I bambini e la guerra

Adesso l’inviata di un grande giornale italiano scopre che a Bengasi i bambini hanno la guerra in testa. Ogni disegno, ogni scritto, ogni parola riportano alle bombe e ai fucili, alla paura, al dolore. I bambini di Bengasi però cantano a memoria gli inni rivoluzionari, fanno il segno di vittoria con la manina, pregano Allah perchè Gheddafi se ne vada. Sanno pure che i francesi sono bravi e gli italiani sono amici. Se dovessimo andare in una scuola di Tripoli sarebbe la stessa storia, cambierebbero solo i nomi dei nemici e le canzoni patriottiche, ma il dolore e la paura sarebbero assolutamente identici. Ricordo a Vukovar, in Croazia, la città divisa a metà. Raccolsi un quaderno di bambini croati e poi uno di bambini serbi: erano uguali, in entrambi c’erano i fiori dipinti di rosso, come il sangue. Il mondo va ad aiutare i bambini del Sudan del sud, come se fossero diversi da quelli del nord.  Le differenze invece stanno solo negli adulti.

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5 thoughts on “I bambini e la guerra

  1. Troppi bambini vedono e vivono la guerra, respirando odio quando invece dovrebbero disegnare sole e colori diversi dal rosso sangue.Per non parlare di quei bimbi che crescono con i fucili in mano e già fanno i soldati quando i loro coetanei occidentali giocano la Play Station. Il problema e òe differenze stanno negli adulti ,ma le conseguenze, ahimé, le subiscono proprio i bambini….

  2. I bambini quando nascono, sono anime pure. Anche se hanno gli occhi a mandorla o sono di colore scuro.
    Sono i grandi che li indirizzano alla guerra.
    Da fanciulli, se male addestrati possono diventare anche criminali.
    La colpa è solo dei grandi che li gestiscono, li adoperano a loro piacimento.
    Odio la guerra la odierò sempre!
    Ieri ho visitato la tomba di un giovane ragazzo che ha lasciato la sua vita. Mi chiedo se ne valeva la. pena.
    http://www.splinder.com/myblog/post/409688/24542783/yes

  3. A proposito di bambini.

    Otto raid aerei notturni nell’arco di tre ore hanno avuto come bersaglio Tripoli. Missili Nato hanno colpito il bunker di Gheddafi. Secondo funzionari libici, almeno quattro bambini sarebbero rimasti feriti, di cui due in modo grave. Tra gli obiettivi colpiti ci sarebbero il bunker di Gheddafi, la sede di un’agenzia di spionaggio e un edificio coloniale già bombardato il 30 aprile scorso sede dell’alta commissione per l’infanzia, stando a quanto riferito da una fonte ufficiale libica. Nella tarda serata di lunedì altri testimoni avevano riferito di due esplosioni contro la televisione di Stato e l’agenzia ufficiale Jana. È stato mostrato ai giornalisti stranieri un ospedale dove alcune finestre sono finite in frantumi a causa dell’onda d’urto di un attacco contro su una vicina torre per le comunicazioni.

  4. Caro Gabbiano, ecco cosa sono le guerre!
    E questi sono i frutti malati che raccogliamo.
    Si uccide! Si distrugge! Poi le grandi ditte ricostruiscono. Ma le vite spezzate, gli occhi persi e le gambe recise nessuno le fa tornare.
    In questi flagelli, ci sono tantissimi innocenti che lasciano la vita terrena. In ogni fronte quando si muore non si guarda di che religione sei o per chi tifi. Se sei morto! Resti morto, se sei invalido lo resti, se perdi il tuo unico figlio e sei un genitore anziano non puoi tornare indietro a prenderlo o andare in un grande magazzino e comprarti un nuovo figlio. Quando si muore si è morti e basta!!
    Le guerre sono solo una grandissima speculazione per certi individui e grande commercio di armi per altri.
    Per noi comuni mortali possiamo solo scrivere e urlare la nostra rabbia!
    Quanti bambini, quanti anziani potevano mangiare con i soldi spesi per questi conflitti?
    Le ferite e i segni delle guerre li patiscono solo chi li ha. Vederli in TV anche se scendono le lacrime e non si dorme, sul fronte ci sono loro e chi lavora per aiutare questi disperati.
    Per adesso la guerra, la morte la possiamo solo immaginare e la possiamo anche commentare.
    Tutti questi casini che abbiamo sul pianeta e solo colpa nostra. Solo per i tifoni i terremoti non siamo responsabili, ma per le alluvioni siamo responsabili in parte.
    Gabbiano come vorrei credere che questo è un brutto sogno, ma purtroppo questa favola se la scrivo, potrei farla finire bene, ma non sarebbe la realtà. franca bassi

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