Dove non si spara

A Herat le basi italiane sono due. C’è quella vera e propria, cioè il comando militare, e poi c’è il Prt che si occupa di ricostruzione e assistenza umanitaria. La seconda base sta in centro, neppure troppo difesa, perchè nessuno poteva mai immaginare che fosse attaccata visto il rapporto con la popolazione. Questa è una delle tante foto scattate durante l’ultimo viaggio. Donne afghane addirittura senza burka per l’amicizia spontanea nata con le soldatesse italiane. Al Prt non si è mai pensato a sparare, ma solo ad aiutare. Qualcuno che evidentemente non vuole la pace è entrato e ha fatto una strage. Per fortuna stavolta fra i nostri soldati non ci sono stati morti, ma solo feriti, ma è ugualmente un bruttissimo segno.

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10 thoughts on “Dove non si spara

    1. Lucio, se rileggi il titolo del post e guardi con maggiore attenzione la foto proposta da Pino, vedrai tanti buoni motivi per cui vale la pena (ma veramente) stare.
      Almeno lì, dove il Contingente italiano, nel contesto dove è avvenuto l’ attentato, costruiva qualcosa di positivo come poche volte succede.
      Poi, per carità, ugnuno si fa la sua rispettabile opinione sui fatti del mondo.

  1. Dopo ogni attentato,invece di essere “incavolata” con i miei “bimbi in divisa”…li amo di più.

  2. Le condizioni del capitano ferito ieri nell’attentato al Prt italiano di Herat 1 “si sono aggravate nella notte e attualmente è ancora seriamente in pericolo di vita”. Lo ha detto alla Camera il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aggiungendo che “se ne sta organizzando il rientro in Italia”. Si tratta del trentenne lucano Gennaro Masino, di Paterno (Potenza), appartenente alla brigata Ariete e partito per l’Afghanistan nel marzo scorso. Le condizioni degli altri quattro feriti non sono gravi.

  3. Gabbiano, questa mattina sono tornata a guardare la tua immagine. Sono bellissime queste donne con il manto celeste ripiegato all’indietro, hanno il volto della maternità.ciao

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