La giustizia americana

Carlo Parlanti ha 47 anni e dal 2004 è chiuso nella prigione di Avenal in California, con le pesanti accuse di stupro, violenza domestica e sequestro di persona. E una condanna a nove anni di carcere da scontare. Della sua stroria, da anni, se ne sono occupati tutti i media non solo italiani e la conosciamo nel dettaglio, ma dopo la clamorosa assoluzione, a Perugia, di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, abbiamo voluto sentire la sua versione. Grazie alla collaborazione della sua ex compagna, Katia Anedda, siamo riusciti a contattarlo proprio negli Usa. “La mia sensazione è che Sollecito e la Knox fossero presenti il giorno dell’omicidio di Meredith, senza essere gli esecutori materiali. Quello che però mi sconvolge è l’atteggiamento dei media americani: se i due ragazzi fossero stati incriminati negli Usa avrebbero rischiato la condanna a morte, quando invece uno di loro è accusato all’estero, diventano improvvisamente garantisti. E’ assurdo. Nelle loro prigioni ci sono milioni di persone, molti di essi innocenti”. Carlo Parlanti è stato accusato dalla sua ex convinvente, Rebecca White, che l’ha denunciato alla polizia di Ventura ed è stato arrestato nel 2004 in Germania. “Sono innocente. La polizia, per difendere la propria reputazione, ha fatto di tutto per incastrarmi, nonostante avessi portato tutte le prove possibili per dimostrare che le accuse erano infondate”. Da quattro anni, quindi, si trova chiuso in prigione ad Avenal: “E’ una tortura. Questa è la peggior prigione della California. Quando, infatti, vedevo che contro di me c’erano documenti, certificati e foto falsificate, ho iniziato ad avere incubi. Vado a letto e mi sveglio ogni mattina con lo stesso pensiero. Non puo’ finire così. Io, ripeto, sono innocente: ho bisogno di giustizia, devo ottenere giustizia. Non posso sopportare una condanna ingiusta. L’alternativa è la morte”. Andrea Spadoni  Il giullare

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13 thoughts on “La giustizia americana

  1. E’ atroce. Non lo conosco neanche questo di caso, quindi non so che dire…non posso proprio fare dei ‘giudizi’, ma vale sicuramente la pena..di rivedere la giustezza di una condanna tanto forte.
    Meglio un colpevole fuori che un innocente…dentro.

  2. Tra l’altro la donna che lo accusa è una che aveva problemi psiciatrici. Di fatti tutta questa vicenda è iniziata dopo che Parlanti ha lasciato questa donna. Tutto lascia pensare ad un vendetta di quest’ultima perché non ha accettato la fine di quella storia sentimentale. Ma si sa , la vendetta femminile sa essere lenta ed atroce. In più si aggiunge l’arroganza la follia e il razzismo degli americani che ha reso questa vicenda un vero atto di ingiustizia contro un cittadino italiano.
    Un cittadino americano vale più di tutti gli altri abitanti della terra , questa è la loro filosofia.

  3. Vera, “la filosofia”…
    Mentre quello che mi sconvolge è fino a che punto può arrivare la crudeltà, a volte davvero da psichiatria… nella ‘vendetta’, nell’orgoglio ferito, o qualsivoglia nome si attribuisca a quella che in realtà è solo miseria umana…DENTRO.
    (sempre col beneficio del dubbio e di un non-giudizio senza conoscere i fatti e le carte, eh, al solito).

  4. Anche io non conoscevo questo caso. Deve essere la più sottile delle torture quelal di trovarsi in galera, non solo ingiustamente accusato, ma anche con le prove che scagionerebbero negate o stravolte. (Mi è tornato in mente il caso di Massimo Carlotto …) Possiamo fare qualche cosa per questo disperato?

  5. Sono anni che ci battiamo in tanti per Carlo Parlanti. Ma non credo che ci sia più niente da fare: la sua ex compagna Katia Anedda le ha veramente provate tutte.

  6. UNA STORIA DI INTRIGHI ED ERRORI
    QUELLA DEL MANAGER ACCUSATO DI STUPRO
    I prigionieri italiani all’estero sono, solo in Europa, 5.600: tra i delinquenti, però, figurano anche molti connazionali rinchiusi nelle carceri senza aver avuto un regolare processo, privati di ogni garanzia»: lo ha detto Ezio Ghidini Citro, presidente del Centro studi Sebetia-Ter e organizzatore della conversazione sul tema “Stupro? Processi perversi. Il caso Parlanti” ispirato all’omonimo libro di Vincenzo Maria Mastronardi e Walter Mastroeni. Una storia fatta di intrighi ed errori…
    Quella di Carlo Parlanti, il manager informatico originario di Montecatini Terme che, accusato di stupro, violenza e sequestro di persona dall’ ex compagna Rebecca Mckay White, con la quale conviveva negli Stati Uniti, il 4 luglio del 2004 è stato arrestato dalla polizia tedesca all’aeroporto di Duesseldorf per essere poi estradato, un anno dopo, in California. La voce registrata di Parlanti, ascoltata durante l’incontro, risale a un appello dello stesso di circa tre anni fa e racconta di poliziotti e procuratori corrotti di documenti contraffatti e prove inventate. «Carlo Parlanti è in prigione da 7 anni e dovrebbe essere liberato a febbraio dell’anno prossimo: nel frattempo però, ha contratto l’epatite C, senza contare tutti i problemi di fondo che ha dovuto affrontare durante la detenzione»,- ha affermato Katia Anedda, presidente dell’Associazione Prigionieri del silenzio, organizzazione Onlus che si occupa della tutela dei diritti umani degli italiani detenuti all’estero. «È stato solo due anni dopo aver mosso le accuse contro il suo ex compagno, ha spiegato l’avvocato Enrico Tuccillo- che la donna ha presentato come prove alcune fotografie che la mostravano con occhi tumefatti e una radiografia che evidenziava una costola rotta: documenti che potrebbero essere stati prodotti in periodo diverso da quello in cui è stato arrestato Parlanti e pare ovvio che con prove così incerte e ritardate non si può condannare un uomo». A riflettere sul tema dell’estradizione è stato invece l’avvocato Emilio Di Marzio: «In tutti i casi in cui c’è un deficit di diritto di difesa, come nel caso Parlanti, il paese d’origine può chiedere una commissione per verificare il rispetto dei diritti costituzionali: questo, però, non è stato fatto e credo che il caso Parlanti rappresenti un caso politico sul quale abbiamo il dovere di interrogarci.
    Emanuela Guarnieri

  7. Ho amato gli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.
    Ora rispetto la Nazione. I suoi cittadini sono solo degli esaltati che credono di dover dettar legge dappertutto.
    Poverini. Mi fanno pena.

  8. grazie a loro, l’economia mondiale è arrivata a questo punto, grazie a loro il neoliberismo ha trionfato e i risultati si vedono. Pretendono di insegnarci come si amministra la giustizia, quando loro fanno di queste porcate…. e per fortuna non l’hanno condannato alla pena capitale!!

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