Quando cambia il vento

Per anni, molti anni sono stato l’inviato dell’emergenza e potete capire quindi quanto mi manchi non essere dentro l’alluvione dopo averne raccontate tante. Poi la Liguria la conosco benissimo, ho tanti amici, e mi dispiace davvero di non essere adesso a Genova e alle Cinque Terre (oppure in Piemonte). L’esser fuori della Rai mi ha fatto mancare altri eventi importanti che avevo seguito da vicino, come Battisti e la Libia, ma è la legge del tempo. Accanto alle tragedie di questi giorni però sta accadendo qualcosa che invece non mi manca affatto ed anzi mi rallegro della possibilità di stare lontano dai corridoi. Cambia il quadro politico e conosco a memoria quello che avviene dentro e intorno quelli che erano i miei uffici. L’ho vissuto talmente tante volte che mi sembra quasi di vederlo. Un’agitazione incredibile, l’affanno del riposizionamento, tripli salti mortali, la negazione di qualsiasi accordo che non sia più di moda, la ricerca di quelli che forse saranno i nuovi “padrini”, tradimenti accordi e promesse, la crisi di quelli più schierati e l’euforia delle presunte vittime che adesso aspettano il risarcimento. E’ sempre successo e dirò di più: quelli a indovinare dove va il vento sono sempre gli stessi. Conosco colleghi e colleghe in prima fila con D’Alema e poi in prima fila con Fini. Intuisco che adesso staranno in prima fila con Casini, ma non sono un professionista della questione, potrei sbagliare. Quando mi è capitato di vivere situazioni simili mi sono messo in ferie oppure ho cercato trasferte lunghe, lunghissime così da tornare a cose fatte. Mi sono rifatto vivo puntualmente dopo il cambio di direttore (ne ho avuti diciotto, comprese le repliche: alcuni non ho fatto neanche in tempo a conoscerli fisicamente, per esempio Brancoli), cioè quando diradato il fumo dei soliti noti, assestati i nuovi organigrammi e ricompattate le bande è tornato a prevalere l’arrosto. Insomma il lavoro sul campo. Onorando il vecchio principio dell’indimenticabile Frajese per il quale “i diciotto che fanno il tg non corrono rischi”. Sempre iperbolico, ma grande cronista.

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59 thoughts on “Quando cambia il vento

  1. Una volta era più facile: non li invidio poverini. Adesso è più complicato indovinare con quest’autentica follia che è diventata la politica. Quasi quasi è divertente ;)))

  2. Vero, che tristezza gli uffici, sono proprio tutti uguali… un arrivismo agguerrito, competizioni affilate come la lama di un coltello, malelingue, dicerie, dispetti, invidia…in una parola: piccinerie.
    Come comparare con la soddisfazione di viaggiare in tutto il mondo…trovarsi in posti diversi anche nell’arco dello stesso giorno, soprattutto LIBERI, senza dover render conto a nessuno se non del proprio lavoro svolto con passione? Ho sempre pensato che nella vita si può svolgere qualsiasi mestiere purchè ci sia passione: non si sopravvive altrimenti, ai momenti di vuoto, al tempo che passa, alla gente…. tipo di cui sopra. E l’accumulare Esperienza….un bagaglio infinito che resta tutto dentro in una vita stravissuta, non ha prezzo. Per tutto il resto…ci sono i “riposizionamenti”.
    Già… adoro i gabbiani. ;)))

  3. ;))) In realtà in ufficio sono stato pochissimo. Un mio vecchio grandissimo capo, Roberto Morrione, dopo tre giorni che stavo nei corridoi e che scalpitavo diceva sorridendo: “si vede che stai in crisi d’astinenza”… E mi faceva ripartire… Ai tempi belli anche otto mesi su dodici fuori, in giro per il mondo. No, non ha prezzo: mi sento ricchissimo (e straordinariamente fortunato).

  4. Walter, mi dispiace ma non ho il documento, devi credermi sulla parola. Anche perchè in tv non si è visto. Stavo a piazza Cavour (Roma) sotto la Cassazione per la diretta sul caso Sofri, lui mi viene dietro pronto a colpire, allora io mi sposto davanti alla fontana, lui insiste e entra nella fontana alle mie spalle, io mi limito a una bella gomitata doppia e finisce nell’acqua. Finito il collegamento viene da me e sorride: “collegamento bagnato collegamento fortunato”. Un’altra volta l’ho trovato davanti a un palazzo crollato. L’ho anticipato: “Qui ci sono i morti, non ti azzardare”. Non si è azzardato, l’ho convinto. C’è di peggio, come quando a Quindici per l’alluvione dietro avevo i mafiosi.

  5. hai preso a microfonate quel pirla di paolini??? Non ho presente la scena, ma ho stampato nella memoria, il calcione che gli diede il bravissimo Frajese!
    Casco giù dal pero….. leggo ora che non sei più in Rai. Che è successo? Pensione o…..?

    I movimenti tellurici pre elettorali…. incredibile davvero, devono proprio essere artisti del trasformismo…. roba che nemmeno Arturo Brachetti, riuscirebbe ad eguagliarli!
    E taccio sul galleggiamento……
    Ciao

    1. Ho appena raccontato la scena, nessuna microfonata: solo una bella spinta…
      Quella parola che hai usato (a proposito della mia avventura in Rai) non mi piace. preferisco parlare di “fine corsa”. Che poi la corsa non finisce mai.

      1. Peccato che nonostante le gomitate, le microfonate e i calcioni, è sempre in circolazione!
        Ora ho letto la tua spiegazione e ho letto anche di quello che ti è successo a Quindici, francamente non ho parole!

        Fine corsa, però sa tanto di capolinea (alla fine l’autista che è in me, esce fuori anche quando non lavoro!)…. insomma mica è tanto meglio di pensione …..

  6. …e quando non cambia il vento: comprate un ammorbidente al feltri infeltrito! uno che manca di spirito di immedesimazione oltre che di analisi fondate sulla realtà non dovrebbe consultare nè i “mulini a vento” nè i riposizionamenti: l’immobilismo del pensiero è assolutamente statico.

  7. Per la serie bisognerebbe eleggere chi non si candida… come mai non ho fiducia in nessuno, ma proprio nessuno dei versanti politici, mentre le analisi di Rampini mi ispirano? perchè è un umanista… un po’ ‘filosofo’ anche, e se ci fosse uno statista illuminato uno! che allora si rifacesse alle considerazioni di uomini intelligenti oltre che onesti…nascerebbero anche le capacità più ‘tecniche’ per risollevarci da questo baratro.

  8. Ce ne sarebbe un altro….

    « Caro C., non possiamo proseguire la nostra via che attraverso lo straniero che ospitiamo – e che chiamiamo ‘nostro’ Io. Questo è il vero volto dell’altro, del prossimo ineludibile, appiccicato a noi come un incubo! Hospes/hostis, necessariamente. ‘Assicurarcelo’ è impossibile. »
    (Massimo Cacciari, Della cosa ultima, Adelphi,

    1. Sì…sull'”Io” sono molto d’accordo, e anche sul processo di identificazione che preferisco chiamare “immedesimazione”…nell’altro, però preferisco Rampini a Cacciari. Perchè Rampini…si sente che ci crede proprio in una globalizzazione sociale dal volto umano… è proprio bello, una bella persona dentro veramente. E’..più interiore, anche un tantino più spirituale..un vero umanista. Cacciari lo vedo più per l’intelletto astratto, tanti giri di parole per poi dir nulla…che un po’ ci marciano alla fine su questi intellettualismi.. ma attorcigliati su se stessi. Poi di spessore, sì, mica uno qualunque ci mancherebbe, ma troppo nella testa e nel pensiero ‘scientifico’, anche quello limitante.
      (prima, ospite dalla Gruber, Rampini ha detto anche come tra gli errori della sinistra c’è stata anche troppa fiducia in questo neo-liberismo… anzichè concepire un’europa e/o i mercati anche come un’esportazione di diritti sociali… ecc.ecc. – devo leggere il libro ancora, quindi non ne so di più ma..lo ‘Sento’. Anche quando si sgola già da anni a dire di instaurare un capitalismo più umano…insomma sono diversi, secondo me, ma Rampini mi ispira davvero fiducia per un mondo più umano).

      1. Cacciari ha fascino: è il classico tipo con cui faresti le 5 di mattina a parlare…magari davanti a una bella bottiglia di vino bianco… così. ;)))

  9. @ Walter Noooooo!!! sarebbero parole lucidissime e affilate come una lama..e quel tanto di astratto che basta per fluttuare…tra i meandri della notte, delicata come il vino, fino all’alba… ;)))

    (ora sembro marta marzotto tra un po’ no eh! acqua acqua)

  10. Siamo tutti filosofi con un fiasco di vino da svuotare, ma chissà, può essere pure che si addormenta lui ascoltando me.
    Comunque nei commenti si nota che non c’ è convinta alternativa politica. Chi potrebbe fare, si tiene alla larga.

  11. @Pino. Tuo post delle ore 19:49

    Ma che intendevano fare i mafiosi dietro te a Quindici? Che volevano costoro, il pizzo per il Servizio giornalistico?

  12. Mi controllavano, cioè controllavano quello che dicevo. Che per esempio Quindici è in mano alla camorra.
    Dopo un giorno sono andato da quello che sembrava il capo e gli ho detto: “adesso potrei chiamare i carabinieri e farmi proteggere e dire tutto quello che so, o ve ne andate o cominciamo a parlare di cose serie”. Se ne sono andati.

  13. Mi diceva un mio parente del paese, ma è tutto da verificare quindi, vale e non vale niente: a Quindici tutte le famiglie e gli abitanti, pagano un forfait di 10-20 euro al mese ai signori di cui sopra…per tranquillità.

  14. Probabile. Il sindaco è stato indagato per mafia. E quando le ruspe hanno buttato giù i palazzi pericolanti hanno scoperto autentiche santabarbara.

  15. occhio che comunque Cacciari ha un caratteraccio. Lo so io che da giornalista mi ci sono una volta scontrato quando era sindaco(primo mandato, quindi parliamo di quasi vent’anni fa) per una semplice questione organizzativa legata ad un’intervista. Aveva ragione, ma non mi era piaciuto il suo modo di rispondere ad una persona che stava lavorando, cioè io, e piantai un casino con il suo capo ufficio stampa che si scusò. Ma in realtà c’era stima. Anche perché ero giovane e cortese, ma pure io a caratterino non scherzavo…

    1. Il carattere di Cacciari e’ ben noto e pure il suo fare scontroso. Piuttosto di un fanfarone piacione…certo non nascondo la mia tifoseria….

  16. Pare che il Paolini abbia per decisione del Tribunale, il soggiorno obbligato vicino Roma (forse Latina). Questo per sei mesi in sei mesi. Tra una scadenza e l’ altra Il Paolini “gode” di 2-3 giorni circa di vuoto per il rinnovo di soggiorno. Ed eccolo che si lancia in questa finestra temporale nelle sue ignobili Kermesse del volgare.
    Non c’ è da meravigliarsi se Aldo Busi loda l’ incubo dei Giornalisti.
    Forse per affinità elettive.

    1. Lo sai che una volta Ippoliti ha chiamato pure me per una satira? Facevo i collegamenti sui Cobas del latte a quel tempo e …in trasmissione ho giocato ad annunciare l’arrivo dei Re Magi per l’Epifania… Ma quante ne ho fatte, ripensandoci ;)))

  17. Però Aldo Busi ha uno spessore letterario, criticabile oppure no. Il Paolini oltre i Condom cosa tiene, oltre a microfonate e calci di Giornalisti, se non collezione di denunce e querele?

  18. L’ ho sentita dire al mercato rionale di Sant’Ambrogio a Firenze alcuni anni fa: ( metto i puntini su una parola per decenza ):

    GENTE !! cambia ca…. ma il culo è sempre lo stesso !!!

  19. Il sorriso di Vespa, il sorriso euforico e compiaciuto di Bruno Vespa. Se dovessimo trovare un’immagine per descrivere come l’Italia sa affrontare le sue tragedie (col vecchio trucco di tramutarle in farsa), ecco che l’edizione speciale di «Porta a Porta» potrebbe diventare il più perfetto ritratto antropologico della nostra classe politica (Raiuno, mercoledì, ore 21.20). La giornata era stata drammatica: il crollo della Borsa, lo spread fra i nostri Btp e i Bund tedeschi a 553 punti, lo spettro di un default alla greca. Per fortuna abbiamo un presidente della Repubblica che ha ancora senso di responsabilità e delle istituzioni. Di fronte alla saggia decisione di Giorgio Napolitano, il Servizio pubblico cosa fa? Mette in campo un Bruno Vespa in versione Floris per allestire il solito teatrino di raro squallore. Il talk politico è fatto per dividere, per litigare, per dimostrare chi ha più capacità di sopraffare l’avversario; altrimenti non funziona: è il genere meno adatto a un momento così delicato. Così, ancora una volta, abbiamo potuto assistere alla totale inconsistenza politica di personaggi come La Russa, Di Pietro, Alfano, Bindi, il giornalista di destra e il giornalista di sinistra. La serata, nel tipico stile markettistico della nostra tv, si è persino conclusa con la presentazione del libro di Alfano. Ne sentivamo la necessità. E poi Vespa, così stranamente allegro, che si sedeva in mezzo ai contendenti, ora da una parte o dall’altra, a indicarci – fisiognomicamente, cinesicamente, prossemicamente – come si fa a sopravvivere in Italia. Intanto Renato Mannheimer sfornava dati, accompagnato però da una bella signorina, per ribadire che la bella presenza conta più della sostanza. E intanto andava in onda la lite tra La Russa e la Bindi, a dimostrazione che le risorse per l’autodistruzione non ci mancano: abbiamo contro troppi anni di gente che parla a nome degli altri senza sapere di cosa parlare. Aldo Grasso

  20. Guerre Nascoste: “La guerra all’Iran è già cominciata”…

    Un’esplosione di fronte all’ambasciata inglese in Bahrain e un droneamericano RQ-170 Sentinel abbattuto. Segni evidenti di un’escalation di tensione tra l’Iran e l’occidente…

    MORE: http://bit.ly/uI8uZr

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