L’11 settembre, quando il mondo è cambiato per sempre

Bisognerà pur parlarne. Certo nessuno sapeva a quest’ora di dieci anni fa che stava per cambiare la storia del mondo. Anzi, probabilmente stava proprio per cambiare il mondo. Sono arrivato dentro l’apocalisse con il primo aereo atterrato a New York dopo quel che è successo alle due torri e da allora ho preso, anche professionalmente, un’altra strada: a dicembre Kabul e poi l’Iraq. Ma la vita è cambiata per tutti, la cosidetta guerra al terrorismo ha coinvolto tutti e forse abbiamo cominciato a ragionare in maniera diversa. Magari, se vi va, raccontatemi il vostro 11 settembre. Inutile ripetere le parole che diranno tutti davanti al cratere, quasi fosse obbligatorio. Potrei risollevare i dubbi che ho sempre avuto e che ho esternato l’anno scorso, basta rileggerli. Per non parlare dei misteri sui dirottatori. Obama è convinto, o deve dire, che al Qaeda è stata sconfitta e fa finta di non sapere che in quelle terre scelte come territorio di “vendetta” ( o meglio ancora di interesse) ancora si combatte e si muore. I talebani oggi hanno confermato la loro totale estraneità agli attentati. Il popolo americano giustamente deve tornare ad avere fiducia e fa bene il presidente a parlare del futuro, magari poteva evitare di portarsi dietro Bush che le ha inventate tutte pur di fare le guerre. Lasciamo stare, per ora. Preferisco pubblicare in quest’occasione la poesia di un grande poeta e scrittore libanese mio amico, Hafez Haidar, perchè parla di pace. Ed è un omaggio doveroso alle vittime della violenza.

Per non dimenticare.

O fratello americano,/  Lacrime calde  scorrono sul tuo viso, /Come i solchi di un aratro impazzito /Penetrano nelle mie vene, / Scorrono nel mio cuore / Bruciano, gridano vendetta / Contro un nemico spietato, / Crudele e invisibile. / Uomini, donne, bambini / nel fior di vita / Morti sotto le macerie / In un battibaleno, polverizzati / Sotto due giganteschi grattacieli / Che un tempo sfidavano il cielo, / In un mattino limpido / Tramutato in un solo attimo / In una notte buia senza fine. / O fratello,le mie parole non ti consolano /Ma i battiti del mio cuore / Pregano per te, / Palpitano per te, / Ti seguono. /  Peace, Salam, Shalom. Hafez Haidar

  

New York, settembre 2001. In questa New York ancora gelata dal dolore, l’aspetto più agghiacciante è il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro sponteaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito quello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realtà è un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze…. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’è più ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) La vedo male perchè gli americani sono realmente sul piede di guerra. La sensazione è palpabile girando nella rabbia di New York, attraversando il dolore. La metropoli più gioiosa e trasgressiva del pianeta è diventata (anche fisicamente) un enorme, straziante mausoleo. Il fumo ancora non e’ sparito e ti entra dentro. I “padroni del mondo” si sentono improvvisamente indifesi e questo mi spaventa.

Questo è il pezzo che ho scritto quando stavo a New York, in pieno trauma. Fra le tante foto che ho scattato in quei giorni, ne ho scelte tre: il varco di Canal street che era il “confine” prima del cratere insuperabile per tutti, anche per i giornalisti americani. Poi il muro della speranza al Bellevue hospital perchè rappresenta il dolore. Infine il panorama visto da Brooklyn, senza le due torri. E quell’assenza è ancora lancinante.

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30 thoughts on “L’11 settembre, quando il mondo è cambiato per sempre

  1. I talebani afghani hanno sostenuto oggi di “non avere avuto alcun ruolo” dieci anni fa nell’attacco alle Torri Gemelle. Lo rende noto una dichiarazione dell’emirato islamico dell’Afghanistan in occasione nel decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre. Usando l’11/9 come “pretesto e dimostrazione di forza”, aggiunge la dichiarazione dei talebani, “il colonialismo americano ha versato il sangue di decine di migliaia di poveri ed innocenti afghani”. “Fin dall’inizio – si dice ancora – l’Emirato islamico dell’Afghanistan chiese una inchiesta imparziale su quell’evento ma, al contrario, gli americani e i loro partner della Coalizione, lungi dal rispondere positivamente a questa richiesta razionale, hanno mandato missili ed armi velenose e ripiene di uranio”. Dopo aver sostenuto che ciò resterà come “un marchio infamante permanente” sul volto delle democrazie occidentali, i talebani sottolineano che “ancora oggi gli americani e i loro alleati uccidono afghani innocenti in bombardamenti incoscienti e raid notturni”. Infine, aggiunge il documento, “rivolgiamo un appello a tutte le parti interessate a spingere i dirigenti colonialisti guerrafondai americani a desistere “dall’inghiottire la nostra terra e le nostre risorse con la scusa del cosiddetto ingiustificato terrorismo” e “a smettere di spargere altro sangue degli afghani per perseguire obiettivi colonialisti”. Altrimenti, si conclude, “gli afghani hanno una resistenza inesauribile per una guerra di lunga durata e, in modo visibile attraverso una rivolta in tutto il paese, manderanno gli americani nella pattumiera della storia come hanno mandato altri imperi del passato a quella destinazione”.

  2. Questo comunicato talebano mica l’ho compreso,pero’ mi piacerebbe capirne di piu’.Se i talebani afghani disconoscono il loro ruolo nell’abbattimento delle torri e ci crediamo eccome,perchè hanno sempre riconosciuto bin laden come capo supremo?Oppure è un disconoscimento postumo ?Mettiamo pure che a Tora non si sia mai nascosto,che sempre sia stato in Pakistan,quindi protetto da forze alleate,mi chiedo per quale motivo non sia stato rinnegato e che ancora non si sbricioli quella montagna di menzogne.Un ricordo va a Massud il Leone gentile del Panshir ,eroe della resistenza afghana contro i sovietici,morto il 9 settembre del 2001,assassinato da sicari magrebini.Dopo 10 anni è agghiacciante per me pensare che ci possa essere un filo comune che conduce alla sua morte,è stato eliminato a soli due giorni dalle Torri l’unico uomo che avesse prestigio e riconoscimento internazionale.Si continua a ricondurre il suo assassinio a motivi di integralismo islamico,lui ne era assolutamente lontano,per la sua avversione verso i talebani e a Teheran ma forse ci sono pure altre terribili motivazioni.

  3. Sì, in effetti tutto è cambiato da allora (soprattutto l’invulnerabilità degli Stati Uniti)! Ero in ufficio, alla prese con i problemi della mia allora quotidiana attività professionale e non era ,al momento ,per la ridda di voci, molto comprensibile l’accaduto! Mia moglie ,a casa, con per caso la TV accesa , credeva fosse il film “Inferno di cristallo”!!

  4. Il fatto che i talebani sostengono la loro estraneità all’ atto terroristico, non significa che sono estranei. Altrimenti liberiamo tutti coloro che si professano innocenti di qualsiasi crimine e amen.
    Che poi quest’ attentato è stato utilizzato come pretesto per invadere un territorio, è un’ altra storia.
    I vertici politici talebani, cioè dei comuni delinquenti che si sono ritrovati al potere di un Paese, hanno sempre sostenuto e appoggiato ufficialmente Al Qaeda, o lo abbiamo dimenticato? Ma è sempre il popolo che paga dazio purtroppo, e questa è la norma delle cose.

    Sono passati 10 anni, che sembra ieri. Sono accaduti fatti per l’ umanità intera, che per forza di cose sono collegate a questo evento. Altri morti lungo il cammino diventato buio e confuso. Altre esplosioni, sangue, tombe su cui piangere.
    Così il mondo Occidentale ha iniziato il declino nella sua iperbole consumistica e il mondo Orientale incomincia ad attraversare una nuova alba di questo millennio.
    Ma l’ Uomo, inteso nell’ accezione nobile del termine, nella sua integrità e completezza di coscienza, è ancora qui.
    Con i suoi dubbi, le sue paure e speranze.
    L’ umanità sta ancora in piedi. Barcollante, sudata, impaurita.
    Per intraprendere di nuovo il cammino verso il suo futuro. Farà bene però a camminare unita, insieme, a capirsi.
    E magari a cambiare scarpe.

  5. Mi facesti l’onore di pubblicarlo sul tuo blog dieci anni fa e oggi mi sento di riproporlo a commento del tuo eccellente post, grazie al cielo privo della retorica ipocrita che ho letto altrove in questi giorni…

    “E’ una splendida giornata di sole, non sembra certo di essere in ottobre; sono arrivato da cinque giorni e ora me ne sto seduto su una panchina del piccolo parco pubblico di Union Square. New York è ancora oggi, a un mese di distanza da quello che ormai chiama il Black Tuesday, una città impaurita, mortificata, sgomenta.
    Nelle aiuole e nei vialetti ci sono ancora le tracce delle veglie di preghiera che migliaia di persone hanno fatto spontaneamente in memoria delle vittime dell’11 settembre.
    Poco distante da me c’è un uomo di colore; sta seduto rannicchiato su se stesso, un cappellaccio in testa, una specie di quaderno tra le mani.
    Alzo la macchina fotografica e scatto: si accorge di me, si avvicina, con un accenno di sorriso mi dice che non vuole farsi fotografare, chiede solo una sigaretta e poi si siede.
    Si chiama Johnatan Livingstone e non sa che porta lo stesso nome del celebre gabbiano che tanto successo ha avuto nelle librerie di tutto il mondo: è uno dei tanti homeless che il sindaco Rudolph Giuliani, Rudy The Rock, come lo chiamano ora, ha tentato invano di togliere dalle strade della Grande Mela.
    Ce ne sono ancora tanti, meno invadenti di dieci anni fa ma sempre presenti a testimoniare un’esistenza misera, fatta di carità e di violenze.
    Accanto a noi uno scoiattolo scorrazza tranquillo come se fosse in un bosco, del tutto incurante del rumore assordante del traffico: New York è anche questa, non è solo la città dei taxi gialli che corrono su è giù, delle sirene che aprono la strada alle ambulanze o ai vigili del fuoco, dei passanti che si affrettano a passi frenetici verso gli ingressi della metropolitana e dell’odore persistente di cibo, asfalto e benzina che avvolge tutto.
    Johnatan parla poco e malvolentieri: anche un mese fa era nel parco a chiedere un po’ di carità e ricorda solo l’improvviso silenzio che ha avvolto la piazza per un attimo, giusto il tempo di realizzare che una tragedia immane si era compiuta, poi l’urlo delle sirene, il pianto delle persone, gli abbracci in cerca di un inutile conforto, la voce concitata dei giornalisti dalle radio di quegli stessi ragazzi neri che ora stanno ascoltando musica rap.
    Scoppia in lacrime: è un pianto tanto dirompente quanto silenzioso, i singhiozzi gli si strozzano in gola mentre le lacrime scendono a fiotti sulle guance scavate.
    In sussurro mi dice che c’erano anche tanti homeless lì alle Torri Gemelle, tanti che quella mattina confidavano nella generosità di qualche broker o di qualche impiegata non troppo frettolosa.
    Il Distretto Finanziario era una meta obbligata per chi cercava di racimolare qualche centesimo nel fiume di dollari che passava di lì.
    Johnathan smette di piangere, tira su con il naso e si asciuga il viso con la manica della camicia: “Non ci saranno funerali per loro – dice – niente cerimonie, nessun pianto, nessuna preghiera, nemmeno un posto anonimo al cimitero…”
    E’ passato un mese e il suo dolore è ancora tutto lì: quegli homeless senza diritti non avevano tutori, non sono comparsi sulle pagine dei quotidiani o nei reportage televisivi.

    NYC, ottobre 2001”

  6. Credo che tutti noi ricordiamo precisamente dove eravamo in quel momento…Ricordo bene dov’ero l’11 settembre 2001 e dove ero il 13 giugno 1981 allorchè il piccolo Alfredino era in un pozzo a Vermicino.
    10 anni fa ero sul divano di casa ,stavo facendo zapping e dalle finestre aperte entrava la voce concitata di un cronista allora cercai e vidi. Vidi una torre a fuoco e la seconda appena colpita.Pensai a qualche ripresa rubata di un film,si,come hanno pensato in tanti,ma cambiando canale,le immagini erano le stesse…..come era possibile?E capii…dopo un attimo di smarrimento capii…chiamai il mio compagno al lavoro,la sera prima avevamo visto le sue riprese dall’elicottero passando tra quelle due torri…gli dissi:le torri di ieri sera,non ci sono più….stanno cadendo,c’è fumo.
    Il mio pensiero va sempre per quelle persone che abbiamo visto lanciarsi nel vuoto e per i pompieri.E se davvero c’è un colpevole in tutto questo che non abbia ancora pagato,spero il fuoco lo divori prima o poi

  7. Undici settembre 2001, la fine del mondo, di un mondo, non solo quello stelle striscie; la domanda che si pone Scaccia mi sembra quella più legata alla realta; chi è il mondo terroristico regia dell’11 settembre? per prima cosa va detto che i componenti sono tanti, di tante destinazioni e con interessi condivisi anche americani, inutile dire il contrario..

    Certo l’attacco alle Torri è stato messaggio di morte per migliaia di innocenti, allora pure la polizia, oggi in guardia massima,,forse sottovalutò dei segnali che francamente preoccupanti, accettiamo l’ggi, ricordiamo quello di ieri, sforziamoci per un mondo migliore…

  8. 9/11 all’uranio impoverito? La “profezia” del comandante André

    …Il dottor David Prezant, ufficiale medico FDNY, sottolineava che i vigili del fuoco che hanno scavato nelle macerie del WTC si sono ammalati di cancro ad un tasso superiore rispetto quello dei vigili del fuoco prima del 9/11, ma quel che è interessante nella sua osservazione è che alcuni tipi di cancro sono “stranamente fuori dai grafici”. Questi tumori (letteralmente “bizarrely off the charts”) consistono in “leucemia, linfoma non-Hodgkin e mieloma multiplo – così come i tumori dell’esofago, della prostata e della tiroide” come si legge sul New York Post. Alcuni lettori avranno subito ricollegato alcune di queste patologie con quelle riscontrate nelle vittime dell'”uranio impoverito” dei teatri di guerra (e molte volte dei poligoni) dove sono stati sparati proiettili (e testate) al DU (Depleted Uranium)…

    MORE: http://bit.ly/prncf1

    1. E sì , l’uranio impoverito è un maeriale molto resistente , molto più dell’acciaio. E’ possibile che possano averlo usato nelle fondamenta e nelle strutture portanti. Se hanno avuto il coraggio di buttarle giù con tutte le persone che c’erano dentro , di certo non gli mancava il coraggio di costruirle con materiali altamente nocivi come l’uranio impoverito.

  9. Certo l’11/9 è una data che non può non essere commemorata e, soprattutto non può essere dimenticata. Per il significato che assume per chi è rimasto e per le vittime innocenti di un atto così barbaro. Eppure, io avrei preferito farlo passare un pò sotto tomo, senza tutta l’enfasi che stanno dando i media. Non fosse altro per non dare soddisfazione a coloro che, ancora oggi ne godono più o meno palesemente.

  10. Non commento per non fare polemiche. L’uncia cosa che mi sento di fare è rivolgere un pensiero a tutte le vittime dovute al crollo delle due torri e a tutte le vittime conseguenti a quel crollo. Alle vittime dei civili Afghani ed Iracheni. E sono tanti , troppi.

  11. 2001 – 2011. Dopo dieci anni gli USA e l’Occidente ci sono ancora mentre i loro nemici che fine hanno fatto ? Molto brutta

  12. OT
    Incidente nucleare Francia a Marcoule: i rischi per l’Italia
    Dopo Fukushima torna l’incubo nucleare a spaventare il mondo, e questa volta a due passi da casa nostra. Questa mattina c’è stato un incidente in una centrale nucleare in Francia, a pochi passi dal confine con l’Italia.

    L’esplosione, per la precisione, non è avvenuta nella centrale nucleare ma poco vicino, in un sito di stoccaggio di scorie nucleari che vengono trattate per il riciclaggio e per realizzare nuovo combustibile.

    Nell’esplosione ci sarebbe stato un morto, e diversi altri feriti. Uno di questi sembra in condizioni particolarmente gravi. I vigili del fuoco hanno subito provveduto a circondare il sito per metterlo in sicurezza, ma è l’incubo di una fuga radioattiva a spaventare la popolazione francese e le nazioni confinanti come l’Italia.

    NUCLEARE SICURO ??? MI SCAPPA DA RIDERE….

  13. Dopo dieci anni (innumerevoli dibattiti) e un giorno, resto dell’idea che “al Qaida” sia stato – e sia tuttora – un marchio, una griffe, ampiamente strumentalizzato e i fatti dell’11 settembre, a tutto voler concedere, un’occasione colta al volo da certo genere di sporca politica ed economia, non solo negli USA. Di certezza, ora come allora, nemmeno l’ombra.

  14. Ecco sapere cosa è Al Quaeda sarebbe una buona cosa. Sapere come nasce ad esempio e i suoi legami con l’intelligence americana. O anche notare che i “nemici” di Al Quaeda (Libia, Iraq, tra poco Siria) sono stati gli stessi nemici della Nato. E iniziare a porsi domande sulla “verità ufficiale” dell’11 settembre. Nessuna certezza, nessun complottismo mondiale, ma porsi dei dubbi e mantenere un senso critico anche su quei fatti mi sembra legittimo e doveroso.

  15. Nel 2001 avevo 18 anni, non mi ricordo se era già iniziata la scuola, e mi trovavo a casa di una mia amica. Era ancora troppo presto per pensare ai compiti ed era una di quelle giornata di fine estate di quando sei adolescente che passi da una passione all’altra, da una compagnia all’altra, da un hobby a un altro fino ad annoiarti.
    Quel giorno suonai a casa sua come tutti gli altri giorni, preparandomi a parlare del più e del meno, di vestiti, di ragazzi. E invece appena aprì la porta, la mia amica iniziò a parlarmi di torri in fiamme, di aerei che cadevano, di guerre mondiali.
    Nella nostra fantasia di ragazze, chissà perché, collegavamo già l’attentato di quell’11 settembre ad una terza guerra catastrofica, ancora prima che iniziassero a parlarne in tv.
    Ricordo la sala, le persiane chiuse, nella penombra sul divano e sul tappeto a parlare e immaginare tutto il pomeriggio la guerra mondiale che sarebbe arrivata, quello che avrebbe portato, come sarebbero cambiate le nostre vite se fosse successo davvero. E immaginavamo anche l’Italia in fiamme, il Colosseo, il Vaticano.
    Quasi tutto il pomeriggio con la tv spenta, a parlare di quel che non vedevamo.
    Poi ricordo il ritorno a casa, la tv accesa su Raiuno, appena in tempo per vedere la seconda torre cadere giù, accasciarsi su se stessa…

  16. [Terrorismo] Il nuovo video di Al-Qaeda, la “solita bufala” di uno spezzone video inedito di Osama Bin Laden (filmato vecchio, palesemente zoomato)… Intelligence in monitoraggio dopo gli arresti in nord Europa.

  17. Se penso a tutti quelli che, per giustificare il nucleare a casa nostra, andavano dicendo che tanto lo abbiamo a pochi chilometri da casa, mi viene da chiedere loro perchè non hanno speso tante parole per convincere, invece, anche i nostri vicini a trovare una fonte alternativa di energia. Non ci basta il pericolo vicino a casa lo vogliamo anche nel nostro giardino dietro casa, tanto per non essere da meno.

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