Parlare di Afghanistan

Stamattina sono stato ospite a “Domenica in”. Non è un errore, la puntata de “L’arena”, lo spazio di grande successo di Massimo Giletti, è stato registrato e andrà in onda regolarmente domenica prossima a partire dalle 14. Si è parlato, si parla, di Afghanistan. Al di là delle polemiche e della retorica, è stato mostrato l’impegno autentico dei nostri militari. Che è quello di portare il Paese fuori della crisi, non solo ricostruendo le strutture, ma soprattutto educando a una civiltà di pace dopo decenni di guerre. Fatti, non parole e siamo stati tutti d’accordo in studio ad esaltare la scelta italiana di non bombardare, a differenza degli alleati. E’ stato celebrato anche il sacrificio di Maria Grazia Cutuli, una testimone di pace morta per raccontare. E forse l’errore è di non parlare più dell’Afghanistan, se non quando la missione presenta qualche conto doloroso. Cioè ogni volta che piangiamo una vittima.

“DOMENICA IN” SULL’AFGHANISTAN: LA TRASMISSIONE

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32 thoughts on “Parlare di Afghanistan

  1. giusto purtroppo si ha questa cattiva abitudine a parlare di qualcosa vedi l’Afghanistan solo quando accadano fatti tristi poi un paio di giorni e tutto cade nella dimenticanza come se tutto non esistesse…colpa dei media però che badano a mettere in onda solo ciò che fa audience e quindi il dramma…buona serata!

  2. Ero sicuro, anzi cominciavo a preoccuparmi. Naturalmente è colpa dei giornalisti ;)))
    Dimentichi che l’audience è fatta dalla gente e in questi giorni stiamo vedendo clamorosamente cosa significa stare dentro il mercato televisivo. Se milioni di italiani stanno attaccati a vedere le zozzerie di Avetrana ecco cosa succede. Trasmissioni che non ne parlano esistono, ma ci vuole coraggio rischiando il fallimento. Merito di Giletti se decide di dare ancora spazio a missioni dimenticate.

  3. ah su questo mi trova d’accordo sinceramente non se ne può più…e sa a volte mi chiedo ma è possibile visto che il nostro Paese va quasi a rotoli che questi sono i problemi più importanti??????????….di certo no ma come giustamente dice lei la gente che sta a casa vuole vedere proprio quel tipo di trasmissione….avetrana….l’ultima ragazza morta di cui ora non ricordo il nome e chiedo scusa….e di conseguenza ci si adatta e posso anche capire ma quando è troppo è troppo non se ne può più….si figuri che l’altro giorno anche mio nipote di 6 anni mi ha detto: mamma mia ma parlano sempre di lei????????…pensa lei…..cmq tornando al tema…..io apprezzo Giletti per la sua decisione …..magari ci fossero più Giletti in tv….starei sempre li a vedere la tv e non a tenerla spenta visto che è l’unico modo per sfuggire a tutte ste trasmissioni spazzature….chiedo scusa per la lunghezza ma sa è un dibattito molto vario ce ne sarebbe da parlare…ma mi fermo qui….non vorrei annoiarla…

  4. beh già siamo caduti in basso e la cosa che mi fa rabbia è che nessuno reagisce di fronte a ciò purtroppo da soli non si riesce mai a fare nulla…..comunque la vedrò senz’altro …..anche se non guardo mai Domenica in come nessuna trasmissione del genere solo perchè stanca di sentire sempre e solo parlare parlare parlare…..

  5. ah comunque e le prometto che non la disturberò più…..volevo fargli i miei complimenti per tutto ciò che ha fatto….ha tutto il mio rispetto e la mia stima….!

  6. oh grazie per me è un piacere stupendo parlare con lei….farò un giro nel suo blog così magari avremo modo di confrontarci ancora di più….anche a me piace il confronto….grazie per la sua attenzione…..!

  7. va bene….sa sono abituata a dare del LEI a chi non conosce ma se me lo dici tu per me sarà un vero piacere….:)

  8. “E forse l’errore è di non parlare più dell’Afghanistan, se non quando la missione presenta qualche conto doloroso. Cioè ogni volta che piangiamo una vittima”
    E’ vero. e seguirò la trasmissione con interesse.

  9. Premessa: non amo le trasmissioni come quella di Giletti. Già nel titolo è contenuto quello che vuole essere: un posto dove i telespettatori, novelli antichi romani, possono godersi gli invitati, più o meno vip, che si azzuffano sul tema del giorno. Ma tant’è, l’Auditel è il vero organo decisionale delle alte sfere e va in onda quello che la gente guarda, compresi Avetrana, Cogne et similia. La colpa, alla fine, è tutta nostra.
    Ma per una volta, visto che Giletti fa un’eccezione, la farò anch’io. :)

    Sull’Afghanistan sono pienamente d’accordo: nessuno ci racconta cosa stanno facendo i “nostri”, ogni giorno, tutti i giorni, in quell’angolo di mondo così lontano dal nostro, in tutti i sensi. Tranne quando “fa notizia”, come sopra. E allora ci sbracciamo nelle “arene” a dire che sì, ci dobbiamo stare, oppure no, dobbiamo tornare a casa. Ci interessano più le opinioni occasionali dei vip che i fatti raccontati da chi c’è, o c’è stato e avrebbe di che raccontare. Sì. alla fine la colpa è tutta nostra.

    Il due giugno, di mattina presto, ho beccato in tv una trasmissione di G. Minoli sui trent’anni dalla morte di R. Gaetano. Ecco lo stile che mi piacerebbe vedere più spesso in TV. Ma io no faccio… auditel.

    1. Le poche volte che l’ho vista non mi ha fatto una buonissima impressione, ma… che dipenda da chi partecipa? :)

  10. Buongiorno a Pino Scaccia. C’ero anche io in registrazione. E debbo dire che è uscita fuori una bellissima testimonianza. Le nostre opinioni erano puro contorno rispetto al reportage di Giletti, al ricordo di Maria Grazia Cutuli e a quanto hanno detto di se stessi e del proprio lavoro i nostri militari. Germano Dottori

  11. Ciao! Ci siamo ritrovati nello stesso studio qualche tempo dopo aver parlato della Libia. Vero: il reportage di Giletti in Afghanistan è stato eccellente, vale la pena di vederlo.

  12. Sto seguendo… interessante, interessante, interessante! Bravi, bravi tutti… dall’intenso reportage di Giletti, al fratello della Cutuli, dall’animo bello ed evoluto, ai militari italiani: seri, UMANI, civili, coraggiosi, professionali! Grandi nella forza d’animo e nel Coraggio.
    Un pensiero materno a Stefano, al suo dolcissimo coraggio con tanti auguroni.
    Un pensiero stretto da una morsa di angoscia… per il popolo afghano, le donne, i bambini…
    Un Grazie… per un vero approfondimento, serio ed efficace.
    In una sola parola, commovente.

  13. Io, di tanto in tanto, do’ una sbirciata al programma di Giletti, appunto “l’Arena”. Saro’ contraddetto, ma, visto i soliti opinionisti che ivi vengono ospitati, a me sembra una trasmissione mediocre e di parte. In questa ultima si elogiano i nostri militari che sono in Afganistan e che non vanno li’ per il denaro, ma semplicemete per beneficenza e amore per il prossimo. Su questa ipotesi ho dei dubbi. Forse non l’avro vista io, ma non credo che “L’arena” abbia trattato mai il problema delle cosiddette “morti bianche”. Sono piu’ di tre persone al giorno che muoiono sul lavoro. Ma di loro non si da’ quasi mai notizia. Mentre se muore un soldato e per il quale nutro profonda compassione, si fanno i “funerali di Stato”. Meditate gente, meditate……..

    1. @ Manlio.
      La morte non ha colore. Quando viene a mancare qualcuno, e si identifica con un colore, è solo per identificarne le cause della morte, quindi per capirne i motivi.
      Nel pieno rispetto di tutti coloro che non ci sono più, che per scellerati motivi hanno subito la morte “bianca”, ti si può dire che in questi casi, vale la differenza tra omicidio colposo dovuto a menefreghismo per mancanza di dispositivi di sicurezza in ambiente lavorativo, e omicidio preterintenzionale dovuto ad un colpo sparato da un cecchino o mina.
      E sempre parificando il valore di ogni vita umana che si perde (non ci sono morti di serie A e dilettanti), chi lavora in fabbrica o fa l’ operaio, lavora per sé e/o per i suoi cari. Chi muore invece perché sta in zone pericolose, mette a repentaglio la sua vita anche per me, per te e per lo Stato che rappresenta.
      Che siamo noi.
      Non ridurre le “morti bianche” a semplice conto da pallottoliere. Non se lo meritano.

  14. @ Manlio.
    Rispetto ogni opinione, ma in quanto uno degli opinionisti (meglio sarebbe dire testimone) invitati, ti ringrazio molto della considerazione. Se avessi visto la trasmissione per esempio avresti notato un coro unanime dell’arena contro i bombardamenti.
    Naturalmente non cambierai idea. i soldati sono brutti sporchi e cattivi. Lo conosci l’Afghanistan, quante volte ci sei stato?
    Se tu seguissi questo blog poi sapresti quanta attenzione, anche recente, io abbia dedicato a quelle che tu chiami ancora “morti bianche”, una definizione che combatto da tempo perchè le morti sul lavoro non sono bianche, innocenti, ma rosse di sangue.
    Dire che Giletti doveva occuparsi di un altro argomento, se mi permetti, è una scemenza in un panorama televisivo che parla solo di Avetrana.
    Ma tant’è, sei di quelli che hanno la verità in tasca ed è fiato sprecato.

  15. Ciao. sono rientrata solo da poco e non ho potuto seguire il servizio sull’ Afghanistan che mi ero ripromessa di vedere con interesse. Hai in link ?
    Dove posso verderlo? Grazie

  16. Ho visto il programma. Ho perso qualche minuto iniziale, ma credo di aver colto l’essenza della trasmissione.
    Questa è tutta un’altra trasmissione rispetto alla solita mediocre Arena di sempre (non a caso era targata “Speciale”), solitamente appiattita sulla più pruriginosa attualità, Avetrana compresa. E Giletti è un altro conduttore, o meglio è il conduttore capace, garbato (beh, quello sempre) e coinvolgente che ben sa essere non appena se ne presenta l’opportunità. Soprattutto ci ha messo del suo, dato che quello era il “suo” reportage: non avrebbe avuto lo stesso coinvolgimento emotivo e intellettuale, credo, se avesse dovuto parlare del reportage di un altro; tra l’altro si è mostrato molto preparato sull’argomento.

    Ho apprezzato il taglio della discussione: sapere cosa fanno i nostri militari laggiù, vedere volti, nomi, luoghi, conoscere emozioni e stati d’animo aiuta molto a capire. Altrimenti l’uomo qualunque ha la sensazione che si stia lì per esportare un modello culturale contro la volontà degli indigeni.

    La polemica sul denaro non mi interessa, è di piccolo cabotaggio: soldati è sostantivo plurale. Ognuno sarà andato lì con le sue personali (e diverse!) motivazioni, non ultima quella economica: 130 euro/die in più fanno quasi 4000 euro/mese e fanno comodo e gola a chiunque percepisca uno stipendio normale, che è una frazione di quella cifra. Non mi scandalizza che qualcuno abbia fatto i suoi conti e abbia fatto la sua valutazione costi/benefici mettendo in elenco anche questa voce. Ma quando sono lì, tutti mettono la testa nell’elmetto e via ad eseguire gli ordini per la missione quotidiana. Fine.

    L’Afghanistan resta per me un paese sconosciuto, misterioso e a tratti incomprensibile, a cominciare dall’orografia per finire con la cultura. Ben vengano (e me le vado anche a cercare, ragion per cui ho scoperto e apprezzato questo blog) testimonianze di chi racconta quello che ha visto e quello che ha provato, e gli autorevoli contributi di chi mi può spiegare perché.
    Grazie a Pino Scaccia (peccato che i tempi televisivi non abbiano permesso interventi più estesi!), al prof. Dottori, alla famiglia Cutuli, ai militari e agli autori dell’ottimo lavoro.

  17. Ho visto il programma. E sono daccordo con il bellissimo commento di Marco A.
    Un servizio davvero “speciale” per lìArena, E Giletti è un altro conduttore Soprattutto si sente che il reportage è il suo e quindi coinvolge sia emotivamente che intellettualmente.Insomma ho apprezzato il taglio della trasmissione che per certi versi mi ha fatto rivedere certi miei pensieri a te noti.
    Il servizio sulla giornalista Cutuli mi ha toccato profondamente ed è vero la curiosità ed il toccare con mano ,”Ii tentativo di capire le ragioni degli altri, di essere in qualche modo “testimone” spesso può portare alla morte.E questo mi ha fatto riflettere : come dire ” “più ti avvicini al sole e più bruci”. Capita ai “Tommasei”. I testimoni sono scomodi.
    Bella la testimonianza del fratello. Ed è vero la vendetta è solo un modo di continuare a soffrire ed il perdono è il più bel messaggio per dare un segnale di Pace. Ne sono profondamente convinta anche io.
    Gli occhi delle bambine pieni di speranza e di quel militare in studio, non li dimentico. Bello.
    Grazie a Pino Scaccia

  18. Faccio notare, a chi non se n’è accorto, che è stato aggiunto il link al video della trasmissione su rai.tv. :)

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