La questione morale

Parlo sempre con fastidio della politica. Con la minuscola, cioè dei politici. Non mi piace neppure risolvere la questione con la solita battuta “sono tutti uguali, non si salva nessuno” perchè non significa niente. Ma sono realmente preoccupato, da cittadino, per il futuro del Paese perchè non vedo vie d’uscita. Stabilite le malefatte di chi governa, esasperate dalle cialtronerie degli alleati, non è che c’è poi molto da scegliere. Non giriamoci intorno, il caso Penati ha clamorosamente umiliato la strombazzata moralità degli oppositori, a prescindere dalle responsabilità penali su cui decideranno i magistrati.  Nelle carte dell’inchiesta si parla di finanziamenti in nero, spesso illeciti, a dirigenti del Pd, a partire dagli anni novanta, e per milioni di euro (allora miliardi di lire). Non so se sia vero, ma sappiamo tutti che Penati era il capo segreteria di Bersani. E che Bersani è il cocco politico di D’Alema. Non ne parlano i giornali di Berlusconi, non si tratta della solita macchina del fango. La cosidetta tangentopoli rossa è denunciata da tutti gli organi di informazione, a cominciare da “Il Fatto”. E quando l’ardito Travaglio ha chiesto spiegazioni, si è sentito rispondere che il suo quotidiano è “tecnicamente fascista”. Povera Italia.

(E povero giornalismo di casa nostra dove quel noto “fascista” di Montanelli adesso passa per il nemico storico di Berlusconi). 

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18 thoughts on “La questione morale

  1. Forse hai ragione a non voler risolvere la questione la solita battuta “sono tutti uguali, non si salva nessuno”. E’ purtroppo anche vero che il potere, che da un senso di onnipotenza, annebbia le coscienze, ammansisce l’etica e la morale, corrompe come un veleno che si insinua piano piano nell’organismo e porta all’assuefazione. Pochi, direi molto pochi, hanno la statura morale per resistere o quanto meno per limitarne gli effetti. E’ altrettanto vero che i politici sono l’espressione di un popolo, della sua cultura e delle sue abitudini e mettono a nudo quasi sempre solo i suoi aspetti peggiori. In questa classe politica io non riesco a riconoscermi e perdo ogni giorno di più la speranza che i nostri figli possano avere un futuro migliore. Mi verrebbe da dire: “loro.. speriamo che se la cavino”

  2. “In Italia non si eleggono dei rappresentanti, com’è noto: si vota un partito. […] Ne deriva che se si vuole occupare un posto di parlamentare ciò che conta è una cosa sola: guadagnarsi il favore di chi sceglie i nomi dei candidati…” (E. G. della Loggia in http://bit.ly/onNLWr).

    La teoria esposta nell’articolo citato mi convince assai: non conta piacere alla “base” per essere eletti, bensì piacere al “vertice”. Vuol dire che la nostra è una democrazia alla rovescia. Darci una legge elettorale che privilegi la scelta della persona sarebbe un buon inizio. Non la Panacea, ma un elemento di cambiamento. Sono persuaso che cambierebbe l’atteggiamento di molti cortigiani di palazzo, e anche di molti elettori, soprattutto quelli che rinunciano a votare perché “tanto sono tutti uguali”.

    Ma mi chiedo: può il cancro guarire sé stesso?

  3. Si immagina Indro Montanelli rivoltarsi nella tomba per scaraventare in testa la sua Lettera 22 a un bel pò di persone.

    Politica e questione morale? L’ unico commento che appare adatto al contesto attuale è questo, almeno si cambia futuro:

  4. So di prima mano che il merito di Penati come sindaco fu quello di farsi molto spesso fotografare. Si scopre ora che faceva anche altro, più grave del narcisismo. Comincio a pensare che nella classe politica,ciò venga considerato un progresso …. professionale

  5. La politica, vista poco come servio al collettivo ma incasso al Partito tal dei tali. Non ci sono molte vie d’uscita, anzi, non ci sono vie di fuga, perchè non si chiede a Besan cosa ne pensa di tutto questo, risponderà parole su parole su parole, il vuoto; la veerità è che arrivati a Montecitorio, destra,sinistra,centro, ecc, spengono i cellulari…

  6. :( Ciao Gabbià, a legge ste notizzie, me vie voja de strappamme tutti li capelli e puro ste du penne.Pe furtuna che me ricrescono.ciao a tutttiquanti

  7. Non ci sono piu’ i compagni G di una volta.Primo Greganti sovvenzionava il partito attraverso i depositi svizzeri,ora,molto piu’ banalmente,si autosovvenzionano….segni della seconda repubblica

    munisti: indagati, colpevoli, dimenticati
    di Peter Gomez, Marco Travaglio
    (prima parte)

    A furia di ripetere che le Procure sono tutte rosse e i Tribunali anche peggio, si è finito per accreditare la diceria che nessun esponente del Pci-Pds e delle cooperative collegate è stato arrestato, inquisito o condannato. Invece è vero il contrario. Le condanne, in tutta Italia, sono centinaia. Le sentenze dimostrano inequivocabilmente che i «comunisti» erano inseriti a pieno titolo nel sistema di Tangentopoli.

    Con una differenza rispetto agli altri partiti: che i segretari nazionali non si sporcavano personalmente le mani. O, almeno, quasi mai lasciavano impronte digitali. Le sentenze che riportiamo in questo capitolo lo dimo strano. E quelle di prescrizione che riassumiamo nei capitoli dedicati a D’Alema e Occhetto sono la prova di quel «quasi mai».

    Enel, l’allegra mangiatoia

    Nel consiglio d’amministrazione dell’Enel, il Pci aveva il suo bravo rappresentante fisso. Il quale aveva soprattutto un compito: procacciare quattrini al partito, spremendo le imprese che vincevano gli appalti nel settore.

    Esattamente come i suoi colleghi della De, del Psi, del Pri, del Psdi e del Pli. Prima indirettamente, sotto forma di lavoro per le imprese amiche (le coop rosse); poi direttamente, incassando normali, volgarissime mazzette in cambio – si legge nel capo di imputazione – di una serie di «atti contrari ai doveri d’ufficio, consistenti nell’approvare le delibere relative alla desolforazione dei fumi delle centrali Enel, in violazione dei doveri di imparzialità della pubblica amministrazione; nell’omettere di esercitare, in conformità con i principi di buon andamento e di legalità dell’agire amministrativo, i doverosi controlli in ordine all’attività della struttura amministrativa, alla qualità delle imprese invitate per le gare, alla congruità delle offerte delle imprese in relazione all’appalto, e allo sviluppo dell’iter procedimentale finalizzato all’assegnazione delle quote di lavoro ai singoli raggruppamenti d’imprese; nel concordare con i rappresentanti delle imprese le modalità di composizione dei raggruppamenti successivamente assegnatari dei lavori; nel favorire la successiva gestione di tali appalti».

    Appalti giganteschi: soltanto per la desolforazione delle centrali elettriche, furono commissionati lavori per almeno 3 mila miliardi. Il consigliere d’amministrazione del Pci-Pds dal 1986 al ’92 è il professor Giovanni Battista Zorzoli, fino al ’90 responsabile per le questioni energetiche del Pci-Pds, docente al Politecnico di Milano, collaboratore del Cnr, consigliere del Cnel, dell’Enea e dell’Enel, infine presidente della Elettrogeneral (una piccola società genovese collegata alle Lega delle cooperative) fino al suo arresto firmato da Antonio Di Pietro e Italo Ghitti il 16 gennaio ’93.

    L’uomo incaricato dal partito di incassare le tangenti in Svizzera è invece Primo Greganti, funzionario dell’amministrazione del Pci-Pds. Entrambi sono stati condannati in primo e secondo grado per corruzione e finanziamento illecito al partito: 1 miliardo e 245 milioni versati da Lorenzo Panzavolta della Calcestruzzi (gruppo Ferruzzi) dal 1990 al ’92 e corrispondenti alla parte riservata a Botteghe Oscure delle mazzette concordate col sistema dei partiti (1′ 1,6 per cento sul valore delle commesse). Versamento in tre rate: 621 milioni depositati il 21 novembre ’90 sul conto Gabbietta, presso la Banca di Lugano; 525 milioni sul conto 294469 dirottati, nel settembre ’92, presso la Banca del Gottardo di Zurigo, sempre «nella disponi-bilità di Greganti»; e infine 100 milioni «consegnati in contanti a Greganti», sempre nel ’92. Il compagno G risponde «soltanto» di questi tre versamenti, mentre Zorzoli è stato condannato anche per tutti gli altri appalti assegnati dall’Enel con mazzette incorporate.

  8. «Lo dico alle macchine del fango che iniziano a girare: se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso». Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, a proposito delle critiche mosse al suo partito dai giornali in relazione alle vicende di Tedesco e Penati.

    Cominciavo a preoccuparmi, ancora non si parlava di macchina del fango…

  9. Non ci si casca piu’ caro Roberto ,sebbene il ricordo di antichi amori,ora un po’ stantii,faccia un po’ male,Solo un poco,perchè certi personaggi citati nell’ultimo post,non hanno mai avuto la mia stima,per quel che conta.La pruderie, che ammantava di sacro rigore il partito, ha lasciato il posto ad affaristi e trafficoni di dubbia moralita’.Non c’è che dire:il potere logora,specialmente chi ce l’ha.

  10. Er potere prima o poi logora er ciarvello. E’ molto difficile gesti’ er potere. Ne so quacosa io, che da sei anni me devo difenne da ‘n orco che c’ha solo du stellette, figuramoce se te capita un orco co’ ‘na decina de stellette te sveji la matina nun sai se sei terrestre o puro extraterrestre. Mo sti giorno so’ cotta e perseguitata, la sera provo a famme quarche notata ma er giorno dopo se ricomincia la sòrfa. Speramo che Dominiddio ce mette la mano pe’ sarvamme sinno prima oppoi sta storia pole fini male. Mi nonna Betta diceva: Quanno la corda se tira troppo, se pole rompe!
    Se sti giorni nun vengo a commenta’ nun ce fate caso, me devo scrolla’ tutta sta violenza da la pelle.Un caro saluto a tuttiquanti ve vojio bene ciao

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