InQuestoMondoDiSquali

Certe volte mi vergogno

Sono stati incriminati per istigazione al suicidio i membri di una troupe televisiva indiana che, ansiosi di effettuare riprese-shock da mostrare poi sullo schermo, hanno indotto un manifestante a darsi fuoco, fornendogli persino nafta e fiammiferi per appiccare le fiamme. Lo riferisce il quotidiano in lingua inglese «The Indian Express», secondo cui la vittima, Manoj Mishra, stava inscenando una protesta davanti agli uffici di un caseificio di proprietà pubblica per il quale lavornello Stato orientale del Bihar: reclamava il pagamento di stipendi arretrati per 200.000 rupie, meno di 4.000 euro. Nessuno era però lì ad ascoltarlo, giacchè lo stabilimento era chiuso per una festività nazionale. I giornalisti lo hanno infine convinto a immolarsi, e hanno filmato l’intera scena senza minimamente preoccuparsi di aiutarlo. L’uomo ha subito ustioni sul 90% della superficie corporea, ed è morto poco dopo il ricoverso al pronto soccorso.


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La prima vittima

E’ un triste primato. Il 6 gennaio in India è stato ucciso un giornalista, è il primo nel 2006. Si chiamava Prahlad Goala, aveva 32 anni, lavorava per un quotidiano regionale, l’AsomiyaKhaba di Thurmukh. Reporter san frontieres pubblica l’annuncio e aggiunge: “Questo dimostra che è ancora perticoloso spraticare il giornalismo investigativo in alcune zone dell’India. Sposato e papà di una bimba di 14 mesi, stava conducendo indagini sulla corruzione e sul comportamento sospetto di funzionari statali. Uno di questi, Zaman Jinnah, è stato fermato dagli inquirenti. Dopo il fatto i giornalisi della regione del Golaghat hanno indetto un giorno di sciopero. Rsf


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