Il coraggio di Anna

Mi si accapona la pelle, recuperando i ricordi. Anna Politkovskaja l’ho conosciuta attraverso un messaggio forte spedito da Mosca sette anni fa a Francavilla, per il premio dedicato ad Antonio Russo, altra vittima della voglia di verità. Molto li accomunava, soprattutto quella battaglia coraggiosa contro le infamie perpetrate in Cecenia dell’esercito russo. Gentile, discreta, sorridente sembrava una tranquilla signora della nuova società moscovita. E invece era una cronista cocciuta, senza paura. Talmente brava che per farla star zitta l’hanno dovuta uccidere. Un colpo in testa davanti  casa, niente sui mandanti. Fare il giornalista in Russia è sempre più pericoloso: se va bene finisci in manicomio o in carcere, se va male finisci in una bara. Soltanto nell’era Putin sono una quarantina i cronisti finiti male. Il figlio di Anna chiede chiarezza e chiede soprattutto che non venga dimenticata. E come potremmo? Fra le tante cose che ha lasciato c’è una riflessione amara che non può non coinvolgere tutti noi che facciamo questo mestiere, perchè è vera: “Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino”. L’ha scritta poco prima di morire. Forse sentiva di essere diventata troppo scomoda. Il servizio a Tv7

Mosca. Ulica Lesnaja è a ridosso del centro, traffico caotico, gente che va (perchè?) sempre di corsa. Nella “via dei boschi” i boschi non ci sono più da secoli. Al numero 8/12 non si meravigliano se arriva una telecamera: in genere sono stranieri, i russi vengono qui giusto una volta l’anno, il 7 ottobre, a ogni anniversario. Anna Politkovskaja abitava al sesto piano. Quella sera di quattro anni fa era piena di buste della spesa, le aveva appena poggiate davanti all’ascensore quando un killer ha spezzato la sua vita e la speranza di libertà nella nuova Russia. Rivedo emozionato tutto quello che avevo visto infinite volte: la farmacia sotto casa, il supermercato, la stazione della metropolitana per la Bielorussia, il portone con il codice. C’è una targa all’ingresso che ricorda il posto del suo sacrificio: nessuna parola in più, semplicemente “qui abitava…” ed è già un miracolo in un Paese dove due cronisti la settimana scorsa sono stati pestati a sangue, fortunatissimi perchè normalmente spariscono. Salgo quei gradini, mi fermo davanti al punto esatto dove è morta  quella bella, cocciuta signora, sto qualche minuto come a renderle omaggio.  [Video 1] [Video 2]

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3 thoughts on “Il coraggio di Anna

  1. Ho letto gli articoli di questa grande giornalista e sono eccezionali per coraggio, lucidità ed incisività dello stile. Non servono indagini, su quelle pagine, troppo scomode per il potere, c’è il nome del mandante .

  2. Ho una nuova amica di Tambov che studia giornalismo a Mosca. E’ così esile, giovane e dolcissima che ti chiedi come faccia ad avere un coraggio grande così.

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