Vogliamo darci una calmata?

Una lite per motivi di viabilità: per questo la scorsa notte a Milano due giovani, mentre stavano rincasando in macchina, sono stati aggrediti e feriti gravemente con un cric da un automobilista. Il litigio, secondo le prime informazioni raccolte dalla polizia, è avvenuto attorno alle 4. I due ragazzi, un diciannovenne e un ventunenne, mentre stavano viaggiando sul un’Alfa Mito in viale Renato Serra verso piazzale Lugano, sono stati superati da un uomo a bordo pare di una Matiz che ha quasi urtato la loro auto. Per il sorpasso maldestro è scoppiata la lite: le due vetture si sono fermate al lato della strada, con l’uomo descritto dai giovani come un cinquantenne, con capelli neri e occhiali, che è sceso brandendo il cric, e ha colpito i due amici per poi dileguarsi. Uno dei due è ricoverato al San Carlo con uno sfondamento alla base del cranio e lesioni ai pollici delle mani. L’altro ragazzo, il più giovane, si trova al Policlinico con un’emorragia cerebrale, ferite lacero-contuse alle mani. Per entrambi la prognosi è riservata. E’ solo l’ultimo di una serie incredibile di episodi simili. Ammazzarsi per un sorpasso. La domanda è sempre la stessa: che ci succede?

Investito dopo una lite in strada

Si insultano al semaforo, lo mette sotto

 Aperitivo con il morto a Torino: trionfo dell’indifferenza

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46 thoughts on “Vogliamo darci una calmata?

  1. Ecco, questo (forse) può succedere solo a Torino, capitale della…riservatezza.

    Tragedia questa mattina all’interno del bar Platti nel centro di Torino, in corso Re Umberto, all’ angolo di corso Vittorio Emanuele II. Una donna di circa sessant’anni di origine francese si è tolta la vita sparandosi un colpo di pistola dopo essersi chiusa nei bagni del locale. Lo storico caffè, fondato nel 1875 e da allora marchio di eleganza e raffinatezza torinese, con sale affrescate, stucchi e boiseries, non è stato chiuso neppure per un attimo. Ad accorgersi che qualcosa non andava sono stati gli avventori del bar che hanno chiamato i soccorsi, ma quando i sanitari del 118 sono arrivati per la donna non c’era più nulla da fare. Sul posto sono intervenute le volanti della polizia per i rilievi, ma malgrado la tragedia e il via vai di agenti, i titolari hanno preferito tenere il locale aperto, isolando solo la parte dei bagni e continuando a servire ai tavoli, colazioni e aperitivi ai numerosi clienti. Il locale è rimasto aperto e la consumazione di tartine, pasticcini alla francese, cappuccini e cocktail è proseguita normalmente tra avventori solo un pò incuriositi e che cercavano in ogni modo di capire come si era uccisa la donna. “Non ho chiuso il bar perchè non mi è sembrato opportuno – ha detto la titolare Pierina Giani – si è trattato di una fatto certo grave, ma voluto dalla signora. Mi spiace molto, era una donna gentile che da anni la domenica faceva colazione da noi, si sedeva al tavolo, consumava, dava la mancia e usciva. Ma perchè chiudere il bar? Aspettavo per pranzo 100 turisti in arrivo da Milano ed il locale era pieno di gente. Io devo pensare al locale, a pagare i dipendenti, e poi forse la signora avrebbe preferito questa riservatezza”.

    Certo, a pagare i dipendenti. Una benefattrice.

  2. Non so perchè siamo diventati così ,quale folletto maligno abbia inquinato le nostre menti ,la nostra anima e pure i nostri sorrisi.Si ,perchè nonostante tutto,camminando lungo i viali di Parigi o Barcellona si nota la differenza nei visi delle persone,spesso,spessissimo sorridenti,Ti aprono lo sguardo,contagioso e irresistibile,non si puo’ fare a meno di rispondere al richiamo.Da noi le persone si sono immalinconite da una realta’ troppo amara.Siamo diventati di plastica.Ci incazziamo per un sorpasso tanto da arrivare ad estremi paradossi ed ignoriamo una persona che muore vicino a noi.Allora è giusto :estinguiamoci come i panda.In questo pianeta non c’è piu’ spazio per noi.

  3. Oppure riprendiamo a sorridere.

    E’ vero, siamo diventati cattivi e indifferenti agli altri,a tutto quello che ci circonda. C’è un’atmosfera tale di sopraffazione che sembra di stare nella giungla. L’episodio di Milano ne segue molti altri simili negli ultimi tempi, ricordate quelli (almeno due) che sono passati sopra con l’auto all'”avversario”? L’egoismo dilaga. Niente e nessuno si può permettere di disturbare il rito dell’aperitivo, una donna disperata che si uccide? E che sarà mai.

    Ecco perchè poi un autista se ne frega se i cittadini aspettano i suoi comodi. E anche perchè avvengono episodi gravi di prepotenza da parte di chi ha una divisa (sempre più frequenti). Perchè nella giungla non ci sono regole, vince il più forte. E allora avanti, scanniamoci tutti.

  4. Questa donna francese ha rotto le scatole! Che poi si è suicidata e non ha avuto nemmeno il buongusto di pensare dopo morta, a seppellirsi.
    Il gestore del locale doveva chiudere, perché il colpo di pistola non si intona con il tintinnio dei cucchiaini sulle tazzine di porcellana inglese, e l’ odore del sangue stona con quello di gianduia.
    Che mondo. Se vuoi morire, evita di dare fastidio agli altri che gustano una tostatura di caffè con biscotti danesi!

  5. Amico mio, la risposta è anche in questa notizia che arriva da Torino…
    “Si uccide in un bar. Locale non chiude.
    “Non ho chiuso il bar,non mi è sembrato opportuno, si è trattato di un fatto grave, ma voluto dalla signora”
    Così la titolare di uno dei bar storici di Torino dove una donna, abituale frequentatrice del locale, si è tolta la vita sparandosi nel bagno. “Mi spiace molto, era una donna gentile -continua – ma perchè chiudere il bar? Aspettavo per pranzo 100 turisti ed il locale era pieno di gente”.Clienti che, soddisfatta la curiosità sul come si era uccisa la signora,hanno continuato a consumare tartine e cocktail.”
    Ogni commento mi pare superfluo.

    perdona, non avevo letto il tuo post al riguardo.

  6. Non c’è dubbio: la signora ha disturbato fortemente bravi cittadini prima del pranzo (ma proprio lì doveva spararsi?) E poi che diamine, uno dei più grandi bar del centro poteva chiudere per un’ora? Non se lo possono mica permettere quei poveri proprietari che tengono aperto l’esercizio mica per piacer proprio, ma per mantenere tante famiglie di lavoratori. Inoltre: quei cento avventori che arrivavano da Milano non ci sarebbero rimasti male, poi?

    Piuttosto mi resta un dubbio. La titolare si è giustificata dicendo che l’episodio “è stato voluto dalla signora”. Allora lo ha fatto per non spezzare la sua riservatezza, per non disturbare la sua scelta di morire? E se invece l’avesse uccisa un cliente fra una tartina e l’altra, avrebbe chiuso il bar?

  7. Esiste la possiilità che qualcuno, nell’ ora di maggiore affluenza in quest’ oasi di ristoro, lasci inavvertitamente cadere tra i tavoli, una di quelle fialette puzzolenti che circolano durante il periodo di carnevale. La possibilità esiste.
    Vediamo se non chiudono.

    1. Buona idea !!! Poi tieni conto che in quel bar ci vanno i fighetti della Torino bene con la puzza sotto il naso. Penso che il modo di dire vada trasformato in realtà.

  8. Alla fine tutto ritorna! Pure negli anfratti piu’ nascosti esiste il perchè alle domande che ci assalgono .E noi a fare contorsionismi analitici quando è tutto qui,sotto le nostre pupille. Nemmeno tanto elaborata come analisi ,come tutte le banalita’ che racchiudono in se il male.Siamo egoisti e paurosi.Senza sorriso.Ah se potessi…. mi ispirerei a quelle chiamate che avvengono attraverso internet per indire la giornata del sorriso.Tutti per la strada,lungo i borghi ,i viali e le piazze a sorridere al mondo.Pure a chi ti sorpassa in macchina!(poi magari ,senza che ti veda nessuno,a denti stretti lo mandi da sua madre,sempre con il sorriso )

    1. Peggiore è l’ indifferenza.
      Per fortuna ( e purtroppo) ci si scandalizza ancora con fatti del genere. La moralità, che oggi viene considerata da molti come un difetto, è questo. Moralità è sensibilità. Sensibilità per ciò che ci sta intorno e, volente o nolente, interagisce con il nostro mondo.
      La nostra bolla, gabbia trasparente dove è rinchiuso il nostro ego.
      Ego che spunta fuori spesso e non nel modo giusto, quando s’ ha da fare moralismo, che è cosa differente dalla moralità. La violenza è una espressione degenere delle prerogative umane, che è possibile trasformare con la ragione.
      L’ indifferenza, come quella subita dalla povera signora, è uno zero che moltiplicato per qualsiasi interazione umana dà sempre zero.
      Sai cosa fa più schifo di questa vicenda torinese? Che la signora, dando per vere le dichiarazioni dei proprietari, era una cliente conosciuta da anni.
      Viene allora da pensare, entrando in questa bouvetteria dell’ indifferenza: Io qui dentro in quanto persona, non sono e non valgo niente. Nemmeno il valore dello scontrino di carta.

      1. Magari aveva scelto quel locale come ultima tappa della vita proprio perchè lo riteneva un pò casa sua. Che errore.

        (I gestori come ricordano però che lasciava la mancia).

  9. I piemontesi autoctoni sono così: freddi e cinici. Io ne so qualcosa. Il mio ex capo è un piemontese doc. Un giorno una mia collega si è sentita male (fortunatamente niente di grave ). Noi tutti preoccupati attorno a lei per cercare di aiutarla mentre aspettavamo i soccorsi mentre “il dittatore” ci allontanava dicendoci “andate a lavorare”. Ovviamente nessuno lo ha ascoltato. Avrei voluto prenderlo a bastonate. Da quel giorno ha avuto giornate difficili. Ora quell’ ex capo è disoccupato. ;)

  10. In quel bar non si era niente.Un caffè macchiato clic un cappuccio clic uno spritz clic clic clic
    Nessuna possibilita’ di scambiarsi una confidenza o semplicemente un saluto non formale
    Schermati,come alcune volte accade in questi luoghi virtuali,difesi dallo strumento e da un avatar,ci si prendono familiarita’ non concesse,spesso non gradite ,qualche volta incomprensibili.
    Un numero ormai perso nel bagno dell’indifferenza quella signora. Non si conosce nemmeno il nome,non si puo’. La chiamero’ Chantal,così mi piace pensarla.

  11. Viva la faccia del mio bar sotto casa. Neanche entro e già è tutto servito sul banco: non sono un numero clic, ma una persona. E sanno bene quello che prendo ogni mattina, da anni.

    1. Eccerto giovane come sei non ti puoi permettere nemmeno un caffè al bar! Poi,con quello sfruttatore di capo che ti ritrovi nemmeno potrai farla la pausa caffè!! Povero Francesco ,se non fossi un proletario avresti lo stesso linguaggio da fighetto da centro.Cambiando l’ordine degli addendi…..

  12. Piuttosto, su facebook Franco Cascio fa una sottolineatura giusta.

    “Anche le forze dell’ordine intervenute, a parere mio, hanno agito malissimo. L’ipotesi del suicidio, per quanto possa essere evidente, è pur sempre una ipotesi. Il locale andava chiuso, identificare e sentire gli avventori presenti al momento dello sparo e non permettere ad altri avventori di inquinare possibili prove. Ovviamente, le mie considerazioni si basano su quanto riportato dalla stampa”.

    Vero, si tratta pur sempre del teatro di una morte violenta.

    1. Beh effettivamente l’osservazione di Franco Cascio mi pare giusta. Io adesso non conosco le procedure in casi di questo tipo , però penso che come minimo la polizia avrebbe dovuto impedire l’accesso al pubblico. Se fosse stato un bar malfamato della periferia forse l’avrebbero fatto…. ?

  13. Stavo cercando dei dati percentuali sui delitti irrisolti in Italia,non è sicuramente questo caso,ma non sono riuscita a trovare nulla che mi convincesse.Insomma è giustissimo cio’ che scrive Franco Cascio.Dal delitto di Cogne all’Olgiata passando per Perugia tutti delitti con risvolti insoluti ed inquinati da poca attenzione degli inquirenti.

  14. Chiaro che i fatti erano evidenti, ma per legge l’inchiesta comunque spetta al magistrato. E dunque in caso di morte violenta bisogna sempre essere cauti. E se non si fosse trattato di suicidio?
    Non è questo il caso, ma gli errori che poi pesano sono sempre quelli iniziali.

  15. Intanto a Milano è caccia all’uomo: le indagini sono condotte dalla squadra mobile e dagli uomini del commissariato Sempione, che hanno diramato una descrizione dettagliata dell’aggressore e della sua automobile. E faranno richiesta delle immagini riprese da alcune telecamere installate vicino al luogo del litigio.

  16. Non è indifferenza ma proprio non ho niente da dire. E’ da talmente tanto tempo che sono consapevole dello schifo che c’è in giro che ormai non ho più neanche le parole per dirlo.

  17. Viste e sentite le dichiarazioni della proprietaria del bar torinese su un TG nazionale, sarebbe interessante appurare come questa faceva a sapere, che la povera signora francese, ci teneva che il locale restasse aperto dopo il suicidio.
    Forse che forse … la proprietaria tenta di prendere tutti per scemi, nasconde qualcosa, o la suicida ha “l’ abitudine” di notificare il suo autolesionismo estremo senza che nessuno faccia niente.

  18. Walter caro, è quel sarcasmo piemontese falso e cortese…
    quella della presunta “riservatezza” era in realtà nient’altro che un’indicazione… all’indirizzo di una persona appena morta.

  19. Si chiamava Christine.
    Un vicino di casa dice che «ha scelto di morire così per farsi trovare subito». Prigioniera della sua solitudine, sino all’ultimo.
    “C’è chi pensa di fotografare o videofilmare con i telefonini la scena, tanto per ricordare una domenica decisamente particolare”. Articolo

  20. la storia della signora suicida da platti mi ha colpito molto perché sono di torino, e da platti ci ho fatto spesso colazione, in decine di domeniche di fine estate forse uguale a questa, quando vivevo in italia.
    che il bar andasse chiuso, se non altro per decoro, mi sembra ovvio e mi stupisce che non sia stato così. lo sento una ferita aperta che brucia sempre di più. e mi brucia anche la solitudine di quella signora, unica spiegazione… che tristezza.

  21. E’ stato individuato e sottoposto a fermo dalla polizia l’uomo che all’alba di domenica scorsa aveva picchiato selvaggiamente a colpi di cric due giovani, rimasti gravemente feriti, per una lite dovuta a un sorpasso a Milano. L’uomo, che ha 55 anni e vive a Cameri in provincia di Novara, risulta disoccupato. E’ stato rintracciato grazie alle riprese delle telecamere e alle testimonianze. Sono alcune immagini riprese dalle telecamere – in particolare una in cui si vede la targa dell’auto -, il riconoscimento “certo” da parte di uno dei feriti e tracce ematiche sulla vettura a ‘incastrare’ l’uomo, di cui sono state diffuse solo le iniziali, G.G.. La macchina è intestata alla sua convivente. Al momento non è stata trovato il cric o la sbarra di ferro o comunque l’arma usata nell’ aggressione. Il fermato, che è già noto alla polizia per resistenza e possesso di banconote false, è accusato di duplice tentato omicidio.

    Nel pomeriggio erano stati sentiti a lungo dagli investigatori della polizia Antonio Ammirabile e Francesco Patronelli, i due universitari originari del Brindisino picchiati selvaggiamente.Gli agenti della squadra mobile di Milano sono riusciti a rintracciare l’auto, una Atos, in particolare grazie a due filmati. Il primo girato proprio in viale Serra, dove è avvenuta l’aggressione. Mentre il secondo riprendeva la monovolume in viale Certosa. Da queste immagini i poliziotti hanno ricostruito la targa dell’auto che è intestata a una donna, la moglie di G.G.. Le indagini sono proseguite e i poliziotti hanno portato una foto dell’uomo ai giovani. Uno l’ha riconosciuto subito, mentre l’altro ha esitato. L’uomo si era infatti tagliato i baffi subito dopo l’aggressione.
    Nei loro letti d’ospedale al Policlinico e al San Carlo, i ragazzi hanno cercato di ricostruire ogni passaggio di quanto accaduto due giorni fa, mentre si stavano dirigendo a casa di amici a dormire. I due universitari hanno ribadito che tutto è iniziato quando l’auto dell’aggressore, in fase di sorpasso, ha urtato con lo specchietto quello della vettura sulla quale stavano viaggiando. Sono volati insulti dall’abitacolo e poi l’auto dell’aggressore avrebbe «chiuso» quella dei due giovani costringendola a fermarsi. Francesco, che sedeva sul lato del passeggero, è sceso subito e dopo un pesante scambio di battute è stato aggredito e colpito ripetutamente alla testa e al braccio con un «pesante attrezzo di ferro» che l’uomo avrebbe preso dall’auto. Antonio, intervenuto in soccorso dell’amico, è stato colpito alla testa riportando una profonda ferita e un’emorragia cerebrale che ha reso necessario un delicato intervento chirurgico.

  22. Ma che ce ne fosse una sola di persona (diconsi una, sparigia e singola), che si fa prendere dai rimorsi di coscienza e si costituisce… una volta in un film è accaduto. All’ inizio del secondo tempo.

  23. Ha fatto parziali ammissioni l’uomo accusato di aver aggredito a colpi di cric due giovani, a causa di un diverbio per un sorpasso all’alba di domenica a Milano. G.G., 55 anni, residente a Cameri (Novara), ha parlato nel corso di dichiarazioni spontanee rese ieri agli agenti della Squadra mobile del capoluogo lombardo.L’uomo, noto alle forze dell’ordine per resistenza e possesso di banconote false, era stato fermato dalla polizia per tentato duplice omicidio. Aveva anche cercato di cambiare il proprio aspetto tagliandosi i baffi e facendo una carta di identità nuova. L’uomo è ora atteso per la convalida del fermo davanti al gip. LA SEQUENZA FOTOGRAFICA DELLA FUGA

  24. Duplice tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi. Questa l’ipotesi di reato contestata dal pm Carla Vulpio a Giuseppe Galli, il 55enne fermato martedì per aver aggredito a colpi di cric Francesco Patronelli e Antonio Ammirabile, 19 e 21 anni, durante un diverbio per questioni di viabilità in viale Renato Serra. all’alba di domenica. Sembra che Galli abbia riferito a sua discolpa di essere stato provocato, insultato e forse persino aggredito dai due universitari brindisini, tuttora ricoverati in ospedale. Nelle prossime ore la Scientifica procederà all’analisi degli interni della Hyundai Atos intestata alla convivente di Galli, dopo che l’auto è stata posta ieri sotto sequestro preventivo e dopo che sono già state trovate delle tracce ematiche sulla carrozzeria, che dal primo test effettuato a Cameri è risultato essere sangue umano. Dalle analisi delle immagini riprese da alcune telecamere della zona si deduce che l’aggressione si è consumata nel giro di pochi minuti. Un fotogramma estratto dagli inquirenti mette in evidenza, verosimilmente, l’Alfa Mito dei due giovani e la Hyundai Atos del 55enne, qualche secondo prima che gli automobilisti si fermassero a discutere. Un altro fotogramma, a distanza di otto minuti, inquadra la Hyundai mentre svolta in viale Certosa, dopo l’aggressione. Una terza immagine segnala la presenza della macchina del 55enne in fondo a viale Certosa.

    Nessuno di noi c’era, per cui non possiamo davvero conoscere la verità. Visto che nel sorpasso avrebbe urtato l’auto dei due giovani è probabile che sia stato insultato. Ma da un “vaffa” a prendere un cric e massacrarli ce ne corre…

  25. pino, se anche fosse stato lui lo speronato, prendere a bastonate due persone con un cric non è comunque una reazione ammissibile. agli insulti rispondi, al massimo e sottolineo al massimo, con gli insulti.

  26. Ancora una lite per questioni di viabilità è sfociata nell’aggressione di un automobilista da parte di due giovani. E’ successo ancora a Milano, in zona porta Venezia. Un italiano nato in Svizzera, Loris Salvatore, si trovava al volante della sua auto con a fianco la fidanzata dominicana, Jenny, 26 anni, quando è entrato in discussione con due giovani che viaggiavano a bordo di un’altra auto, Daniele P. e Giorgio V., 29 e 28 anni, entrambi con precedenti, in macchina con le rispettive ragazze. Alla base della lite, secondo le ricostruzioni, un tentativo di sorpasso e l’occupazione della carreggiata. I due giovani hanno affiancato Loris Salvatore costringendolo a fermarsi sul ciglio della strada. Sono scesi dalla loro auto e si sono avvicinati a quella della vittima, che nel frattempo era rimasta all’interno dell’abitacolo. Poi hanno colpito lo specchietto retrovisore con un pugno e tirato fuori a forza Loris Salvatore, che è stato aggredito con calci e pugni al volto e al busto. Un testimone ha assistito alla scena e ha riferito alla polizia il numero di targa dei due aggressori in fuga. Intestataria dell’auto è risultata la madre di Daniele P., tramite la donna gli investigatori sono riusciti a risalire al figlio e quindi all’amico. I due hanno provato a raccontare una versione diversa, dicendo di aver reagito per difendersi dopo essere stati provocati. Gli aggressori, però, non avevano nessun segno di violenza e il testimone ha confermato la versione della vittima. I due sono quindi stati indagati per lesioni. Loris Salvatore è stato soccorso all’ospedale Policlinico, dove è stato giudicato guaribile in 7 giorni.

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