L’attentatone

Lo chiamavano l’attentatone. Quello a Falcone non era un attentato qualsiasi, la mafia lo sapeva bene. Quella sera tutta Italia si chiese istintivamente: la mafia ha vinto? Adesso sappiamo che invece la mafia fece un grande errore di presunzione: proprio da Capaci è cominciata la rivolta dei siciliani onesti, la strage è servita finalmente ad aprire gli occhi, soprattutto le bocche. E le coscienze. Nessuno si illude che la malapianta sia stata estirpata, perché è dentro di noi. Gli esperti parlano adesso di una mafia invisibile che non si vede ma c’è e con il soffio pesante. Ma certamente si è interrotto almeno il filo tragico del sangue, dei morti ammazzati ogni giorno, delle stragi. Non ci sono più scellerati comandanti come Riina e Provenzano. I nuovi picciotti sono probabilmente più feroci,  ma non hanno (forse) la capacità degli  agganci alti. Qualcosa, comunque, è cambiato. Diciannove anni fa

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9 thoughts on “L’attentatone

  1. Il procuratore antimafia Piero Grasso,ha risposto con toni accesi al ministro Alfano che chiedeva il dialogo,oggi a Palermo durante il convegno sulla giustizia in memoria di Falcone e Borsellino.
    19 anni e sembra ieri.Stesse polemiche,motivi diversi?

  2. Sere fa ho visto in televisione, non ho la minima idea ora del canale e del programma, un bambino che avrà avuto sì e no 10 anni, o forse 12, 14 al massimo, non di più. Sentendolo ‘ragionare’ si stringeva il cuore e capivi che le speranze… sono quasi zero. Non solo danno i soldi a casa e vanno avanti intere famiglie, ma l’unico obiettivo/ideale erano denaro, ville, veline. Da grande. Niente istruzione, niente scuola, niente progetti per future realizzazioni personali.
    In particolare in un’epoca di crisi nera, o di instupidimento totale. – chiaro che non ho nulla contro le “veline”, già abbastanza ‘martirizzate’ da rotture varie, a mio parere, come non ho nulla contro sogni di successo e viaggi ecc. Il punto come sempre è il “come”….. si pensa di poter realizzare tutto ciò. Certo, non che ci siano esempi e andazzi edificanti, altrimenti, da cui trarre spunti profondi. E in questo… mi dispiace ma è una società completamente fallita.
    Così, specie quando penso al Golfo di Napoli, di una bellezza da levare il fiato… uno dei posti più incantati e più meravigliosi del mondo, non posso proprio fare a meno di associarli al regno di Klingsor del Parsifal: hanno delle affinità. Posti magici, come incantati in una magia, di una bellezza rigogliosa, sensuale, voluttuosa… eppure con un lato tanto oscuro, tenebroso, dannato. (e la Sicilia anche). Sono così. In attesa. Terre imprigionate da un incantesimo.
    Campania felix, la chiamavano gli antichi romani. E ora…
    Chissà se arriverà un Parsifal a riscattarli. Per ora, si continua a morire.

  3. “Nessuno si illude che la malapianta sia stata estirpata”..in questa frase, tu antico reporter hai detto tutto; certo l’attentato di Capaci forse ha rappresentato il massimo momento di fuoco o un momento di fuoco, Stato-Antistato, non sono costruzioni di qualche giallista che gli prude il sedere, ma realtà, adesso la mafia è invisibile, ancora più pericolsa, come un virus misterioso e lontano che fa diventare con la faccia bianca il medico che cerca di capire, capelli morbidi, mani curate, soffici sedile di auto rombanti, velenosa e sempre più forte, quell’Antistato; ma c’è lo Stato, lotta senza fine, fino a quando il sole non sorgerà da dietro la collina. Giovanni Farzati, giornalista, reporter senza frontiere, Positano News

  4. C’ era una volta la mafia. Ora non c’è più. Almeno quella di una volta, da diciannove anni non c’è più. Dall’ attentatuni, che ha fatto da sparti acque. Un nuovo modo di dirigere gli affari delle Famiglie, visto che l’errore delle stragi, ne stava compromettendo “l’ equilibrio” che si era creato con il popolo. Perché alla mafia un popolo arrabbiato non fa comodo, anzi. Gli serve dormiente e quindi complice. Assuefatto al cancro sociale che, quando molla briciole, quasi rende servigi da santità. E le stragi non fanno dormire il popolo, non lo assuefano. Quindi si cambia registro. Come? Beh, intanto meno morti e rumore ci sono più si dorme. Maggiore equilibrio interno alla gestione degli affari.
    Poi si alza il tiro. Ci si promuove da manovalanza feroce e sanguinaria ad affarista, economista e bancaria.
    I soldi ricavati col sangue, il terrore, vanno ripuliti e immessi nuovamente nel mercato. Investirli in borsa e società per farli tornare lindi lindi in circolo. E sono tanti. Da fare girare la testa erisanare una bella fetta di Debito Pubblico.
    Anche le armi. Tante, tantissime quanto le guerre in atto in tutti e due gli emisferi. Meglio venderle che usarle.
    Cambia la mafia, cambia la droga, cambia luogo e raggio d’ azione. Dagli appalti, quelli grossi in tutta la Penisola, allo smaltimento dei rifiuti, soprattutto tossici. Al traffico d’armi, di uranio, di tutto lo schifo che il genere umano riesce a produrre, la mafia ne fa un affare. Ha capito che lo stato non va sottomesso con la violenza, ma reso complice. Mazzette e tanti voti alle elezioni, sono un ottimo argomento per il Consigliere o l’ Assessore che non sa come andare al mare senza transatlantico e far spesa senza Ferrari.
    E il popolo incazzato? Diamogli la foto di due Santi, qualche loro frase ad effetto, e stanno tranquilli. E tutto va. Ma niente attentatone, o altre azioni creative, il silenzio è più efficace.
    A noi “il popolo” credo, non resta nient’ altro che essere più forti di questo silenzio soporifero.

  5. …quello che più mi dispiace è che all’estero molti “mediocri di pensiero” pensano che i “siciliani tutti” siano mafiosi…e lo dico da siciliano che lavora spesso con stranieri….insomma PIZZA E MAFIA ancora è uno stereotipo ben lungi dall’ essere abbandonato !!! che tristezza….

  6. Come (da) “noi” si pensa che tutti gli extracomunitari siano stupratori e delinquenti…..la nostra storia non ci ha insegnato nulla.Il padre del governatore del Veneto è emigrato in Brasile,come moltissimi corregionali,e sua mamma si chiama Carmela….tipico nome padano!

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