Il driver

Tornando a casa oggi da Maiori, mi ha sorpreso una telefonata da Kabul. Era Shafique, fido driver, che ho conosciuto ragazzo e che ho salutato da padre di famiglia: voleva solo salutarmi e chiedermi naturalmente quando torno in Afghanistan. Domani è il settimo anniversario della morte di Enzo Baldoni e non posso dimenticare che sulla stessa strada, un anno prima, mi aveva letteralmente salvato la vita Mahdi, il driver iracheno. Leggendo le notizie dei quattro colleghi sequestrati in Libia il primo pensiero è stato per Hakim che mi ha accompagnato nell’ultimo viaggio a Bengasi. In luoghi difficili i drivers per noi sono tutto. sono un pò interpreti, un pò producer e poi guide, la nostra vita la consegniamo a loro, alla loro conoscenza dei posti, ma anche al coraggio, all’intraprendenza. Non posso dimenticare Kamel che in Tunisia è stato pestato perchè mi ha portato dove non doveva portarmi. Sono loro in effetti che comandano. Prima di muoversi bisogna chiedere se una certa operazione è possibile. Alcuni di loro, per salvare la nostra vita, ci rimettono la propria perchè la vendetta spesso non li risparmia. E’ successo al driver di Daniele Mastrogiacomo, tanto per ricordare il caso più clamoroso, ma ce ne sono molti altri fino all’ultimo di Tripoli. E oggi voglio dedicare questo post a loro, ai miei amici soprattutto, ma anche agli altri, a tutti. Collaboratori spesso solo per una trasferta, ma di quelle che non dimentichi.

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14 thoughts on “Il driver

  1. Mi son sempre chiesto chi fossero questi strani personaggi ( i “driver” ) , che sanno come districarsi tra eserciti regolari , mercenari , bande criminali e quant’altro. Mi chiedo come i giornalisti prendano contatto con loro. Ma normalmente , quando nei loro Paesi non ci sono guerre , che lavoro fanno ? Le guide turistiche ? O s’improvvisano “driver” perché attratti da buoni guadagni ? Boh !!!

    1. Da come lo dici sembra chiss che fanno. Semplicemente conoscono il territorio. Sono locali, ti pare niente? Come fai ad andare in giro senza guida? Fanno lavori diversi. Hakim per esempio (Libia) in tempo di pace commercia in casalinghi.

  2. Sì ok , sono locali , ma io mi chiedevo che attività svolgessero normalmente. Anche perché come dimostra la cronaca spesso rischiano la vita. Avevo l’idea che alcuni fossero tipo quei tassisti abusivi di Roma , che in tempi di guerra approfittano della presenza dei giornalisti per guadagnare un po’ di soldi. Ma quando partite dall’Italia avete già un accordo con loro , o li trovate sul posto mettendovi d’accordo al momento ? Come venite a contatto con loro ?

  3. Facile immaginare che sono dei disperati, abituati a guerra violenza nefandezze notte giorno, e che ancora credono in qualche fotoreporter che li venga a salvare -in cerca di scoop e altrettanti guadagni, ovviamente. E’ il mondo che gira, bellezza. O quello ‘del fare’. (ma col pelo sullo stomaco).

  4. Naturalmente un Pensiero a tutti loro. (e a tutte le vite massacrate dalle guerre e anche dall’abiezione umana).

  5. Ognuno ha una storia diversa. Spesso sono già autisti, alcuni s’inventano un lavoro perchè in guerra non c’è lavoro: a Bengasi da sei mesi sono chiusi tutti i negozi. Non sono disperati, ma certo con noi guadagnano bene. Mahdi a Baghdad aveva un’auto, adesso è un padroncino, ne ha quattro.
    Li troviamo sul posto e poi ce li passiamo: Hakim adesso lavora con chi mi ha sostituito. Ovviamente la prima volta, poi c’è un rapporto stretto e ci sentiamo dall’Italia. I figli di Shafique mi chiamano “zio”.
    Comunque c’è una selezione naturale, lavora con noi chi parla almeno inglese. Sono fidatissimi, diventano i nostri compagni di viaggio.

  6. Anch’io, leggendo la notizia su “Televideo”, ho subito pensato al tuo Hakim e a tutti gli Hakim che accompagnano i giornalisti. Ho anche pensato all’assurdità dell’uccisione, ennesimo segno che la guerra rende disumani. E ho pensato al fatto che, soprattutto in questi momenti, la guerra sta diventando uno scontro fratello contro fratello, una caccia all’uomo, una guerriglia “porta a porta”. Alla fine, come sempre, non avrà vinto nessuno. Perché anch’io temo che anche stavolta, tolto di mezzo il cattivo di turno (ieri era Bin Laden, oggi Gheddafi), sarà difficile per noi capire la differenza.

    1. Non ho seguito la notizia in tutti i dettagli e mi ero fatto l’idea che fossero stati liberati dai ribelli.
      La prima cosa che ho capito leggendo il tuo libro è che in questa storia… non ci si capisce niente. :)

  7. Caro Gabbiano, lo sappiamo bene che in ogni guerra ci si capisce sempre poco o gnente.
    Ho scritto tante volte, le guerre sono architettate dai potenti e da chi fabbrica le armi.
    Per non aprire l’argomento dei grandi disastri esempio “Le torri!” Seppoi vogliamo credere alle favole facciamo pure.
    Ci sono tanti misteri che non verranno mai scoperti. Un caro saluto a tutta la torre.

  8. caro pino, anche io come vedo tanti altri penso spesso ai driver. io penso a loro soprattutto come interpreti. io sono traduttrice e interprete, e ho pensato tantissime volte a come il mio lavoro in realtà sia così diverso da quello che fanno loro… pur chiamandosi allo stesso modo. io (quasi) senza responsabilità, se sbaglio nella migliore delle ipotesi non se ne accorge nessuno, nella peggiore ci si fa una risata, loro a volte ci rimettono la vita… sicuramente sono spinti da motivazioni molto diverse dalle mie e menomale, altrimenti forse non lo farebbero. o forse sì, chissà. io comunque non me la sentirei neanche di tradurre una conferenza politica internazionale per paura di causare un incidente diplomatico, fai tu.

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