Una maledetta “normalità”

Sul sito dell’Ansa è la settima notizia. Superata nell’ordine dalla tragedia di Oslo, il terremoto in Piemonte, la crisi della borsa, le proteste di Orte, l’inchiesta Milanese e l’autopsia di Amy. Non discuto la scelta, per carità: su altri importanti giornali online sta anche più dietro. Ma è il segno di una “normalità” che fa rabbrividire. Insomma, ci stiamo “abituando” anche alla morte di un militare italiano in Afghanistan. L’ultima vittima si chiamava David Tobini ed aveva solo ventotto anni: fisico da parà ma età da ragazzo. E non è morto su uno dei maledetti ordigni talebani, ma in un conflitto a fuoco a Bala Murghab, alle frontiere del mondo civile. Qualche parola di cordoglio, piccolissime diatribe politiche, poi l’aggiornamento delle statistiche: è la vittima numero 41 della missione di pace, la terza in un mese. Cominciano a essere troppe.

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57 thoughts on “Una maledetta “normalità”

  1. Assuefazione da catastrofe. Una volta ho sentito definirla così. Un bel problema, quali però le responsabilità ?
    Chi guida il gioco dell’attenzione ? I giornalisti o il pubblico ?

  2. è al normalità che spaventa , l’indifferenza per una guerra che nessuno piu’ vuole , ma che ci impedisce di fare un passo indietro, ci hanno provato tutti in afganistan ma ne sono usciti sconfitti , io dalla mia realtà non so dare soluzioni e neppure posso darne , mai avrei creduto che avremmo potuto piangere altri giovani italiani in guerra . Un abbraccio a tutte le mamme alle mogli che perdono i loro cari in questa guerra

  3. Ho trovato questa bellissima lettera e la pubblico qui.
    Se fossi stata tua moglie ti avrei detto: “Amore mio non andare, credimi non si proclama la pace dichiarando la guerra”.
    Se fossi stata tua mamma ti avrei detto: “figlio mio ti ho forse insegnato a risolvere le controversie con la violenza?”
    Se fossi stata tua figlia ti avrei detto: “papà, chi mi accompagnerà all’altare quando la vita mi chiederà di abbracciare l’amore? Come reagirà colui che mi chiederà un figlio, quando gli risponderò che al mondo per il quale tu sei morto ho già offerto un genitore?”
    Ma é come una sorella che ti dico, con le lacrime agli occhi, Fratello abbi cura di te, rispetto la tua decisione pur non condividendo il modo.
    Tesoro, se avessi creduto che questa strada avrebbe potuto essere quella giusta, quella che avrebbe messo la parola fine alle incomprensioni dell’animo umano, perché non mi hai portata con te? Non mi ci hai portata perché sapevi, in cuor tuo, che non è impugnando le armi che si disarma la rabbia. Non è vincendo il nemico che trionfa l’amicizia. Non è evitando lo scontro che saresti sopravvissuto all’incontro con le tue contraddizioni. Ma se mi avessi permesso di camminarti a fianco ti avrei accompagnato davanti alla porta del tuo cuore al quale, bussando mestamente, avrei domandato se era davvero lui a volersi insignire da portavoce di una fratellanza che sancisce con le milizie la ragionevolezza del predominio. Non ti preoccupare, baderò io ai nostri fratelli e dirò loro che non è colpa tua se ti hanno indotto a preferire di servire una patria di ideali piuttosto che onorare l’Esistenza benedicendola con l’Amore per la Vita. Sono sicura capiranno quando spiegherò loro che ti sei sacrificato combattendo qualcuno che avresti potuto abbracciare, se solo non t’avessero convinto che la tua causa è più giusta di quella del quale ti han persuaso esserti ostile.
    di: Chiara Vacchieri

  4. La domanda può sembrare stupida (magari lo è), ma che significa 41 vittime cominciano ad essere troppe? Una sola di vittima ci può stare? Non è polemica, ma una provocazione.

  5. Walter, certo. E la battuta va spiegata. Una morte, due, tre possono essere anche incidenti che in una missione in terra difficile capitano. Ma 41, tre in un mese, significano un’altra cosa: che la missione è fallita. Dopo dieci anni i talebani hanno ancora il controllo del territorio, sono loro a dettare legge nonostante i bombardamenti a tappeto. E anch’io comincio a pensare che sia tutto inutile. Insomma, non sono più incidenti ma il prezzo di una guerra vera.

  6. Cominciano ad essere davvero troppe, e ora davvero troppo poco considerate.La frase “ci si abitua a tutto sembra calzi a pennello..ma non è così.non ci si può “abituare” alla morte,le prime volte i servizi duravano anche dopo l’apertura.
    Ora il cordoglio dei politici, l’aereo che riporta la salma, e se ci scappa le lacrime della povera mamma. Su FB se si ha voglia si ,puoi scoprire il mondo questi ragazzi da chi li amava davvero ,non per curiosare,per conoscere meglio chi piangiamo,giusto perchè non siano solo un numero…..

  7. Andare via adesso da quei territori e lasciarli in balia dei terroristi, significa: Missione in Afghanistan – 41 perdite, obiettivo evacuato dai Militari…Missione fallita.

    1. Chi lo va a raccontare alle famiglie dei Militari morti che le vittime sono state inutili? Chi lo va a dire al popolo Afghano, che sono state tradite le loro speranze?

  8. Beh mi pare che da tempo , o forse mai , queste non sono per nulla missioni di pace e si sono rivelate del tutto inutili ! Al 41° ucciso , non si dovrebbe riflettere seriamente su questa dispendiosa inutilità?

  9. “Ci” stiamo abituando? Nell’era della comunicazione, le parole non scritte significano che l’evento è come non accaduto, quelle scritte in piccolo che l’evento conta poco, quelle in fondo che dell’evento possiamo anche non leggere Solo quelle grandi nel titolo pilotano il lettore verso accadimenti che devono contare per la pubblica opinione.
    Non siamo noi ad abituarci, alla morte, è chi lancia le notizie a imprimere ai fatti il peso che deve essergli dato quel giorno. Allora difendiamoci facendo il contrario, leggiamo prima in piccolo e in fondo,

  10. Un bell’esercizio letterario, ma prima dei giornali è stato il Paese ad “abbandonare” l’emozione per certe morti. Ricordo bene la grancassa delle istituzioni, adesso giusto una riga di cordoglio. Prima i funerali di Stato, adesso quasi una routine.

  11. l’avevo scritto stamattina sulla mia bacheca,ci stiamo abituando…condivido con te,Pino,la missione è fallita il territorio è ancora in mano afgana e sarebbe ora che il ministro non tergiversasse e che Frattini sorridesse meno.Non c’è nulla da giustificare una mattanza…
    Ogni militare morto fa parte del prezzo da pagare,questo ho letto e sentito dire e mi son detta che siamo sprofondati in una pericolosa “normalita”…Non raccontino favole, a casa e subito…
    PS uno degli altri due militari versa in gravissime condizioni, è in prognosi riservata con l’intestino spappolato… ma è “normale”

  12. E qualche politico , che stà seduto e vuole rimanere seduto sulle poltrone di Roma ladrona dice di non essere d’accordo con la nostra presenza in Afghanistan ma vota il rifinanziamento delle missioni. Che perla di coerenza.

  13. non ci voleva un genio di analista per capire da tempo che questa operazione era destinata a fallire. Per andare in guerra ed avere la vaga speranza di vincerla bisogna prima di tutto avere le idee chiare sugli obiettivi da perseguire. O si ottengono nei tempi previsti o è meglio fare i bagagli. Qui non è un gioco d’azzardo dove uno spera sempre che rilanciando prima o poi vince la mano e invege sperpera un patrimonio. In questo caso vite umane.

  14. “Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere.

    Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a che cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo…

    Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L’essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.

    Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce… Nel mezzo blindo, all’interno, non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient’altro nell’aria… Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.

    Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l’ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio. Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame.

    Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella. Dei loro padri e delle loro madri neanche l’ombra. Il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l’aria di non essere lì per giocare. Non sono lì a caso: hanno quattro, cinque anni, i più grandi al massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, e sotto le sterpaglie c’è un asinello, stracarico, che porta con sé il raccolto. Stanno lavorando… e i fratelli maggiori, si intende non più che quattordicenni, sono con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa…

    Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda. Dalla barba gli daresti sessanta, settanta anni e poi scopri che ne ha al massimo trenta… Delle donne neanche l’ombra. Quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all’ombra…

    Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi… Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati…

    Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “Brutta cosa, bocia, beato ti che non te la vedarè mai…” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, con in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se tu potessi ascoltarmi, ti direi “visto, nonno, che te te si sbaià “.

    Caporal Maggiore Matteo Miotto
    Thiene (Vicenza) – Valle del Gulistan, novembre 2010

  15. … Alpini…. Sono in questi giorni nell’altopiano di Asiago e spesso torno al Sacrario militare. Cambiano gli uomini ma dentro quelle divise rivelano sempre le stesse qualità: capacità di sopportare, soffrire e aiutare.
    Ieri c’era una piccola folla raccolta, incurante della pioggia che iniziava a scendere, durante l’inno nazionale. Ora penso che se ancora c’è chi va a onorare i morti della prima guerra mondiale, davvero noi, cittadini, siamo indifferenti a quei soldati che ora sono in missione?
    Come dici tu, Pino, sono le Istituzioni che non li onorano, e, al seguito anche altri, ma quando le cose ci vengono raccontate e con chiarezza, come fai tu e qualche tuo collega, la comprensione e la partecipazione c’è.

  16. Il governo Pakistano da un paio di mesi si e’ schierato decisamente con la Cina cosi’ come quello afgano e pertanto vogliono che i soldati della coalizione se ne vadano quanto prima. Quando in un posto come l’Afganistan oltre ai talebani anche il governo di Kabul e’ contro i nostri soldati “incidenti” del genere capiteranno sempre piu’ spesso….anzi e’ facile che a breve ci siano attacchi ben piu’ pesanti. L’Afganistan e’ perso, e sembra ormai anche l’Iraq.
    Gli USA stanno cercando di riposizionarsi in centro Asia (in Kirghistan ed Uzbekistan) si stanno anche muovendo bene e sono riusciti in parte a destabilizzarli ma senza soldi oltre ai movimenti islamici non riescono a finanziare molto altro…..il partito di Putin, Russia Unita, per prevenire la destabilizzazione della Russia da parte degli USA ha proposto di abolire tutti gli Stati all’interno della repubblica in modo da depotenziare il potere degli amministratori locali ed evitare spinte centrifughe. Quindi sinceramente penso che ormai la soluzione migliore sia ritirarci: il Paese dopo 10 anni di guerra e’ ancora in mano a chi ci considera una presenza ostile e le cose non penso cambieranno nei prossimi anni….

  17. Chissà se riusciranno finalmente a sedersi attorno a un tavolo, quelli che hanno autorità, mandato e competenza per decidere, senza la casacca del partito e senza il libretto delle risposte pronte. Dieci anni sono abbastanza, direi, per analizzare la missione: di qua gli obiettivi prefissati e le risorse necessarie, di là quelli raggiunti, le risorse utilizzate e l’elenco dei caduti. Attenzione, non solo il numero, ma l’elenco dei nomi.

    Si valuti l’efficacia della missione svolta e si decida se meriti di essere continuata oppure se debba considerarsi conclusa.

    A mio avviso, per quello che vale, dal punto di vista militare è stato un fallimento totale, un autentica replica della guerra in Vietnam. Come previsto, aggiungo io, ma questo conta poco giunti a questo punto.

    Dal punto di vista umanitario se ne potrebbe discutere: mi pare che sia stato fatto molto per aiutare la popolazione, anche se è difficile, da questo punto di vista, misurare e valutare i risultati. Certo, gli ospedali, le persone curate, le scuole e le altre strutture che si è contribuito a realizzare sono lì. E comincio a credere che contribuiscano anche a creare quell’astio contro gli italiani che può essere alla base di questo accanimento nei nostri confronti.

    Sul piano politico, invece, mi pare che siamo fermi al palo: dopo dieci anni un neonato governo dovrebbe essere in grado di amministrare il proprio popolo, il che non è.

    P.S. Grazie, Franca, per la lettera. Col tuo permesso la farò girare tra le mie conoscenze.

  18. Si Franca ,grazie! Ancor piu’ ti ringrazio per aver dato voce a questo ragazzo(bocia)di Thiene ,piccolo paese veneto ,con un cuore grande!Ora stara’ spiegando al nonno che ” el se gaveva sbaia’ “.

  19. [Nazi-Terrorismo]

    Strage di Oslo, il manifesto di Breivik su YouTube: 12 minuti e 5000 “Mi piace”

    …A postare decine di commenti pro è un utente che si firma dandan21212. Aldilà di questo squilibrato, sui quotidiani degli ultimi giorni leggiamo dell’ascesa di popolarità dei partiti di estrema destra…

    MORE: http://bit.ly/oinQR6

    Italia: Rimini, la vergogna dei gadget nazi-fascisti

    MORE: http://bit.ly/p33hUZ

  20. [Kosovo] Tensions flare at Kosovo-Serbia border crossing

    …Ethnic tensions simmered in Kosovo on Tuesday after the central government deployed a special police unit to establish control over two border crossings in a bid to block the import of goods from Serbia. …

    MORE: http://bit.ly/oW78hy

  21. Forse l’energumeno dovrebbe pensare che molti fatti di sangue sono le diretta conseguenza degli sproloqui di persone come lui che sono solo capaci di alimentare violenza, razzismo e intolleranza. Forse si dimentica che il norvegese, ormai non lo chiamo nemmeno più per nome, professa la stessa sua ideologia.

  22. Prima di tappare la bocca a lui bisognerebbe lobotomizzare 48.290 deficienti che lo hanno votato e gli hanno permesso di tornare al Parlamento Europeo. Sono un piccolo esercito di “potenzialmente pericolosi”

  23. Infatti Barba solo noi possiamo eliminare politicamente questo troglodita blasfemo.Un profondo e radicale mutamento della societa’ dovrebbe rendere inoffensivi i proclami di certi esseri subumani.Invece si alimentano di sconforto ed insicurezza ,fagocitando pure l’ultima sembianza di idea possibilista .

  24. Sul monumento ai caduti di piazza d’Armi a Susa, sventola la bandiera No Tav al posto del tricolore.

    Dico sempre quello che penso. E non mi piace affatto come sta finendo una sia pur giusta protesta.

  25. [USA nella morsa del pre-default]: S.F. federal building plaza draws neighbors’ ire

    …When the federal building empties out at 5 p.m. on weekdays, street people know they can set up camp, deal drugs and do whatever else they want at night and on weekends, with almost no threat of retribution from building security, according to the residents of SoMa Grand, a swank 22-story condo building across from the plaza, who wrote a letter to federal authorities…

    MORE: http://bit.ly/noQw2M

  26. ma qualcuno gli presenterà il conto delle spese? Ce l’hanno tanto con la responsabilità dei giudici ma i politici per le loro responsabilità “politiche” non pagano mai?

  27. Non scrivo in replica, ma mi riferisco ad un post sopra.
    Scusa Pino, una lezione per chi?. Il mio pensiero in questa sede è già noto e non sto a ribadirlo.

    Ma, caspita Il nostro esercito va ad “esportare democrazia” mentre in Italia le forze dell’ordine ce la stanno togliendo a suon di manganellate ovunque venga espressa la richiesta di qualcosa che rispecchia una qualche forma di “giustizia sociale”….(uno a caso Vedi i pastori sardi)

    Beh Mi sembra davvero una contraddizione per un paese Libero e Democratico quale siamo. (Democrazia conquistata dai nostri nonni e padri,)

    Ma vengono informati i nostri militari all’estero di quello che sta succedendo qui?
    Si, Lorena sono daccordo con te e non solo lui.

    PS. e i black block, “se solo volessero ” li possono benissimo fermare prima, a buon intenditor ….

    Ah e e mi piace quanto ha scritto Zorzi.

    1. “Il nostro esercito va ad “esportare democrazia” mentre in Italia le forze dell’ordine ce la stanno togliendo a suon di manganellate ovunque venga espressa la richiesta di qualcosa che rispecchia una qualche forma di “giustizia sociale”…”

      Sono una broda…ho da sempre ritenuto che le forze dell’ordine (tranne qualche DEPRECABILE episodio) difendessero me e i miei connazionali.:-(

      1. Ammiro il tuo conviincimento, Franca, Ne abbiamo già parlato. Il mio pensiero è differente da un po’ di tempo……

  28. È di almeno 20 morti e 37 feriti il bilancio degli attacchi compiuti da un gruppo di sei kamikaze talebani contro edifici governativi a Tirin Kot, capoluogo della provincia centro-meridionale afghana di Uruzgan. Amanullah Hotek, capo del Consiglio provinciale di Uruzgan, ha precisato all’emittente Tolo Tv che fra le vittime ci sono anche bambini e donne. Secondo un’altra emittente, Shamshad Tv, uno degli attentatori ha attaccato anche la sede provinciale della radio-televisione nazionale. L’offensiva ha generato una immediata risposta da parte delle forze di sicurezza, con scontri diffusi in tutta la città.Tra le vittime c’è anche un giornalista afgano che lavorava per la Bbc e per l’agenzia di stampa locale Pajhwok. Tra le persone che hanno perso la vita figurano anche numerosi civili e alcuni bambini, ha confermato il direttore provinciale del Servizio sanitario locale, Khan Aga Miakhail.

  29. Certo tocca il cuore, ma la nostra presenza lì non li fermerà di sicuro. E poi toccherà a un altro dei nostri. E allora ci sarà di nuovo falsa commiserazione da parte delle autorità. E questa farsa per loro continua, ma dalla nostra parte no, dalla nostra parte è un dramma: sono figli, fratelli, mariti. padri.
    Sai mi viene in mente il Vietnam. Per cosa e per chi sono andati a morire quei giovani americani.? o vogliamo considerare una maledetta normalità proprio la “guerra”.. e hanno pure rifinanziato con dl. le missioni.
    No, non ci sto. .

  30. Quattro soldati italiani della Task Force Center, 11esimo reggimento Bersaglieri, sarebbero rimasti feriti da una bomba scoppiata nei pressi di Herat, nel nord ovest del Paese. Le condizioni dei militari non sarebbero gravi. Hanno riportato fratture agli arti inferiori e superiori, riferiscono fonti della Difesa, ma nessuno di loro è in pericolo di vita.

  31. Era un Chinook l’elicottero precipitato la scorsa notte nell’Afghanistan dell’est provocando la morte dei 37 militari che erano a bordo. La maggior parte delle vittime sono militari Nato, ma ci sono anche soldati afghani.E’ quanto ha reso noto un ufficiale militare oggi confermando anche che il velivolo è stato abbattuto dagli insorti che erano impegnati in uno scontro con le forze della coalizione. L’elicottero è stato colpito da un razzo lanciato nella valle di Tangi, nella provincia di Wardak. I talebani hanno rivendicato l’attacco: il portavoce Zabiullah Mujaheed, ha detto che gli insorti hanno abbattuto l’elicottero la scorsa notte. La Nato ha confermato solo che uno dei suoi elicotteri è precipitato ma non ha fornito alcun bilancio.

  32. Quattro miliari italiani sono rimasti feriti nell’esplosione di un ordigno rudimentale in Afghanistan. Lo apprende l’Ansa da fonti della difesa, secondo cui le loro condizioni non sarebbero gravi. I quattro militari sono attualmente ricoverati nell’ospedale militare da campo di Farah. Il fallito attentato, secondo quanto riferiscono al comando del contingente italiano ad Herat, ha coinvolto anche un interprete afgano, pure lui rimasto lievemente ferito.

  33. Stavano viaggiando su un mezzo Lince, nelle vicinanze della base italiana di Camp Snow, nella zona occidentale dell’Afghanistan. Impegnati in un’attività di ricognizione. L’esplosione di uno Ied – un ordigno artigianale improvvisato – li ha investiti, ferendoli lievemente. I militari colpiti sono due paracadutisti, affiancati ai colleghi del reggimento San Marco. I due – che non sono in pericolo di vita – sono stati ricoverati nell’ospedale militare di Farah. Già avvertite le loro famiglie. Dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è arrivato ai soldati un augurio di “pronta e completa guarigione”.

  34. Burhanuddin Rabbani, ex presidente afghano e capo dell’Alto Consiglio per la Pace con la missione di riuscire a negoziare la fine della guerra, è stato ucciso a Kabul in un attentato davanti alla sua casa. La sua abitazione si trova nel quartiere di Wazir Akbar Khan, considerato una delle zone più protette della città. «Rabbani è stato martirizzato», ha detto a Reuters Mohammed Zahir, capo del dipartimento di indagini penali della polizia di Kabul, senza aggiungere dettagli.

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