I tigrotti di Arkan

Ivan Bogdanov ha ventinove anni. Sapete di chi parlo: di quel bestione che ha scatenato l’inferno di Genova. Cocco di mamma con una bomba a mano tatuata sul petto, ai tempi del comandante Arkan era poco più di un bambino quindi non può essere definito, per età, un figlio della tigre. Insomma, non un nostalgico di quel periodo di terrore ma sicuramente un emulo visto che la sua occupazione da disoccupato è di fare casini dietro la bandiera della Stella Rossa covo nobile e violento del signore balcanico della guerra. La nuova stagione serba è preoccupante poichè lo sport è solo uno dei veicoli dell’ultranazionalismo che ha insanguinato per anni l’ex Jugoslavia. Una partita di calcio, ma anche il gaypride sono occasioni per rivendicare la paternità di un territorio che era vasto e che ormai è ridotto a uno spicchio (la perdita del Kosovo è stata la più dolorosa, dopo la Croazia). A quei tempi, gli anni Novanta, stavo da quelle parti. Dopo sei mesi a Zagabria, per tre mesi ho raccontato da Belgrado. Ho seguito molte volte proprio le tigri di Arkan. Vale la pena ricordare chi erano. All’esercito serbo spettava il compito di conquistare un territorio, il lavoro successivo era affidato alle tigri che radevano al suolo il paese, uccidevano gli ultimi sopravvissuti, in genere vecchi e bambini che non erano riusciti a scappare, stupravano le donne, razziavano tutto quello che era possibile razziare. Siamo andati per giorni dietro il capo militare delle tigri. Si presentava come “antiquario”, ci offriva mobili e soprammobili: naturalmente quelli presi nei paesi. L’appuntamento era sempre all’alba. Salivamo sulle auto insieme a gruppi di mercenari (molti italiani), ci lasciavano a Vukovar. Loro proseguivano per il fronte, lasciavano i mercenari poi alla sera venivano a riprenderci. Quando siamo partiti, quell’omone (non ricordo il suo nome ma mi pare che si chiamasse proprio Ivan) in segno di amicizia ci regalò il video del matrimonio di Arkan, cerimonia da vero boss, una sventagliata di mitra al posto del riso. Lo conservo ancora, con grande tristezza.

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16 thoughts on “I tigrotti di Arkan

  1. Brucia quel video Pino .
    Magari ti servira’ come documentazione ma sai che catarsi fare un bel fuoco schioppettante e liberatore……

  2. Una curiosità, Pino: ma perchè proprio a Genova, bruciando anche la bandiera dell’Albanìa e dopo dichiarare “che non ce l’ha con l’Italia” ma con i suoi?

  3. Genova, cioè l’Italia, forse è casuale o forse no. Certamente l’Italia è stata decisiva nell’indipendenza prima della Croazia e poi del Kosovo (ancora abbiamo migliaia di militari là).

  4. A Genova perchè la federazione italiana ha deciso che si giocasse là, in Italia perchè la Serbia è nel nostro girone… semplice

  5. Il 25 ottobre a Bruxelles si dovrebbe decidere se la Serbia potrà far parte dell’Unione europea, hanno manifestato per gettare un’ombra su questa decisione forse e i disordini di Belgrado erano un’avvisaglia che non si capisce perché sia stata ignorata nel momento in cui questi agitatori si sono presentati alla frontiera italiana, qualche giorno prima della partita, un gruppo cospicuo organizzato con pullman… delinquenti con matrice politica che entrano nello stadio con armi improprie ma non per uccidere anche se nello scontro tutto può succedere. Genova magari è stato un palcoscenico casuale, utile ma non significativo, rimane da capire come mai i nostri servizi segreti non riescano ad arginare questi eventi, ad evitare che centinaia di persone usino la scusa di una partita di calcio, a cui partecipa tanta gente indifesa, per inscenare simili azioni di guerriglia. Sono segnali che, aldilà dei fatti internazionali, intanto fanno sentire i cittadini non tutelati, minati nella sicurezza delle loro città, sorpresi nella vita quotidiana da atti violenti, coinvolti loro malgrado in battaglie che non comprendono. Tanto sforzo bellico negli scenari di guerra lontani da noi, in cui sacrifichiamo altri innocenti e superficialità nella gestione dei fatti nazionali…una permeabilità sospetta che mi chiedo a chi faccia gioco. Forse alla preparazione di una stretta militarista, autoritaria anche verso i movimenti ritenuti rivoluzionari, nazionali? E le forze dell’ordine, esigue a Genova e rese spesso inefficaci dai tagli di mezzi e personale anche nel resto d’Italia potranno sopportare questo carico senza interrogarsi?

  6. La commissione disciplinare dell’Uefa prendera’ la propria decisione sull’interruzione della gara Italia-Serbia venerdi’ 29 ottobre e non giovedi’ 28, ha annunciato oggi all’ANSA la stessa Uefa, che ha precisato anche che non organizzera’ riunioni fra le parti in causa in precedenza.

  7. NYON (SVIZZERA) – Vittoria a tavolino (3-0) per gli azzurri e tre partite casalinghe a porte chiuse per la Serbia. E inoltre l’esclusione con la condizionale per i prossimi due anni della nazionale di Belgrado dall’Europeo e due gare a porte chiuse, sempre con la condizionale, per l’Italia. Sono queste – a quanto apprende l’ANSA – le richieste alla Disciplinare dell’Uefa da parte del procuratore della confederazione europea del calcio, Jean-Samuel Leuba, in merito alla gara tra Italia-Serbia sospesa lo scorso 12 ottobre a Genova. Le sanzioni con condizionale, nell’ordinamento sportivo, diventano effettive solo nel caso di ripetersi dei fatti

  8. Tre a zero a tavolino a favore dell’Italia, due partite a porte chiuse per la Serbia di cui una con la condizionale; e una partita da disputare a porte chiuse anche per l’Italia ma con la sospensione condizionale della pena. È questa la decisione della Disciplinare Uefa dopo la sospensione a Genova di Italia-Serbia e le violenze degli ultrà di Belgrado.

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