Najaf (Iraq), 19 agosto 2004
Una mina sulla strada, come ce ne sono in tutte le strade dell’Iraq. Un boato. Il convoglio della croce rossa è colpito. L’esplosione fa saltare i vetri di un’ambulanza e di un camion carico di medicinali. Uno degli autisti irakeni, Udai, è una maschera di sangue, ma le ferite per fortuna non sono gravi. Si sono infrante così, ancor prima di Babilonia, le speranze di un viaggio di pace, umanitario. Si decide comunque di andare avanti, verso Najaf. segue L’ultimo viaggio con Enzo Baldoni


E chi se lo scorda. Proprio stasera ho assistito ad un incontro sul futuro dell’Iraq, almeno questo era il titolo. Un importante giornalista del principale settimanale americano, un esperto militare inglese e una scrittrice irachena: tutti profondi conoscitori della realta’ irachena che hanno evitato dichiaratamente di fornire ipotesi su cosa accadra’ dopo il ritiro delle truppe. Semplicemente… non ne hanno idea.
[...] E’ il mio primo giorno a Baghdad. Non ho ancora idee precise su cosa ho trovato. Sono frastornato dal gran caldo e dal sonno. Sotto il mio albergo, che sta proprio attaccato al “Palestine”, ci sono due carri armati e i bambini che giocano insieme ai marines. Però i colleghi mi dicono che sparano spesso nella strada accanto e ieri hanno assaltato la casa vicina. Sparano anche ai marines. Dunque, una situazione ancora molto complessa. Davanti alla finestra ho il Tigri e il verde che circonda il fiume e’ già un conforto in una città che, per quel che ho visto finora, di magnificenza ha solo il ricordo. (…) Baghdad è completamente al buio, soffocata da un coprifuoco sostanziale. Gli americani che stanno di guardia all’albergo ti consigliano vivamente di non uscire perchè ci sono le bande che imperversano. Si sentono spesso, anche adesso, rumori di spari e si vedono fuochi. Ma nessuno se ne cura più. Ormai e’ “normale”. (…) Che strana vita che mi sono scelto. Me ne sto fra rovine e paure a passare la serata con il soldato Harris che in cambio della carbonara che gli abbiamo fatto assaggiare, ha preso la chitarra e si è messo a cantare per noi. E’ californiano, un ragazzino. Mi viene in mente che le guerre non le fa mai il popolo, ma non le fanno neppure i soldati. La sua storia è una storia normale: famiglia, fidanzatina, studi e il sogno di cantare, mandato in un Paese lontano a rischiare la vita e tutti i sogni. Finito di cantare, è tornato al carro armato a difenderci. L’ultimo viaggio con Enzo Baldoni [...]
[...] a rischiare la vita e tutti i sogni. Finito di cantare, è tornato al carro armato a difenderci. L’ultimo viaggio con Enzo Baldoni (2004) This entry was posted in baldoni, iraq. Bookmark the permalink. ← La festa che [...]
[...] a rischiare la vita e tutti i sogni. Finito di cantare, è tornato al carro armato a difenderci. L’ultimo viaggio con Enzo Baldoni [...]
[...] a rischiare la vita e tutti i sogni. Finito di cantare, è tornato al carro armato a difenderci. L’ultimo viaggio con Enzo Baldoni (2004) Like this:LikeBe the first to like this post. baghdad 2003 ← [...]