Dopo due mesi di prigionia è stato liberato il giornalista venezuelano di Telesur, Freddy Muñoz, accusato di far parte delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). Il reporter era stato arrestato il 19 novembre scorso. Secondo la polizia colombiana il giornalista stava preparando attentati terroristici insieme a esponenti della sinistra colombiana. PeaceReporter
Marino Perez, corrispondente di ‘Radio Avana’ e collaboratore di ‘Le Monde’ è stato ucciso da alcuni sicari per strada nella città de La Plata. A riferire dell’omicidio avvenuto con un colpo alla nuca sono stati i parenti e l’International Federation of Journalists (IFJ). Perez stava cercando di realizzare un’intervista esclusiva con Simon Trinidad, capo storico delle Forze armate rivoluzionarie e stava anche tentando di entrare nella mediazione per la liberazione dei tre ostaggi statunitensi. “Il collega, 58 anni, colpito alla base della testa – spiega una nota dell’IFJ – è stato abbandonato dai sicari in una strada buia dove è stato in seguito rinvenuto cadavere dagli abitanti del quartiere”. Perez aveva realizzato dei servizi TV per un canale tedesco, aveva lavorato per le radio colombiane Caracol e Todelar ed era stato corrispondente di guerra durante il conflitto nel Golfo Persico. A escludere un omicidio per rapina è stato il fratello, Josè Perez, che ha raccontato come la vittima non sia stata derubata. Si tratta del quarto giornalista ucciso in Colombia quest’anno “senza che le autorità mostrino seriamente di voler fare luce su questi crimini”, ha denunciato Eduardo Marquez, direttore del Centro di solidarietà della Fip, ricordando che dal 1989 i giornalisti uccisi sono stati 130 e solo per 4 omicidi è stato trovato il colpevole. Peace Reporter
È stato arrestato all’aeroporto ‘El Dorado’ di Bogotá Freddy Muñoz, corrispondente di Telesur, l’emittente televisiva di notizie con sede a Caracas, finanziata da Venezuela, Bolivia, Cuba, Argentina e Uruguay. Lo ha riferito il suo avvocato, Tito Gaitán, precisando che gli agenti del ‘Dipartimento amministrativo di sicurezza’ (Das, servizi segreti colombiani) hanno fermato Muñoz per “ribellione e terrorismo”. Non sono ancora noti i dettagli dell’ordine di cattura, ma fonti della stampa locale hanno ricordato che già lo scorso anno le autorità colombiane avevano protestato per la divulgazione, da parte di ‘Telesur’, di interviste a capi della guerriglia e immagini di proteste sociali contro il governo del presidente Alvaro Uribe, definite “provocazioni” dal governo statunitense. Dal suo luogo di reclusione, Muñoz ha difeso “il diritto e il dovere di ogni buon giornalista di dire la verità”, sostenendo che le accuse nei suoi confronti “sono le stesse rivolte a centinaia di giornalisti nel mondo, dopo che l’unilateralismo statunitense ha deciso di giudicare terroristi tutti coloro che con giudizio e argomentazioni gli si oppongono, benedicendo chi abbassa la testa e lo segue mettendo a tacere i suoi crimini”. In una nota diffusa da Caracas, i dirigenti di ‘Telesur’ si sono detti “sorpresi” dall’arresto di Muñoz: “La detenzione di un giornalista di un mezzo di informazione internazionale minaccia il diritto alla libertà di stampa e rappresenta un atto di intimidazione” si legge nel comunicato, che aggiunge: “Muñoz è uno dei membri fondatori di ‘Telesur’ ed è corrispondente in Colombia fin dall’inizio delle nostre trasmissioni, un anno fa”. L’emittente è nata come alternativa ai grandi mass media statunitensi ed europei in America Latina, dove attualmente ha dieci sedi regionali e 19 corrispondenti.
Nel primo semestre del 2006 erano stati nove i giornalisti assassinati nel continente. In appena tre mesi, luglio, agosto e settembre, altri 13 sono stati assassinati in quella che è una vera e propria guerra a bassa intensità contro la libertà di stampa nel continente. solo in questo decennio sono centinaia i giornalisti assassinati in America Latina. Al primo posto la Colombia, con 83 morti, seguita da Messico e Brasile.
Il caso più grave degli ultimi tre mesi, e passato completamente sotto silenzio, proviene dalla remota Guyana. L’8 d’agosto, una banda armata ha assaltato la sede del quotidiano “Kaieteur News”. Quando si sono allontanati hanno lasciato cinque morti: Richard Stewart, Chetram Pergaud, Elion Wegman, Mark Mikoo, y Shazim Mohamed.
In Colombia due giornalisti radiofonici, lavoravano su denunce di corruzione. Non si conoscevano, ma sono morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Milton Fabián Sánchez, 37 anni, è stato ammazzato a colpi di pistola il 9 agosto a Yumbo. Atilano Pérez Barrios, è caduto in condizioni simili a Cartagena. In condizioni simili, in Venezuela, Jesús Flores Rojas, è stato ammazzato a pistolettate il 23 agosto.
Un altro giornalista radiofonico, Eduardo Maaz, guatemalteco, è stato ucciso con cinque colpi di pistola il 10 settembre. In questo caso unico, il suo presunto assassino, di nome Orlando Vázquez, è stato arrestato 48 ore dopo il crimine.
Il 28 di agosto nel Salvador, Douglas Hernández, 26 anni, stava investigando a El Congo, quando -è la versione ufficiale- è stato vittima del fuoco incrociato tra poliziotti e presunti delinquenti.
Nella Repubblica Dominicana negli ultimi tre mesi sono stati assassinati due giornalisti: Domingo Disla Florentino, avvocato e giornalista è stato assassinato a Boca Chica, e Facundo Lavatta, corrispondente di “Radio Comercial” il 25 settembre. Mercedes Castillo presidente dell’Ordine dei giornalisti dominicano denuncia l’insostenibile livello di aggressioni, minacce di morte, sequestri lampo, interrogatori abusivi che subiscono i giornalisti del paese. I colpevoli appartengono a tre categorie: narcotrafficanti, membri di bande criminali (le pandillas) ma anche uomini di scorta ad alte personalità.
In Messico, il nove agosto è stato trovato il cadavere di Enrique Perea Quintanilla, direttore della rivista “Dos Caras, Una Verdad”. Stava lavorando su casi di omicidi non risolti dalla polizia nello stato di Chihuahua e il suo corpo presentava evidenti segni di tortura.
Gli omicidi non completano le statistiche. Ci sono anche i sequestri, i ferimenti, gli attentati, per non parlare delle minacce personali e alle famiglie che rendono arduo il lavoro informativo. Il caso più clamoroso si è avuto il 12 agosto a San Paolo, in Brasile, dove l’organizzazione criminale “Primer Comando de la Capital” (PCC) ha sequestrato un giornalista ed un tecnico della TV Globo. Il secondo è stato liberato con un video sulle condizioni di vita nelle carceri brasiliane che la televisione ha mostrato per ottenere la liberazione del primo.
Infine, infine nell’elenco dei soli fatti più clamorosi, il primo settembre a Merida, una granada è esplosa nella sede del periodico “Esto” e il 22 agosto raffiche di mitra sono state sparate contro la sede della Radio Universidad di Oaxaca in Messico.
Gennaro Carotenuto