Il boia a orologeria

Anche questa passerà alla storia come una grande operazione di “intelligence”. Il boia dei Balcani preso all’alba, a due passi da Belgrado, dopo quindici anni di latitanza. Eppure Ratko Mladic in questo frattempo aveva girato tranquillamente il mondo da turista, con la sua faccia. Visto e fotografato in vacanza sulla neve, o in piazza Rossa a Mosca o sulle spiagge del Montenegro. L’uomo che aveva ordinato la strage di Srebrenica o i bombardamenti di Zara si riuniva spesso con i suoi fedelissimi e mai nessuno che se ne fosse accorto. In fondo, meglio far finta di niente per non urtare i nazionalisti serbi. Ma l’Europa per l’ingresso della Serbia aveva posto una condizione essenziale: l’arresto del boia. Così bisognava prenderlo. Il presidente Boris Tadic ha commentato: “Adesso il Paese è più sicuro”. Strano, lo stesso commento di Obama all’uccisione (?) di bin Laden. Fantastica questa giustizia a orologeria.

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29 thoughts on “Il boia a orologeria

  1. Gabbia’ ce risemo er solito giochetto, ma a che gioco giocamo, co’ ste carte, famo er gioco liscio, faccio cip, oppuro t’ammollo sto yolli e chiudo?
    Ar monno, certe capocce le fanno cade’ ner canestro quanno servono.

  2. Deve pagare!Per tutti gli orrori commessi e specialmente per il massacro di Srebrenica l’11 luglio del 1995 ,con la complicita’ dei caschi blu.(…..)Nei tre anni di guerra che seguirono le truppe di Mladić commisero diversi massacri contro i civili, stuprarono migliaia di donne musulmane (stupro etnico), istituirono campi di concentramento. La stagione di violenze culminò nel Massacro di Srebrenica, indicato dal mondo occidentale come genocidio.
    Oltre 10mila morti ,finora ne sono state identificate poco piu’ di seimila attraverso il test del DNA
    Mi pare di ricordare che ricordai alla vecchia Torre Rai ,l’11 luglio di quest’anno ,l’anniversario della strage.Ora cerco…

  3. a proposito di…decisioni a orologeria, pino so perfettamente che su questioni rai non ti pronunci (magari adesso e’ cambiato qualcosa?) ma ti devo dire quello che penso sull’ultimo caso al tg1
    anche elisa anzaldo ha rinunciato al video per protesta contro minzolini, perche’ non si ritrova
    che non si ritrova la capisco, non ha tutti i torti, ma sta facendo la figura dell’eroina senza dimostrare coerenza: al tg della notte NO, ma vuole continuare a fare il caposervizio della cronaca e considera una punizione l’estromissione dalla diretta del 2 giugno
    allora, si ritrova o non si ritrova? anche alla sfilata non dovrebbe ritrovarsi, o no?
    e poi un po’ di chiarezza almeno da chi fa lo stesso mestiere: c’è chi ha titolato “anzaldo lascia il tg1”
    lascia? col cavolo, lascia solo la conduzione… in attesa naturalmente di ricevere il premio appena cambia l’aria
    insomma tutti questi martiri mi sanno tanto da… attesa del cambiamento… siccome e’ tornata in pista la sinistra c’e’ chi si prepara….

  4. E che bravi……ma Pino ti stecca Roberto! Non ne vuol sentir parlare di Rai ,specialmente di tg1 ! Beh visto che ci siamo una cosetta l’ho sentita pure io.I montatori rai del tg1 ,hanno espresso dissenso e ritirato la loro firma,contro la linea editoriale del M.(così ,forse,Pino non mi ammazza).Pure loro sentono aria di ricambio…..?

  5. Non entro naturalmente nel merito. Ma le notizie vanno riportate correttamente: non i montatori del Tg1 hanno ritirato la firma, ma i montatori della sede Rai di Milano.

  6. Siccome la situazione è già complessa, la chiarezza è indispensabile. Sono i montatori di una sede regionale, sia pure importante. La differenza non è di forma, ma di sostanza.

  7. Il documento integrale approvato all’unanimità

    I montatori della Rai di Milano,sempre più distanti dalle scelte editoriali perseguite dal TG1, esprimono il loro forte dissenso nei confronti di un’informazione parziale e coartata e non riconoscendosi nella sua linea, sia come professionisti del settore giornalistico che come utenti della televisione pubblica, ritirano la firma dai propri servizi del telegiornale in attesa di un cambio nella gestione e di un ripristino di quella che dovrebbe essere una reale obiettività della notizia che restituisca al TG1 la dignità che gli deve appartenere in quanto prima fonte d’informazione del paese.

    Articolo 21 esprime solidarietà ai montatori di Milano. E’ importante che nel Paese e in Rai si aggiungano giorno dopo giorno voci e reazioni contro l’informazione viziata, manipolata e nascosta. Voci di dissenso che dovranno aumentare sempre di più, con un compito nuovo che è quello della vigilanza. C’è da giurare che da qui ai prossimi ballottaggi, se ne potranno vedere di tutti i colori a Milano, Napoli, Cagliari, Trieste. Ed è per questo che ci auguriamo che dai montatori di Milano il dissenso e la voglia di libertà si estendano a tutti, a partire dai giornalisti che sempre più spesso dimostrano di volere una libera informazione.

    1. Scusa, c’è qualcosa di diverso da quello che ho detto? Ho detto: i montatori di Milano.
      Diverso sarebbe stato se la protesta fosse scaturita dai montatori del Tg1, cioè della testata, come avevi scritto te. Il resto appartiene al pensiero, sacrosanto, di Articolo 21.

  8. E fortuna che i serbi reclamavano Ejup Ganic! considerato non responsabile dal tribunale dell’Aja.
    (leggasi storia appassionante di Diana Jenkins, ex profuga bosniaca).

  9. Cioè questo (Enrico Franceschini)

    Lei è Diana Jenkins, una ex rifugiata bosniaca diventata la moglie di un banchiere della City miliardario. emigrata di nuovo, stavolta con i soldi, i figli e il consenso del marito, a Malibù, la spiaggia più chic di tutta la California perché in Inghilterra si sentiva trattata dalle altre donne del suo ambiente come “una moglie comprata su catalogo”, insomma come una puttana. Lui è Ejup Ganic, ex presidente della Bosnia, arrestato una settimana fa all’aeroporto londinese di Heathrow e sbattuto in un tetro carcere di Londra in attesa che il tribunale valuti la richiesta di estradizione nei suoi confronti presentata dalla Serbia con l’accusa di crimini di guerra. Una corte inglese aveva rifiutato la libertà provvisoria, mettendo una cauzione di 300 mila sterline, circa 350 mila euro, nel timore che il carcerato, se rilasciato, sarebbe fuggito. Ma la moglie del banchiere ha pagato la cauzione di tasca sua e lo ha fatto tornare libero.

    Sembra una favola. “La bella e la bestia”, la riassumono furibondi i serbi. Ma di fiabe ce ne sono almeno due, in questa storia dall’ancora incerto lieto fine. La prima riguarda soltanto la protagonista femminile, Diana maritata con Roger Jenkins, nata 36 anni fa a Sarajevo col nome di Sanela Dijana Catic, fuggita a piedi dalle macerie e dalle stragi dell’ex Jugoslavia, approdata a Londra senza conoscere nessuno, senza sapere l’inglese, senza un lavoro e senza una sterlina. Nella capitale britannica ha fatto i mestieri più umili, si è messa a studiare e un giorno a una lezione in una scuola di business ha conosciuto un professore estemporaneo il cui vero lavoro è fare il banchiere, anzi, il superbanchiere, anzi, uno dei banchieri più ricchi della City. E’ amore a prima vista tra Diana e Roger, che si sposano e inziano a fare la bella vita nel jet-set londinese. Lei si rivela non solo affascinante e seducente come una top-model, ma anche intelligente e scaltra come un banchiere: durante una vacanza in Costa Smeralda diventa amica di un’altra musulmana, la moglie dello sceicco del Qatar, attraverso la quale suo marito conosce lo sceicco e ottiene un favoloso prestito da 7 miliardi di sterline con il quale salva dalla bancarotta la Barclays Bank. E il superbanchiere diventa ancora più ricco. Secondo capitolo della favola. Un bel giorno, o brutto dal suo punto di vista, Diana pianta tutti e se ne va. Dice che le feste e le cene a cui partecipa insieme al marito la fanno sentire “vuota, umiliata e perfino sporca”, per il modo in cui la trattano le altre donne, le altre mogli, facendola sentire come una “moglie ordinata su catalogo”, modo elegante di dire che la fanno sentire una bella puttana, “comprata” dal marito per la sua bellezza e basta. Così, stufa di sopportare, lei accusa Londra e l’Inghilterra di classismo, snobberia, discriminazione sessuale e razziale verso una ex-povera ma bellissima ragazza musulmana bosniaca, fa le valige e si trasferisce con i figli a Malibù, dove si vive un’atmosfera più democratica, dice lei. Il marito la viene a trovare quando può, ogni tanto fa un salto lei a Londra, e intanto si occupa di filantropia e cause nobili.

    Il terzo capitolo della fiaba è, per adesso, l’ultimo. Una settimana fa viene arrestato mentre cerca di partire dall’aeroporto di Heathrow un professore di ingegneria bosniaco. Si chiama Ejup Ganic, è stato vicepresidente e poi presidente della Bosnia negli anni Novanta, durante la guerra civile che mandò in frantumi la Jugoslavia e fece scorrere fiumi di sangue in conflitti inter-etnici. Indagato a suo tempo dal tribunale internazionale dell’Aja, Ganic non venne perseguito. Ma ora la Serbia ci riprova e ha presentato alla Gran Bretagna, dove Ganic risiede, richiesta di estradizione. Il crimine di cui è accusato risale a 18 anni fa. E’ un famoso incidente che risale ai giorni in cui le forze serbo-bosniache circondavano Sarajevo, all’inizio di un assedio che durò 44 mesi e in cui morirono 10 mila persone. L’allora leader bosniaco Alija Izetbegovic fu preso in ostaggio dalle forze serbe all’aeroporto di Sarajevo mentre rientrava da colloqui di pace in Portogallo. Come risposta, la principale caserma serba di Sarajevo fu circondata dalle truppe bosniache. Un negoziato ad alta tensione, mediato dall’Onu, produsse un accordo per la liberazione di Izetbegovic e simultaneamente dei soldati della caserma serba. Ganic, che era il vice di Izetbegovic, condusse la trattativa e comandava di fatto le truppe della Bosnia in quel delicato frangente. Sembrava che la crisi fosse risolta ma, mentre Izetbegovic veniva liberato, il convoglio su cui viaggiavano le truppe serbe, che stava lasciando la caserma circondata, fu attaccato. Nell’agguato morirono 40 soldati. I serbi accusano oggi Ganic di diretta responsabilità nella morte di 18 di essi. Frottole, protesta la bella Diana. “Che Ganic sia arrestato per un crimine che secondo il Tribuna dell’Aja non sussiste è uno scandalo”, dice. “Ora potrà contrastare queste accuse ridicole da uomo libero”. Lei non lo ha mai incontrato o conosciuto, precisa, ma non ha esitato a tirare fuori le 300 mila sterline per riparare “un’ingiustizia”. A Sarajevo, migliaia di persone protestano da giorni davanti all’ambasciata britannica. E l’attuale presidente della Bosnia, Haris Silajdzic, è appena stato a Londra dove ha incontrato il ministro degli Esteri David Miliband, chiedendo il rilascio di Ganic e protestanto per il trattamento “irriguardoso” che ha sofferto: “In carcere gli hanno tolto le sue medicine e non gli hanno lasciato usare il telefono”. Ma senza i soldi di Diana sarebbe rimasto in prigione. Il seguito alla prossima puntata.

  10. strano , questa notizia repubblica non l’ha data…

    Un richiamo al Tg3 a dare spazio, entro venerdì ad un esponente dello schieramento opposto a quello del leader Idv Antonio Di Pietro dopo l’intervista trasmessa il 20 maggio scorso sui temi del ballottaggio di Napoli. È quanto deciso a maggioranza dalla Commissione servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dopo l’esame degli esposti presentati. Inoltre, la Commissione, alla luce dei dati del monitoraggio radiotelevisivo nella settimana 15-21 maggio, ha invitato Studio Aperto ad attenersi fino alla fine della campagna elettorale ad un rigoroso equilibrio dell’informazione.

  11. Borghezio sta con Mladic. Il leghista duro e puro e il boia di Srebrnica, l’autore del genocidio bosniaco, l’uomo che contribuì a insanguinare l’ex Jugoslavia, l’amico della tigre Arkan. Borghezio sta con lui, senza se e senza ma. Nemmeno pensa alle accuse nei confronti dell’ex militare catturato ieri dopo 16 anni di latitanza. E così dai microfoni della Zanzara su Radio24 dice: “Per me Mladic è un patriota. Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche”. Basta? Affatto. Perché l’eurodeputato padano prosegue: “I Serbi avrebbero potuto fermare l’avanzata islamica in Europa, ma non li hanno lasciati fare. E sto parlando di tutti i Serbi, compreso Mladic. Io comunque andrò certamente a trovarlo, ovunque si troverà”.

  12. Il disturbo evitante di personalità (nei paesi di lingua inglese abbreviato in APD o AvPD dalla definizione inglese Avoidant Personality Disorder) a volte detto anche disturbo ansioso di personalità, è un disturbo di personalità caratterizzato da uno schema di comportamento penetrante di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità a valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza a evitare le interazioni sociali. Le persone affette da disturbo evitante di personalità spesso si considerano socialmente incapaci o non attraenti a livello personale ed evitano le interazioni sociali per timore di essere ridicolizzati, umiliati od oggetti di antipatie. Tipicamente, si presentano come persone che amano stare da sole e riferiscono di sentire un certo senso di estraniazione dalla società.
    Il disturbo evitante della personalità è di solito osservato all’inizio dell’età adulta, ed è associato ad un certo senso di “rigetto” effettivo o percepito dal genitore o dai coetanei durante l’infanzia. Se il sentimento di rigetto sia dovuto al severo monitoraggio dei comportamenti interpersonali attribuito alla gente affetta dal disturbo, è cosa ancora da dimostrare.

  13. Poi dice che uno ce l’ha con i leghisti. Qui non si tratta più di sparare panzane per raccoglier voti, qui siamo veramente oltre la vergogna. Stavo per farne un post, ma ho deciso che non merita tanta considerazione.

  14. LIBERTÀ! LIBERTÀ! FANCULO A QUESTI ISLAMICI DI MERDA!!!
    ~ Borghezio sempre
    ITALIA ITALIA VAFFANCULO!
    ~ Borghezio saluta i Parlamentari Europei
    Che puzza di merda!
    ~ Borghezio saluta simpaticamente un negro
    BIANCA E CRISTIANA! BIANCA E CRISTIANA! BIANCA E CRISTIANA! BIANCA E CRISTIANA! BIANCA E CRISTIANA!
    ~ Borghezio sulla mignotta ideale
    Credo che l’arte, la filosofia e la politica moderna debbano ripartire da Mario Borghezio
    ~ Alvaro Vitali su Borghezio.
    E non ditemi che non avevate capito che era ispirato a lui!!
    ~ Dostoevskij su Borghezio dopo aver scritto “L’idiota”
    AGLUGH SGRUMPORFF UGH UGH UGH PULENT TARAGN!!!
    ~ Borghezio non doppiato dalla televisione
    Due cose al mondo non finiranno mai di stupirmi: che un giorno nascerà Mario Borghezio e che degli idioti lo voteranno pure
    ~ Immanuel Kant

  15. Se Borghezio si offre alla scienza, diventa tra i più ricchi del mondo.
    Perchè gli scienziati gli darebbero di tutto, per poter guardare dentro la sua testa e capire finalmente, cosa è il vuoto assoluto!

    1. Di solito è perchè manca il senso dell’individualità (non individualismo, individualità). Associano se stessi a una razza, una stirpe, una nazione, un territorio. Manca un “Io”, un’individualità pensante. (o quasi).
      Chiunque manchi di un’individualità, rimane razzista…. (lo avevo già scritto a proposito della Romania – vecchia Torre di Babele).

  16. Ma che significa, ma che c’entra L’Idiota e tantopiù Dostoevskij con Borghezio?!?!?!
    Oltretutto la questione è ‘atavica’: tutte le forme di nazionalismo politico sono marce fino al midollo!
    Woodrow Wilson, durante la guerra del 1914-1918 – e dopo gli Asburgo con i quali si intravide il possibile germe di un’Europa unita in piena diversità culturale – aveva già (ri)scoperto il nazionalismo come arma di destabilizzazione e aveva promesso all’Europa l’autodeterminazione nazionale, la “libertà delle nazioni”. La risposta di Steiner (sì, sempre lui) fu che “solo un individuo può essere libero”. Il massimo della corruzione poi, fu senza dubbio nel nazismo, il movimento che vedeva certi gruppi di persone come una eccedenza indesiderabile di materiale biologico. Dunque ci risiamo, ancora e ancora, ma non è un’analisi “psicologica” che può spiegare certe deviazioni: è il nazionalismo feroce!
    “Non ci faremo comandare dai turchi!” esclamavano i serbi – ovviamente riferendosi ai kosovari, nel senso che un cristiano non si sarebbe lasciato dominare dai musulmani. In altre parole, si è trattato di un’esplosione dell’odio che per secoli i serbi hanno provato per i turchi ottomani (dal 1300 e la battaglia del “campo dei merli”, che da allora per i serbi questo è un luogo sacro, e la loro identità nazionale è un tutt’uno con la Chiesa ortodossa). E’ questa commistione tra senso di tragedia nazionale, religione e sentimenti tribali che dà alla Serbia la sua forza. Guardando indietro, si può dire che i serbi non riconoscano quando vengono sconfitti. Quando nel 1919 venne fondato il regno di Serbia, Croazia e Slovenia, poi Jugoslavia, secondo i princìpi “wilsoniani” dell’autodeterminazione nazionale, comprendeva anche la Serbia e un certo numero di territori della monarchia asburgica: è significativo che l’erede al trono asburgico, nel 1914, fu fatto fuori non da un suddito insoddisfatto, ma proprio da un serbo. Tito può essere considerato l’ultimo degli Asburgo, e riuscì a tenere insieme un paese in cui convivevano identità nazionali e storiche nonchè religioni diverse. C’era pace anche in Kosovo, dove gli albanesi godevano degli stessi diritti dei serbi e dove potevano occupare le stesse cariche. Mentre è arrivato un Milosevic che ha fatto carriera nelle file delle gerarchie del Partito Comunista. Quando il regime è crollato ha messo da parte un’ideologia ormai fallita e ha scelto invece il nazionalismo più virulento. Ed è così che è rimasto al potere.

    Senza starci a girare tanto attorno con l’analisi psichiatrica: “solo un individuo può essere libero”. E nel mentre ci si dimentica che l’Europa non mai cessato di essere Balcani, i demoni del territorialismo si rafforzano di ora in ora.

    Poi, oltre a Dostoevskij e a quella che per me equivale a una bestemmia – dico ciò che penso mi dispiace: rispetto le opinioni di tutti , ma paragonare Dostoevskij o una sua opera a Borghezio si commenta da sè – pi, dicevo, qualcuno mi spiegherà che c’entra anche Tolstoj. Chissà se avrà letto quel pezzo in cui Tolstoij pregava gli Zar di Perdonare… o un male ancora più grande ne sarebbe scaturito.

  17. E comunque… non che ne valga la pena, in certi casi, ma prima o poi dovrò spiegare L’Idiota…. (quello di Dostoevskij, naturalmente).

  18. Aspettando la spiegazione ,dettagliata ,de l’Idiota dico che la pappardella ,di cui sopra così l’ho trovata ,e mi ha fatto morire da ridere,così l’ho incollata.Sempre sperando che Dostoevskij non si rivolti nella tomba.

  19. Ratko Mladic, l’ex generale serbo-bosniaco ricercato per genocidio e crimini di guerra dal Tribunale penale dell’Aja (Tpi) e arrestato ieri in Serbia, ha chiesto di poter avere nella sua cella del Tribunale di Belgrado libri di scrittori russi, delle fragole e una televisione. Come hanno riferito i media, Mladic ha indicato di preferire opere di Ivan Turghienev, Lev Tolstoi e Nikolai Gogol.

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