Il lungo silenzio su Emanuela

“Sono deluso – ha detto Pietro Orlandi – , hanno perso una grande occasione per riscattare 28 anni di silenzio. Oggi ci speravo…”. Il fratello di Emanuela è convinto che al Papa “non hanno permesso di parlare”. “Spero che trovi il coraggio per abbattere il muro di silenzio e omertà che c’è sia in Vaticano che nello stato italiano – ha aggiunto – . Evidentemente la verità dà fastidio a qualcuno. Io mi sono rivolto al Papa perché sono cittadino vaticano, ma le stesse domande andrebbero poste allo Stato. Tra Stato e Vaticano ci vorrebbe più collaborazione. Spero che prima o poi si mettano la mano sulla coscienza. Io ho pazienza”. Terminato l’Angelus un centinaio di persone ha inneggiato a Emanuela, rispettosamente guardati a vista dai gendarmi vaticani. fonte  La vicenda

La storia di Emanuela Orlandi è lunga e difficile. Sulla sua scomparsa è stato detto tutto e il contrario di tutto, ma è certo che va legata a grandi, forse grandissimi misteri. Nella ricostruzione della vicenda esistono sicuramente molte  ombre che riguardano il Vaticano. E fa bene il fratello a chiedere chiarezza, anche se la speranza di ottenerla sono poche. Ricordo che un giudice romano per anni ha atteso invano risposte alla rogatoria. E poi c’è quel legame con i boss della Magliana mai chiarito. Il fatto è che dietro il sequestro probabilmente ci sono affari giganteschi e non ci si può aspettare purtroppo soltanto che un fragoroso silenzio. 

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8 thoughts on “Il lungo silenzio su Emanuela

  1. io spero solo che la verità vinca su tutto! è assurdo ciò che sta succedendo, sembra quasi surreale, che il Papa non si sia degnato di far sentire la sua voce in un’occasione come questa…..tutta l’Italia , anche se non presente, partecipava, e quantomeno il capo della Chiesa avrebbe dovuto dimostrare interessamento…..
    Che c’è qualcosa sotto, o dietro, tutti oramai lo sappiamo…ebbene : che venga finalmente fuori tutto il “marcio” , la doppia faccia di un mondo che per millenni ha rappresentato i valori di Dio, e che si sta dimostrando ipocrita e falso!
    Ora è importante proseguire, più che mai……vogliamo proprio vedere dove si arriverà….

  2. Purtroppo, da sempre, tutto quello che avviene dietro le mura del Vaticano è coperto da un assoluto silenzio. Invidio la forza del fratello di Emanuela, ma non credo che stavolta si farà eccezione.

  3. Benefattore? Me sa che quarcheduno nun se regola. Drénto le mura ce so troppi troppi segreti. Da quannero regazzina annavo a li prati sotto le mura e me chiedevo chi ce stava dereto a ste muraje. Mo lo so quanto potere ce sta la dereto.

    ‘Na spina ner còre

    Drénto la città eterna ce so li sette colli,
    l’urioni, li quartieri, li suburbi, le zone
    e c’è pure Fiume che ce passa drénto.
    Quanno camino pe’ stà città
    quante storie antiche vorrei riccontà.
    Me viene ‘n mente ‘na storia strana
    de ‘na certa spina ner còre de Roma.

    Le città spess’e volentieri so martoriate
    dar potere e puro pe fa li quadrini.
    A morti rioni janno tajato le ràdici
    e a li borghi janno spuntàto l’ali…
    Co ‘n mischiétto de carte
    hanno sparecchiàto le case vecchie,
    pe méttece tocchi de marmo bianco, senza età…

    Sampiè …che delusione!
    Armeno Tu da drénto er cuppolone
    potevi ribbellatte e scatenà er putiferio,
    ma t’hanno tappato la bocca
    senza criterio.
    Me fa specie hai tradìto
    er sor Borgo Pio, lui te stava accosto.

    Nun hai arzato neppure ‘n deto
    pe daje agliuto.
    Pòro Borgo Pio lui t’amava!
    Indove è finita la fraternità,
    la storia e le case antiche?
    Ar posto de la spina, janno impostato a sintinèlla
    du file d’ obbelischi pe illuminazzione.

    Ma tu Borgo dije che le case vecchie
    co l’odore de li cammini
    lo preferivi a la puzza de le bancarelle,
    eppoi indove lo metti er subbùjo
    frettoloso de li pellegrini.
    T’aricordi quanno la matina te svejavi
    co er vocio de li regazzini?

    Quante scarpe se so conzumàte
    a risercià su li sampietrìni…
    Lo so Borgo mio,
    ciai la còllera drénto er còrpo.
    ‘Na voja de sfogatte e dije ‘n po’ de parolacce!
    Stabbono… stabbono nun te fa’ sentì
    dar potere… stabbono!

    Dije che pe er male che t’hanno fatto
    te piacerebbe
    segà er passetto,
    sampietro, inzieme ar colonnato.
    Dije che a te la spina ner còre
    te sconfifferava un fregaccio…
    e te serviva pe’ vive.

    Dije che da quanno
    t’hanno sfilata sta spina,
    pe corpa loro da la matina a sera
    seguiti a sanguinà drénto er còre.
    Dije che sei ‘na rosa e rivoi la spina.
    ‘Na rosa antica nun è rosa
    se nun c’ha la sua spina.

    franca bassi

  4. La salma è quella di De Pedis. Gli esami dattiloscopici hanno confermato che il cadavere nella tomba tumulata nella basilica di Sant’Apollinare è di De Pedis. Le impronte infatti hanno permesso l’identificazione del cadavere, consentita anche grazie al buono stato di conservazione del corpo.
    All’interno della bara di Enrico De Pedis è stata trovata una cassetta con altri resti che potrebbero non appartenere al boss.

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