Libri & Libri

Non ero mai stato al Premio Strega, anzi a nessun premio letterario. E mai più ci andrò. Forse sapete che ha vinto Nesi, e credo che se lo sia anche meritato, ma il punto non è questo. La serata è stata allucinante. Le porte della splendida Villa Giulia si sono aperte alle nove di sera e a mezzanotte ancora non si sapeva il risultato delle votazioni. Ma non è neppure questo il punto. Il cosidetto lavoro della giuria non l’ha seguito nessuno. Il popolo eterogeneo si è diviso fra un buffet e un altro buffet. Gnam gnam, come direbbe Dagospia (aspetto foto), intervallato dai soliti “oh, ma ci sei anche te”. Oppure: “uh, guarda ti pare che mancava Paolo Mieli”. Poi Marzullo, Giletti, tanti altri che non ho visto. Ma tutti a fare la fila per un saluto, un cenno, una battuta. Nessuno seguiva l’evento, ma l’importante era esserci. Fauna felliniana, rincorsa agli editor per tutti quelli che hanno scritto almeno una poesia: e, si sa, in Italia scrivono tutti. E poi, ragazzi, c’era anche la televisione: non si poteva mancare. 

Un momento della presentazione di “Shabab” al Caffè Letterario di Roma (foto di Marco Stefano Vitiello)

Stavo al tavolo di Rai Eri ieri sera perchè, che cavolo, sono anch’io uno scrittore. Addirittura esagerato, come dissi una volta, perchè di libri ne ho scritti due contemporaneamente. Presentato “Lettere dal Don” in pompa magna a Torino, stasera debutto molto più intimamente con “Shabab – la rivolta in Libia vista da vicino”. Appuntamento alle 18: Roma, Caffè Letterario, via Ostiense 95. Vi aspetto, se potete. Shabab

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48 thoughts on “Libri & Libri

  1. Gnam gnam gnam fa rima con Roma’ ! L’e ‘ l’ aria signori miei che ci volete fa? A Milano non succederebbe mai…. ;)

    1. Gnam gnam gnam ultimamente fa rima con lega e pdl. Mi sembra che i maggiori rappresentanti di questo sciagurato governo siano tutti padani ( Berlusconi , Bossi , Maroni , Tremonti , Brunetta , Calderoli , Scaiola ……….) e si stano “magnanno” tutto. gnam gnam gnam !!!

      1. E dove stanno per magna’ ancor meglio e di piu’ ? Ma a Roma caro Francesco… Mica per colpa dei romani ma equamente spartita….

          1. Hanno iniziato a mangiare prima di arrivare Roma. tanti anni fa Informatevi bene …..ma proprio bene ;) ;)

  2. @ Pina
    Certo che hanno iniziato prima. Ma a Roma si mangia bene ( e non solo metaforicamente ) :)
    L’immagine di Mastella e La Russa che magnano è emblematica ed orripilante. ahahaha !!!

  3. Nel senso che la cucina che abbiamo è ottima. Si è vero caro Francesco ;)
    L’hai assaggiata tu?;)

  4. Parlando di libri.

    Ho letto Lettere dal Don tutto d’un fiato, come in genere succede con un best seller . Non so perché , subivo una sorta di pregiudizio, come se fosse in libro di storia , complicato. Invece nulla di tutto ciò.Ho ritrovato un po’ di Rigoni Stern,non tanto quello di Sentieri sotto la neve o Sergente nella neve, ma molto vicino ad Amore di confine, dove le storie di guerra si intrecciano con quelle di vita e di pace.L’amore per gli animali passa attraverso la sua cultura montanara, dei boschi, li nell’altopiano come in Russia.
    Ora ho ordinato Shabab: ne capiro’ qualcosa finalmente!
    Alcune volte ho l’impressione che noi della Torre viviamo gli avvenimenti internazionali insieme a PinoScaccia.Come vederli con i suoi occhi che diventano nostri.
    Un desiderio ? Leggere pure il libro sull’Armir . Lo cerchero’ in biblioteca.

  5. :(Dopo una giornata di lavoro come questa, ho solo il desiderio di lasciare scivolare la stanchezza nell’acqua. Perdonatemi! Quando rientro vi leggo e lascerò il mio commento. Vabbè conterò le stelle anche per voi;) Un caro saluto a tutti

  6. Che peccato non esserci, alla tua presentazione….sicuramente si sarebbe parlato di qualcosa di davvero interessante.Però il libro lo vado sicuramente a comprare (e non smetto di sperare che un giorno “partorirò” il mio)

  7. Sono brutti che altro dire? Brutti tutti , persino chi scrive su dagospia e’ brutto. Esempio di come il potere logori chi ce l’ha e, forse, pure chi non l’ha mai avuto ma lo vorrebbe, tanto.

  8. ;) Scusa Gabbia! Mo c’ho fretta ripasso.Vabbè dopo commento pe’ li libbri.
    @ Dagospia.Rega nun ve scordate che se trovàno drénto ‘n museo e, ste mummie Etrusche so’ scappate fòra da li sarcofaghi. Azzazza che fame che s’ astrovàno!

  9. Francaaaaaa!!!! Ma quanto forte sei !!!! Verissimo , come non averlo capito prima? C’e sempre una spiegazione.

  10. Tuttoquanto è noja.

    Sirva’, c’ha raggione er Gabbiano nostro, c’ha proprio raggione!
    A ste riunioni de curtura se nun se comprenne bbene lo spirito de la serata e s’ ‘nnvitano ste comparze o figurante, la festa deraja.
    Er compito più compricato è combinà l’invitati e sceje le perzone ggiuste.
    Mo ste mummie de mandruccone colorate, me dichi che c’azzecca’ drénto sto museo Etrusco co’ la curtura?
    Credeme Sirva’, me ce so’ trovata pur’io a sti incontri e se nun accoppi le perzone giuste “Tuttoquanto è noja”.
    Peccato! solo er posto e la curtura meritàva, e meritàva morto deppiù.
    Aho! Quanno so’ annata a la presentazzione de libbro der mì’ amico Realino a Lubriano (‘n semprice libbro de povesie fatto co’ er còre), pe’ le risate che c’ha fatto fa’ er poveta contadino, se mo ce ripenzo, listesso rido.
    Vabbè! puro noiantri a la fine se semo magnati ‘na porchetta, ma nu era connitta co’ er trucco de le comparze, se sentiva er sapore de la finocchiella servatica. Ammazza Sirva’, quant’era bbona.
    La granne socetà s’imbrillocca se fanno li cugni ner grugno, li capelli so’ apparécciati a festa, Sirva’ tuttoquesto nun se fa’ pe’ la sòra Curtura, ma pe’ mettese ‘n mostra e pe’ comparì su la tivvì.
    Aho! sai che te dico? Che de la curtura a sti soggetti nun je frega gnente, eppoi a ste serate ce trovi tanto tanto rosichino e gentirménte sia l’ommini che le femmine deréto le spalla te fanno er vistito novo.
    Inzòmma Sirva’, so’ gelosi peggio de ‘na moje o de ‘n marito traditi.
    Vabbè eppoi tutta la pomposità e la signorilità, se slenta e se perde appena se tratta de magna’!
    franca bassi

    1. Aho’ ! Sai che te dico? Na bella mezz’ora per leggere tutto , ma c’ho capito ammappate! Se continui così imparo la lingua rromana ;)

    2. Puro n’altra robba ho imparato: a ste riunioni de noja bisogna andarci magnati e con il salvagente!

  11. Ho visto le foto su dagospia. Mamma mia che orrore. E questa è la classe dirigente del nostro paese ? Mazza quanto so brutti e finti. E non mi sembrano manco tanto svegli….

    @ Pino
    Se la prossima volta non ci vai fai bene. Avevi ragione. Dalle foto risulta ancora peggio di quanto potessi immaginare.

    Ma infondo questi sono i veri pezzenti. Non so ma mi trasmettono una forte sensazione di tristezza.
    Adesso capisco perchè Berlusca preferisce circondarsi da bunga bunga girls , piuttosto che fare cene “culturali”. :)

    1. :))) Francesco
      ..sei proprio una lenza… – non c’è niente da fare – e vai benissimo così! ;)))
      Del resto è tristemente noto, e vero: la banalità che si trastulla dandosi una grandissima importanza.

      E poi… Fai credere alle persone che stanno pensando e ti ameranno. Ma falle pensare veramente, e ti odieranno
      ! ;)))

  12. Libri&libri

    Cari amici, anche oggi ho terminato il lavoro di questa ultima settimana.
    Sono stati giorni pesantissimi, ricchi di molti imprevisti rognosi, ma non li cancello, li tengo come una nuova e grande esperienza di vita.
    Per adesso per due giorni deposito tutto il lavoro sul grande tavolo di noce, ossia sull’isola che non c’è, che io ho simpaticamente chiamato ‘Arturo’.
    Poi appena rigenerata, la prossima settimana ci ritornerò a lavorare.
    Caro Gabbiano, per tornare al tuo lavoro di esperto e bravo scrittore, ho sulla mia piccola scrivania vicino alla finestra i tuoi ultimi libri, pronti per venire in Puglia con me. Sempre sperando che non mi accada altro.
    Se tutto fila nella direzione giusta, li condurrò al mio trullo prestissimo, per essere letti insieme ad altri volumi. Tutto questo sempre se la mia carrozza verrà riparata.
    Diversamente, se a causa di forza maggiore dovrò restare a Roma, mi dovrò creare un angolo speciale, altrimenti non vi leggo!
    Lo so che direte, cosa centrano le difficoltà con la lettura? Per me è molto importante che, quando devo leggere un libro che mi interessa, la mia mente e la mia anima devono essere sgombre da pensieri negativi, altrimenti se non trovo il mio spazio, non riesco ad entrare nelle pagine. Ed io nel mio trullo fatato respiro questa strana magia.
    Perciò leggere per me non è semplicemente lasciare scorrere le parole una dietro l’altra, per poi voltare pagina e poi quando gli occhi iniziano a lacrimare piegare un angolo della pagina e chiudere il libro. Per me leggere un libro è una nuova storia da vivere.
    Da sempre adopero questo sistema, la lettura deve essere fatta in un solo modo, un mio modo tutto speciale.
    Leggere un intero libro per trovare e rubare una sola parola, una semplice parola che mi aiuta a creare una nuova storia. Questo per me è un processo alchemico, una fusione magica che mi fa smarrire nello spazio, per condurmi per mano e poi tornare in punta di piedi nella realtà.
    Altrimenti, se non mi trovo in uno spazio magico, le vibrazioni che il racconto cela nelle sue righe non le avverto.
    Non siamo fatti tutti allo stesso modo, che sono un po’ estrosa, questo penso che ormai lo avete compreso.
    Queste sera andrò ancora a contare le stelle. Ieri è stata una notte stupenda, quando mi trovavo sospesa nell’acqua e il mio corpo passava dall’immersione di acqua caldissima a l’immersione di acqua fredda, il mio sguardo nel buio cercava di mettere lentamente a fuoco i miei occhi, per poi contare le stelle; in quell’istante tornavo indietro nel tempo e mi veniva in aiuto la bambina riccioluta che saltellava da una pietra all’altra al mio fianco mentre immergeva i piccoli piedi nel Torrente Rio Torbido. La bambina con tenerezza mi prendeva per mano e mi mostrava il suo piccolo spazio circolare. Nascosto nel fogliame degli alberi antichi il rudere romano era ricoperto dall’umidità e da rigogliose pianticelle verdissime di capelvenere.
    Il piccolo spazio di cielo che fuoriusciva dal rudere era come racchiuso dentro una meravigliosa cornice circolare e io mi trovavo sospesa sull’acqua esattamente al centro, avvolta in una nuvola di zolfo e da una sensazione bellissima. La luce che intorno rifletteva e delineava il quadro ed io in questo spazio trovavo le nuove parole, le emozioni, le vibrazioni silenziose entravano dentro di me e si impadronivano della mia anima.
    Le stelle, la luna ancora non piena erano uno scenario naturale di grande effetto, qui i miei pensieri si scioglievano e ricchi di energia scacciavano dalla mente il negativo della settimana (appena da me fatto naufragare velocemente sull’isola di Arturo).
    Ecco perché ci andrò anche questa sera e quando sentirò i battiti del mio cuore confondersi con il gracidare delle raganelle, in quel preciso momento il mio corpo tornerà a rigenerasi.
    Grazie alla mia amica Paola che ogni notte mi viene a prendere e mi riporta a casa con la sua carrozza io potrò tornare ancora ad immergermi per purificare ancora il mio corpo e la mia anima.
    franca bassi

  13. ‘Na pianta strana, er Capelvenere

    Quanno a l’arba adàcio adàcio
    me svejo e sto drénto e letto
    me giro e me quatto sotto er lenzolo
    me sembra de sta puraménte a mollo!
    Me riggiro me rivòrto e sto ancora mejo.

    Faccio ‘n passo poi ‘n’antro aricasco
    c’ho ‘n effetto strano me incàjo
    quasi che so’ sospesa eppoi m’ arzo.
    C’ho er passo annante
    ma er corpo de sta puraménte a mollo.

    E’ strana morto strana la vita
    quanno te credi ch’è finita
    me basta de mette er corpo a mollo
    e me sento d’ esse puramente
    ‘na bella pianta no morta ma vìva.

    franca bassi

  14. La cosa non mi stupisce, ed è puntualmente evidente nelle dirette RAI che da anni corredano l’evento, ai limiti del ridicolo, con presentatori raccolti qua e là tra chi non è partito, e organizzate all’insegna del: aòh, vedi ‘n pò, là ce ‘stanno Tizio, Caio e Sempronio, annamo a sentì che dicono. Una tristezza, per non parlare della validità intrinseca del Premio, che da anni è organizzato all’insegna della spartizione tra case editrici (un anno a me, uno a te); per non parlare della validità dei premi: Ammaniti venne premiato per uno dei suoi libri meno riusciti, Non ti muovere della Mazzantini era di una noia mortale, di Paolo Giordano non s’è sentito più nulla… speriamo che il bravo Nesi non venga colpito dalla maledizione… Il problema è che il Premio ha perso di senso, è diventato un’occasione mondana in cui i libri sono un contorno, e in pochi hanno il coraggio di dire che ‘il re è nudo’ (uno di questi è lo storico Franco Cardini che, inqualiu uqa di ‘amico della domenica’, ha ultimamente avuto modo di criticare il meccanismo del Premio).

  15. Preparativi per un viaggio

    ‘Gni giorno che passa faccio fatica a resta’ ar callo ùmmido de sta città ricca d’anticàja.
    Roma è una città rivestita di pietre colme di storia. I vicoli, i sampietrini parlano e raccontano vicende d’amore, di morte e di vita.
    In questi vicoli al centro di Roma e nella bellissima Civita di Bagnoregio la mia anima, la mia fantasia si è arricchita e qui si è forgiata la mia persona.
    Sono in ritardo per la partenza, spero che tutto si sistemi, per riprendere il normale percorso di vita.
    In questo anno ho vissuto mesi lunghissimi, travagliati e faticosi da transitare.
    La mia amica Paola si meraviglia che alla mia età resisto ancora alle numerose tegolate che mi arrivano sulla testa.
    Paola abita nello stesso mio palazzo, io al piano rialzato vicino alla porta dell’ascensore e lei al settimo.
    Ogni volta che passa di fronte alla mia porta, mi bussa per sentire le ultime notizie negative, che io regolarmente a fine serata sorridendo trasformo dalla realtà in scenette in romanesco. Anche se sono storie che mi hanno ferito, cerco di trasformare il negativo in positivo. Così raccontanno a la mì’ amica l’urtima farza prima d’ anna’ a dormi’, inzieme ce famo du risate de còre.
    Sono contenta che tra di noi è nato un bel rapporto di vera amicizia. L’ho vista cratura, adesso siamo come madre-figlia e due amiche che non hanno segreti.
    Oggi è molto difficile trovare un’ amica di cui fidarsi.
    Siamo state fortunate a capirci, io non invado il suo spazio e lei non invade il mio, penso che questo sia l’ingrediente giusto per andare d’amore e d’accordo.
    Anche una semplice frase che trovi scritta su un muro oppure un commento sotto un tuo scritto. Anche se una frase è scritta da un amico virtuale, lo capisci se è vera e può regalarti tanto. A me i commenti lasciati dagli amici virtuali mi fanno uno strano effetto positivo. Basta una parola per accendere la mia fantasia, per esempio questa frase scritta come commento trovata il 10 luglio alle ore 00:11 da Pino Scaccia, il ‘Gabbiano di Frontiera’ diceva:
    “La macchina, cioè l’auto che ancora chiami carrozza è già una storia… un abbraccio”.
    Effettivamente è da tempo che avevo il desiderio di scrivere una sorta di diario dei miei viaggi fatti in terre lontane, quando ancora avevo la bellezza della gioventù. Non conoscevo la paura. La mia macchia, la piccola 850 CL Bertone, è stata sempre al mio fianco. Certo, se oggi ripenso alle terre, ai deserti che ho attraversato mi spavento.
    Oggi sono tutte zone in guerra bagnate dal sangue.
    Avevo solo il mio desiderio di conoscere altri popoli, così con questa smania mi sono avventurata fino al lontano Yemen.
    Oggi, grazie al commento, ho ripreso gli appunti abbandonati per anni dentro il cassetto di una vecchia scrivania, fogli ormai ingialliti dal tempo. Nel rileggerli quasi che non credevo che quegli appunti fossero degli articoli di viaggi veri, fatti in solitaria da una ragazza senza esperienza, solo per il suo grande desiderio di conoscenza.
    Questa idea mi ha ronzato nella mia testa per parecchi anni, poi per molteplici disavventure la mia idea si era assopita e risvegliata del 10 luglio con la frase lasciata come commento dal Gabbiano di Frontiera.
    Un semplice rigo ha fatto di nuovo accendere questo mio desiderio di raccontare le mie vere esperienze. Per me è stato come riprendere la macchina, accelerare e andare sempre avanti, come ritornare e ritrovare quelle città, quei mari, quelle vallate colorate di papaveri oppiaci.
    In quelle terre orientali ho trovato la storia delle nostre radici.
    Perciò devo ringraziare il Gabbiano per aver aggiunto dell’altro inchiostro nel mio calamaio.
    Amici oggi vi presento ‘Tasma’. Vi chiederete, dopo il tavolo di noce chiamato da me ‘Arturo’, adesso anche un nome etrusco? Ma da dove viene fuori questo strano nome?
    Allora faccio un breve riepilogo di alcuni nomi che troverete strada facendo nella lettura delle mie storie.
    Nithal è un angelo, è il mio amico fidatissimo, è bellissimo, sta sempre con me.
    Arturo è il mio grande tavolo di noce che si trova sull’isola che non c’è. E’ situato nel mio studio di Roma dove io deposito le scartoffie negative dopo che le ho sistemate. Negli otto cassetti di Arturo, al riparo dal negativo, deposito i miei racconti.
    Folletto Toc è lo spirito del grande albero di ulivo che si trova alle spalle del mio trullo (dove tramonta il sole a Ceglie).
    Il Gabbiano di Frontiera sicuramente ricordate chi è.
    Bene! Lo spiego per i nuovi lettori: è il giornalista Pino Scaccia (anzi, speriamo che mi perdoni se lo trasferisco in questa mia nuova avventura).
    La carrozza è la mia vecchia vettura che mi scorazza di notte e di giorno per le strade lontane, dove le mie gambe non ce la farebbero ad arrivare.
    Enea diventerà il protagonista di alcune vicende successive caratterizzate da lunghe peregrinazioni. La sua figura è il prototipo dell’uomo ubbidiente umile.
    Tasma, l’ultimo arrivato del gruppo, è il mio bianco trullo a cui ho dato il bel nome di uno schiavo etrusco.

    Vabbè! Oggi inizio questo nuovo racconto.
    L’ispirazione e arrivata vedendo queste nuove immagini che sono arrivate dalla Puglia con una imail. Mi sono accorta che il mio trullo tutto tinteggiato di bianco ancora non aveva un vero nome proprio.
    Ma da dove è venuto fuori questo nome etrusco?
    Amici non è venuto fuori a caso! Tutto quello che mi accade è unito da un sottilissimo filo di seta invisibile all’occhio umano.
    Ricordate il post di quando sono andata invitata a Civita di Bagnoregio il giorno 11 giugno di questo anno alla giornata di studi?
    Civitates Quoque Tusciae. Ho assistito a discussioni interessantissime: “Bagnoregio tra Preistoria e alto Medioevo”.
    Devo confessare, in principio non essendo una studiosa della materia molte cose mi hanno spaventato e molte altre non le ho comprese. Ma io sono una fanciulla cresciutella un po’ estrosa. Per la mia grande curiosità ho continuato ad ascoltare e per quatto ore sono stata a seguire le conferenze fatte da luminari presso la sala del palazzo Alemanni.
    La mia tenacia è stata premiata, a un certo punto quando si è parlato del ritrovamento di certe lapidi funerarie è saltato fuori il nome di ‘Tasma’. Chi era costui? Era uno schiavo messapico, venuto dalla Puglia e morto a Bagnoregio dove è stata trovata la pietra con la scritta.
    Il mio interesse per lui ogni giorno maturava, il suo nome mi ronzava nella testa, chiedevo in giro aiuto per farmi dare notizie. Poi una sera il mio amico Nithael mi ha sussurrato nella mente. “Lui adesso è nel tuo trullo, c’è passato quando ancora il trullo non esisteva, ha camminato nel tuo terreno. Scrivi di lui, vedrai che ogni giorno ti narrerà le sue peripezie di schiavo e poi di uomo libero. Lui sa che tu puoi scrivere la sua storia, è la stessa storia di tanti altri uomini partiti alla ricerca della libertà e che non sono più tornati a casa.”
    Sono sicura che leggendomi vi scapperà qualche sorrisetto. Non preoccupatevi, mi viene da sorridere dolcemente anche a me. Mentre scrivo, questa serenità che mi arriva dalla scrittura mi rende felice. Posso affermare con certezza che è un toccasana per la mia persona.
    Amici, mettetevi comodi, trovate un piccolo spazio dove nessuno vi disturba e ricordatevi che questo mio racconto avventuroso sarà un viaggio vero ma ricco anche di fantasia. Il posto dove possiamo leggere in pace deve essere un posto speciale, deve essere un posto privo di rumori, solo il vento e il canto degli uccelli può entrare nel nostro libro. Via, si parte tutti sulla mia carrozza che mi è stata appena consegnata (questo non è vero, ma scrivo questa piccola bugia per esorcizzare il negativo di questo periodo).
    Mentre guardo le immagini di Tasma lo trovo bellissimo, con la sua veste di lino candida appena pulita e asciugata ai raggi del sole. Tasma mi mostra il suo corpo sinuoso smagliante di un bianco puro. Mi aspetta, le sue braccia sono spalancate pronte ad ospitare il mio corpo stanco. Se volete potete entrale nel mio trullo, ma per entrarvi dovete avere un’anima speciale.
    Dentro le sue mura c’è un fresco atavico, le pietre respirano e mi trasmettono una grande energia e nei sogni mi presentano le storie da narrare.
    Ci sarà anche Nithael. Il suo compito? La sera prima di trasferire la mia mente, la mia anima nel mondo dei sogni mi leggerà alcune pagine del volume “Lettere dal Don”, scritto Pino Scaccia alias il Gabbiano di Frontiera.
    Lo so che nella lettura del libro ci saranno frammenti di ricordi tristi, di giovani che non sono più tornati a casa, che tutto quello che è narrato non è fantasia ma cruda realtà.
    Per me leggere di loro, parlarne con i miei amici è come farli tornare una volta a casa.
    Vi trascrivo lo scritto che ho trovato nella copertina posteriore del libro di Pino.
    “Qui, proprio qui in questa stanza, hanno dormito per tanto tempo sette soldati italiani. Gentilissimi, educati. Chiamavano mio padre signor Gavrilich, chiedevano tutto per piacere. Enea era un omone, con la barba, somigliava a Fidel Castro. Faceva la guerra, ma era un pacifista convinto. Sai che diceva? ‘L’umo quando prende in mano il fucile non è più un uomo’. Un giorno arrivarono i carri armati, era cominciata l’avanzata russa.
    Enea scappo, con gli altri.
    Chissà se ce l’ha fatta a tornare a casa oppure il suo corpo è ancora vicino a me”.
    (Leonid Tarakanov Gavrilerich, villaggio di Millerovo)

    Ho tra le mie mani il piccolo volume di Pino Scaccia. La copertina ha una immagine dove il Don ancora scorre nella sua grandezza. Le fronde spinte dal forte vento, anno dopo anno, lasciano cadere le foglie ingiallite che le correnti trasportano fino al mare. Io, toccando la copertina, avverto il dolore di quei giorni lontani.
    Mi chiedo: chi siamo per dare la morte con la scusa di dare la pace e la libertà? Facciamo delle guerre assurde, abbiamo tolto la vita a tanti nostri nostri fratelli, non abbiamo ancora compreso che solo l’amore ci rende esseri veramente liberi.
    So che nella lettura del libro “Lettere dal Don” troverò l’unione di Enea con Tasma. Cambiano le epoche e i nomi ma le loro storie sono legate, anzi legatissime.
    In questo momento le campane della Chiesa in fondo alla strada stanno suonando le ore dodici, è l’ora di interrompere. Lascio per un po’ la scrittura per riposare i miei occhi. Comunque il ricordo si sposta a Bagnoregio, quando ancora la mia vita era ricca di serenità e le campane della piazza suonavano le ore.

  16. Carissima Franca, quella foto del Don è mia. Sono stato parecchie ore sul greto del fiume. Ha dato il nome a una grande tragedia, invece è bellissimo, tranquillo: ricordi? il placido Don, proprio vero

  17. ;)Grazie Gabbiano per avermi aggiunto un po’ d’inchiostro nel calamaio. Adesso so cosa devo fare, la strada è bella chiara. Adesso mi aspetta la mia vasca per rigenerare la mia stanchezza giornaliera la mia carrozza mi viene a prendere;) ciao

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