Non chiamiamole morti bianche

Un operaio, Bruno Montalti di 48 anni, è morto a Roma dopo essere caduto in una buca profonda 40 metri contenente azoto liquido. L’episodio e’ avvenuto  in piazza Santa Emerenziana in un cantiere per i lavori di realizzazione della metropolitana.  La vittima era originaria dell’Aquila. Era sposato e aveva dei figli.

Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro, ci sono: 408 morti – 408. 932 infortuni – 10. 223 invalidi

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6 thoughts on “Non chiamiamole morti bianche

  1. “Non chiamiamole morti bianche”
    Ma che morti bianche, sono morti e basta! Adesso ai figli di Bruno e ai suoi chi ci pensa? Morire di domenica che per il Signore giorno di riposo, significa grande difficoltà per andare avanti. Viviamo in un periodo che crescere dei figli decorosamente è diventato un lusso. Portare sulle spalle il peso di una famiglia e i gravosi impegni fiscali è una grande impresa. Bisogna rimboccarsi le maniche e tenerle sempre rimboccate.
    Per un capo famiglia, c’è poco spazio e tempo per abbracciare i suoi cari, adesso Bruno non ne l’ha più!
    Caro Bruno, hai dovuto lavorare anche di notte, i giorni di festa, accettare anche doppi turni e compromessi economici, tutto questo lo hai fatto volentieri perché sei stato un padre un marito. Bruno non è giusto, solo per essere un genitore hai dovuto pagare una bolletta altissima, hai pagato con la tua vita. Questa è una grande grande vergogna.
    Caro Bruno il tuo nome antico, indicava che eri una persona decisa e determinata verso i tuoi obiettivi, eri dotato di grande autostima. Eri anche un sognatore. Ma tutto questo non ti ha risparmiato di lasciare la tua famiglia, la tua terra così presto.

    Bruno

    Sei nato in una terra di
    lavoratori e di migranti.
    Il tuo nome dal significato
    scuro, nero lucente.
    Il destino è strano…
    sei caduto in un buco nero.
    La tua terra ti ha dato i natali
    un popolo fiero che alza la testa
    anche quando è stanco.
    Sei nato all’ombra del Gigante
    dove le aquile fanno il nido.
    Quando i tuoi figli ti cercheranno.
    Proteggili dall’alto del monte
    Torna per loro a volare
    fuori del nido.

    franca bassi

  2. Franca… è commovente. Bellissima.
    Questa è un’altra morte sacrificale, nel suo senso più alto: il sacri-ficio.
    Umilmente chiniamo la testa, consapevoli che stiamo fallendo proprio… come Umanità.

  3. Morti bianche. Anzi questo poveraccio ha avuto la magra consolazione di essere elevato alle cronache e statistiche da INAIL.
    Quanti che lavorano in nero (magari di colore nero), vivono in nero e spariscono nell’ oscurità dopo essere stati tranciati da un macchinario o dopo la caduta da un ponteggio.
    Gli va bene, se esistono in vita il giorno stesso del sinistro, sui registri di fabbrica o di cantiere.
    Altrimenti, come dice la simpatica Poetessa Franca Bassi…”a fà tera pei ceci”, senza la menzione di esistenza alcuna su un foglio di carta.
    Succede anche questo.

  4. Augusta- Dopo ‘n esplosione Sta matina alle sette ‘n antro operaio è morto e uno ferito.
    Quanno se vive ce serve ‘n po’ de giustizzia inzonna ‘na livella! Senno quanno semo iti a fa’ la tera pe’ li ceci. Che ce serve ‘a livella?

  5. Salve
    siamo la redazione di Uniroma.tv.
    Dato il tema del suo articolo pensiamo le possa interessare il servizio da noi relizzato sulla morte di un operaio nel ramo in costruzione della metro B1 che ha fatto scoppiare nuovamente la polemica sulla sicurezza nei posti di lavoro.
    Il nostro servizio al seguente link: http://www.uniroma.tv/?id=18866
    A presto
    UniromaTV

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