Il pianeta malato

I danni dei cambiamenti climatici: in dieci anni 710 mila vittime e 14 mila catastrofi. Siccità, inondazioni, alluvioni, ondate di caldo: negli ultimi 20 anni, tra il 1991 e il 2010, la Natura ha presentato il conto ai meno abbienti, Bangladesh, Myanmar, Honduras, che hanno tributato il maggior numero di vite umane ai disastri climatici. Ma già dall’anno scorso, anche i paesi più solidi hanno cominciato a fare i conti con le conseguenze del surriscaldamento del pianeta: le 56.165 vittime dirette dell’afa che ha colpito l’anno scorso la Russia portano la nazione di Putin al quarto posto nella classifica compilata da Germanwatch, organizzazione non governativa tedesca, per determinare l’Indice globale di rischio climatico. Per semplificare: la graduatoria dei paesi che hanno sofferto di più, in termini di perdite umane e materiali. segue

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13 thoughts on “Il pianeta malato

  1. spero di sbagliami, di zittire per una volta il mio pessimismo, ma temo che anche da questo incontro, non uscirà niente di buono…..

  2. Non è che conforti molto sapere che le disgrazie hanno per calamita i paesi più poveri e indigenti. Ci si aspetta dagli addetti ai lavori una soluzione seria e concreta al problema, non la conta dei danni.

  3. Sulla terra abbiamo acceso troppi fuochi. Abbiamo avvelenato l’aria, adesso si pensa che interrompendo il traffico si possono sanare queste ferite. Abbimo fatto troppi danni, il nostro pianeta è un malato molto grave, sarà molto difficile curarlo.

  4. Ci sono vari progetti ( fattibilissimi e non utopici ) che dimostrano la possibilità di ridurre entro 20 anni il consumo di carburanti a livello mondiale del 50%. Inoltre questo nuovo moedello di sviluppo sarebbe in grado di creare svariati milioni di nuovi posti di lavoro. Ma i potenti del mondo stanno bene così. A loro non gli frega niente. Quello che interessa loro è sfruttare nell’immediato cose e persone. I veri malati sono queste persone. Basta guardare quello che stanno combinando a livello politico ed econmico. Come si può sperare in questa classe politica e dirigente. E non saranno i vari Monti al salvare il Pianeta perché alla fine anche questi sono il frutto di questo sitema di sviluppo malato. Stiamo perdendo tempo prezioso.

    [OT]
    Aggiungo un ulteriroe brutta notizia per “quelli della Torre” : non vado più in Germania. La ditta per cui lavoro , dopo aver ricevuto la mia richiesta di licenziamento volontario , mi ha chiamato e mi hanno offerto a partire da Gennaio 2012 un contratto a tempo indeterminato , aumento dello stipendio del 20% all’anno per 5 anni. Ho accettato :)

  5. BRAVO Francesco, sono davvero contenta per te, una volta tanto il merito riconosciuto.
    E la bravura..personale, la cosa principale di cui andare fieri, con se stessi ;-)
    Complimenti sul serio. E stra-in bocca al lupo…qui in Italia, col nostro clima, il nostro mare, i tuoi affetti, il più bel paese del mondo nonostante tutto… qui, tra noi. Sorriso luminoso :-)

  6. ..dentro questa torre sono un po’ freddini… ma in fondo tutti vogliono bene alle “piccole pesti”! ;-)
    Grazie a te… che non tutti i cervelli sono in fuga! per fortuna qualcuno, se rispettato, resta.

  7. Venue: Central Tent, Università IUAV di Venezia, sede ex Cotonificio Veneziano, Dorsoduro 1827 September 21, 2012
    Intervento Luca Mercalli (Torino, 24 febbraio 1966)
    Climatologist, Italian Meteorological Society (volto noto anche della RAI)
    SCENARI III Conferenza internazionale Venezia 2012 Scenari globali
    “I problemi fisici ambientali per i quali si parla di Decrescita per se il mondo non avesse dei limiti non avremmo motivo di parlare di Decrescita i sono invece dei pensanti limiti fisici alla nostra economia ed uso delle risorse nella produzione di scorie ed inquinanti e sono tra i principali motivi per far ripensare il sistema economico nel senso di decrescita Tutt’al più questo messaggio non passa nell’informazione né nella politica né nell’economia tradizionale. Persino questa mattina sul quotidiano La Repubblica mi è capitato di leggere l’editoriale a firma di Alexander Stille che apre timidamente “Se crescere è antieconomico” fa una critica benvenuta sul PIL ma mi ha sorpreso un passaggio del PIL che vi leggo

    “Può essere vero che le risorse del nostro pianeta non permettono crescita all’ infinito, certamente non l’ uso dei carboni fossili, ed è anche possibile che le economie più avanzate non possano più tornare ai tassi di crescita che hanno accompagnato la ripresa dell’ ultima guerra mondiale, ma un mondo senza crescita può anche rivelarsi un mondo più brutto, e più disuguale, dove i vari soggetti politici si combattono per risorse limitate e i più ricchi si proteggono come meglio possono.”

    Mi ha sorpreso per il tono possibilista. È come se gli economisti pensino di poter venir a patto con le leggi fisiche. Non siamo ancora riusciti e quando uso questo plurale parlo a nome di tutti coloro che studiano discipline che osservano il mondo reale (Colleghi che studiano chimica,oceanografia, biologia, metereologia micro biologia). contrapposto ad un’economia che pensa di poter fare a meno dei risultati di questa ricerca scientifica che ci dicono che stiamo raggiungendo i limiti invalicabili decisi da leggi fisiche invarianti cioè che funzionano dalla nascita dell’universo circa 13,5 miliardi di anni. La Terra ha 4 miliardi e mezzo di anni . L’uomo come homo sapiens c’è da duecento mila anni. L’economia classica capitalistica chiamatela come meglio credete c’è da due secoli mi sembra che sia un atto di forte presunzione pensare che questi limiti fisici che sono stati individuati in questo articolo siano vissuti come qualcosa che non si può fare ameno di considerare ma che se si vuole si possono omettere. Non si tratta di optional la termodinamica non è un qualcosa con cui possiamo venire a patti decide lei tutto per noi semmai deve essere la nostra economia che deve cercare di inserirsi all’interno di quelli che sono i vincoli fisici.
    Vi parlerò di alcuni di questi vincoli. Partiamo dal “Rapporto dei limiti dello sviluppo della crescita” già del 1972 di Aurelio Peccei che era un economista torinese fondatore del club di Roma che incaricò il primo rapporto dei limiti della Crescita. Ugo Bardi ha compiuto degli studi eccellenti rimettendo aggiornando ad un paio di anni fa la situazione questa è la copertina del suo libro che oggi ci dicono molto di più rispetto a quelle prime simulazioni di quarant’anni fa che dicono che l’umanità sta vivendo con risorse al di sopra dei propri mezzi. Questa pubblicazione è fondamentale è uscita su Nature nel 2009. Dice bel suo titolo “Uno spazio operativo sicuro per l’umanità” in termini di vincoli fisici non vincoli economici. Cambiamenti climatici acidificazione degli oceani l’apertura del buco dell’ozono, ciclo dell’ozono alterato, ciclo del fosforo che sta per essere alterato, l’uso del suolo la cementificazione la perdita di biodiversità l’emissione aerosol che guardiamo con inquietudine ma che non si riflettono direttamente sulla nostra vita. L’inquinamento chimico si manifesta con malattie tumori con allergie. Questi motivi presenti in questa pubblicazione non ha lascito alcun segno nella riflessione dei governi.
    Conosciamo l’impronta ecologia conosciamo che viene vissuto dall’informazione come Earth Over Soot Day celebrato il 22 di agosto ma che viene da’informazione posto sullo stesso piano della partita di calcio o di gossip politico. Questo è l’approccio incredibile dell’informazione. Cioè la casa brucia ma noi possiamo anche girando pagina occuparci del colore della tappezzeria… Ma se la casa brucia quello è il problema quello è l’argomento di base che dovrebbe occupare il dibattito politico filosofico del mondo che invece passa con una posizione di cultura generale come occuparsi di cultura generale
    Ci sono altri due articoli autorevoli che dicono che l’economia si deve occupare di problemi fisici il titolo di uno di questi uscito, nel 2012, “Stiamo raggiungendo il collasso della biosfera terrestre” Questo è un titolo che dovrebbe lasciare attoniti i nostri politici o lanciare un dibattito ebbene quest’articolo di Barnosky e collaboratori non ha lasciato la benché minima traccia nell’ informazione italiana” L. Mercalli
    fonti Intervento Luca Mercalli trascritto dalla video conferenza da Rosaria Di Girolamo
    biblio
    A Stille articolo editoriale La Repubblica 21 settembre 2012
    ma già nel blog dell’autore :
    http://triskel182.wordpress.com/2012/09/21/se-crescere-e-antieconomico-alexander-stille/
    Rapporto sui limiti dello sviluppo : http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo
    Aurelio Pecci : http://it.wikipedia.org/wiki/Aurelio_Peccei

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