po’ meno, perchè mi hanno fatto andare veloce e tirar via dei pezzi proprio nella parte in cui parlavo di Ilaria Alpi ed esponevo una riflessione in merito ai giornalisti caduti.

    Sono rimasta abbastanza delusa!

  4. Ricordo che tanti anni or sono, ero ancora giovane, ho visto un documentario di guerra in bianco e nero dell’allora Istituto Luce. per un paio di volte su un lato dello schermo è apparsa una piccola croce. Non sapevo di cosa si trattasse poi mi hanno raccontato che era uso mettere una croce là dove l’operatore era stato ucciso. Se succede oggi ne parlano i tg e per poco possano dire descrivono l’uomo (o la donna), te lo rendono meno anomimo, meno lontano. Allora c’era solo quella crocetta, senza nome e senza storia. Giornalista o reporter ignoto.

  5. …nessuno di voi sarà un eroe… ma irrimediabilmente lo diventate, al momento che , per riuscire a svolgere al meglio la vostra “privilegiata” professione, diventate un tramite col resto del mondo…. accettando il bene e il male, gli onori e gli oneri, i sacrifici e i privilegi;
    solo che , da un pò di tempo a questa parte , e sempre di più, questo “male, questi oneri e questi sacrifici ” travolgono le vostre ultime parole dettate al mondo , alle genti il più delle volte inconsapevoli , mentre con gli occhi assonnati del mattino, fra un caffè , uno sbadiglio e una sigaretta , sfoglia svogliatamente il quotidiano acquistato all’angolo…
    inconsapevoli, che dietro ad ogni rigo d’inchiostro si possa celare l’anima di un “privilegiato”, l’essenza ultima di un ulteriore..eroe.
    Addio, Gilles, ..e che la terra ti sia lieve.

  6. Ho letto anche il post sul giornalista che scrive di mafia, in Emilia ed è costretto a vivere sotto scorta.
    Anomalo questo paese… è più facile che venga attaccato chi denuncia le sue storture e per farlo rischia la vita, piuttosto che vengano eliminate, dal basso, le storture!
    Intanto quel reporter. morto in Siria, verrà sicuramente sfruttato dal regime!

  7. Ha scritto Paolo Carpi, un mio vecchio eccellente compagno di viaggio, a proposito di Gilles: “Eravamo insieme a Tripoli a febbraio, aveva due gemelline di pochi mesi…” Ecco, una persona.

  8. Se continua così purtroppo, quest’ anno si batte il record di cronisti morti. Intanto le guerre non mancano, i folli al potere scalpitano. E non c’ è ironia nel dire questo.

  9. Un’altra persona che dava la possibilità di vedere la realtà di queste situazioni ora non potrà più farlo. Una persona che faceva con passione il suo lavoro, che ci credeva. Grazie a voi l’informazione arriva nel mondo e ogni volta che la notizia invece è quella della morte di uno di voi è sempre un grande, grandissimo dispiacere.

  10. [OT Global Recession – Italia]: Bari, quando la coppia suicida scriveva «La politica ci dia una mano»

    …LA VICENDA – Domenica scorsa l’epilogo. Salvatore De Salvo è stato trovato su una spiaggia a San Girolamo, alla periferia nord di Bari. Sua moglie, invece, è stata ritrovata morta in una camera dell’hotel «Sette mari», distante solo pochi metri dalla spiaggia dove è stato trovato il marito. I due avrebbero ingerito un grande quantitativo di barbiturici…

    MORE: http://bit.ly/wbNaMl

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