La storia di Adama

Quando ha chiamato i carabinieri per denunciare di essere stata derubata, stuprata e ferita alla gola dal suo ex compagno le hanno controllato i documenti. E poiché non aveva le carte in regola, l’hanno rinchiusa al Cie, il centro di identificazione ed espulsione, di Bologna. È la storia di Adama, donna migrante arrivata in Italia nel 2006, lasciando quattro figli in Senegal da mantenere. La storia che nella Giornata contro la violenza alle donne le associazioni Migranda e Trame di Terra denunciano a gran voce: “Una doppia violenza come donna e come migrante”. Con un appello, che corre in rete (www. migranda. org), a tutte le donne e alle istituzioni cittadine: “Liberate subito Adama dal Cie, concedetele un permesso di soggiorno che le consenta di riprendere in mano la propria vita”. segue  L’appello

Advertisements

18 thoughts on “La storia di Adama

  1. Violentata, derubata e poi…è sempre la persona più debole che paga il conto.
    Provo grande dispiacere per Adama, grande vergogna per chi non la protegge. Che centrano i documenti con la violenza. E’ una creatura che ha patito e sta patendo. Maledetta la burocrazia. :(

  2. «Ti senti come perseguitato dal destino, ma tanto è inutile perché non ci si può far nulla». A parlare è Aureliana Russo, madre di Marta, la studentessa uccisa il 9 maggio 1997 da un colpo di pistola all’università La Sapienza di Roma. Per quel colpo sparato accidentalmente, furono condannati in via definitiva Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, all’epoca assistenti universitari. Oggi, racconta Il Fatto Quotidiano, Scattone insegna storia e filosofia al liceo Cavour di Roma. Marta Russo frequentò quell’istituto per tre anni.

      1. Naturalmente la colpa non è certo delle forze dell’ordine che devono rispettare la legge. E’ la legge che è sbagliata.

  3. OT – informazione di servizio per Pino. Visto che la piattaforma su cui stà il mio blog stà per chiudere anch’io sono migrato verso altri lidi, wordpress nella fattispecie. Visto che chi prima arriva meglio alloggia, io da buon ultimo non ho trovato libero nè il mio nickname “barba” nè il nome del blog. Per cui d’ora in avanti mi leggerete con questo nick.
    Ex Barba.

  4. OT-OT

    Io credo che bisogna chiamare i carabinieri ;))) e arrestare tutti i bianconeri oggi in rosa. Il reato è evidente: per furto aggravato.

  5. Un altro dramma della disperazione.

    Due cadaveri sono già stati restituiti dal mare in tempesta. Sono stati trovati sulla spiaggia, e subito ricoperti dai teli bianchi dei soccorritori. Ma potrebbero esserci anche altre vittime nel naufragio che si è verificato oggi pomeriggio al largo di Brindisi. Una barca a vela, un quindici metri, con a bordo 74 migranti, in prevalenza cingalesi, afghani e pakistani, è finita alla deriva in un tratto di mare agitato da onde a forza 5, e dopo aver rollato per ore in balia dei frangenti, ha perso la rotta ed è finita per incagliarsi sulla scogliera. Ed è stato in questi drammatici momenti che alcuni dei passeggeri dell’imbarcazione sono finiti in mare.

  6. Adama è uscita stasera dal Cie. E immediatamente è stata portata via. Perché la sua vita possa ricominciare in un luogo segreto e sicuro. Sono le donne della rete Migranda, che hanno denunciato il suo caso proprio nella Giornata contro la violenza alle donne, ad abbracciarla prima di consegnarla a chi la proteggerà. E’ la fine di un incubo per la donna senegalese senza permesso di soggiorno, e per questo reclusa al Centro di identificazione ed espulsione di via Mattei dopo che aveva denunciato alle forze dell’ordine le violenze subite da parte dell’ex convivente nella casa a Forlì. Le sue prima parole: «Non immaginavo questo calvario ero semplicemente andata a denunciare ai carabinieri la violenza di cui ero stata vittima – le sue prime parole – qui dentro è stato terribile, una grande sofferenza, i primi giorni stavo male e non ho mangiato. Ringrazio chi mi ha aiutato dandomi forza. Ora sono felice». E’ stata proprio la Procura di Forlì a dare il via libera al rilascio di Adama, dopo che la questura di Bologna aveva girato il caso ai giudici romagnoli. Adama è stata rilasciata in virtù dell’articolo 18 della legge Bossi-Fini, che prevede il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Un provvedimento riservato alle donne che subiscono violenza.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s