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In tempo reale


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La cara, vecchia June Callwood

Vengo a sapere proprio ora grazie a una e-mail arrivata da Montreal (Canada, Quebec) della morte di June Callwood, la più autorevole giornalista canadese. June aveva 82 anni, e era conosciuta come ‘ la coscienza del Canada’. Nel 2004 scoprì di essere stata colpita da una crudele forma di cancro, con un alzata di spalle rifiutò ogni cura, ‘non ho tempo da perdere con medici e lettini di ospedale’ amava ripetere, ‘ho da fare io, ho ancora mille cose da fare…mica posso stare appresso a qualche stupido camice bianco…’.  Attivista dei diritti umani e ‘madre’ dei diritti civili canadesi, si battè fin dagli anni 60 contro la guerra in Vietnam (è grazie a lei e alla sua battaglia se il governo canadese approvò la famosa legge che concedeva asilo ai soldati americani in fuga dalla guerra), perchè fossero riconosciuti uguali diritti a tutte le minoranza etniche e religiose presenti nel suo sterminato Paese. Autrice di più di trenta libri e saggi sulla povertà nei paesi ricchi è stata la fondatrice dell’Associazione dei giornalisti canadesi; del primo centro per la tutela dei diritti delle ragazze madri; della prima comunità dove potevano trovare riparo e difesa tutte le donne abusate; della prima struttura dove potevano trovare cure gratuite e adeguate i poveri malati di AIDS. E’ riuscita a far passare leggi nel parlamento canadese quali l’aborto e la cancellazione della pena di morte anche dai codici militari. Negli ultimi anni aveva fondato due associazioni che battevano contro la guerra in Iraq e per il ritiro delle truppe canadesi dall’Afghanistan; era appena tornata dalle isole Prince Edward dove era andata a picchettare i moli dove facevano ritorno – dopo la mattanza di cuccioli – le navi dei cacciatori di foche. Aveva in programma un viaggio in Africa dove con un associazione aveva adottato a distanza oltre mille bambini di otto Paesi sub-sahariani. L’hanno trovata due sue assistenti con la testa riversa sulla tastiera del pc: sul monitor il testo di una lettera di protesta indirizzata al governo contro l’ipotesi di una modifica (in senso più ‘permissivo’) delle leggi sulle armi in vigore in Canada… Come avrebbe mai potuto trovare del tempo per ’stare appresso a quei camici bianchi’ la vecchia June? Roberto di Nunzio


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In carcere da un anno

 In una lettera indirizzata a Robert Gates, segretario Usa alla Difesa, l’organizzazione Reporters sans frontières ha denunciato il mantenimento in stato di detenzione del fotografo Bilal Hussein, 35 anni, che lavorava per l’agenzia di stampa Associated Press, incarcerato da più di un anno nel carcere di  Camp Crooper (vicino alla capitale). “Molti giornalisti – si legge nella denuncia – sono stati arrestati dall’inizio della guerra in Iraq dalle forze di occupazione. Quasi tutti sono stati detenuti per parecchi mesi prima di essere rilasciati senza che le accuse fossero mai provate. Niente oggi può giustificare la detenzione di Bilal Hussein, che secondo il suo avvocato non è stato più interrogato dal maggio 2006. Il giornalista, accusato di aver avuto rapporti con gli insorti che lo avrebbero autorizzato a scattare fotografie sulla ribellione irachena, è stato definito dal giudice che lo ha inquisito “una minaccia assoluta per la sicurezza”. Nessuna altra prova è mai stata fornita per giustificare la sua colpevolezza”.  Isf


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Ancora omicidi in Iraq

Una giornalista radiofonica irachena è stata assassinata insieme al marito a Mosul, nel nord del Paese, da ignoti aggressori che hanno poi fatto scempio dei cadaveri, caricandoli a bordo della loro auto e dandovi fuoco, così da carbonizzarli. Lo ha denunciato l’Associazione Irachena per la Difesa dei Giornalisti, un organismo umanitario di categoria, che ha identificato la collega uccisa come Iman Yussef Abdallah; lavorava per un’emittente organo del movimento sindacale cittadino. L’Associazione ha sollecitato il governo di Baghdad a prendere provvedimenti per garantire l’incolumità dei giornalisti che operano in Iraq, sempre più spesso presi di mira da guerriglieri e terroristi: dal marzo 2003, quando ebbe inizio l’invasione per rovesciare il regime di Saddam Hussein, in Iraq hanno perso la vita in circostanze violente oltre centocinquanta operatori dell’informazione, nel 95 per cento dei casi cittadini iracheni. Nel 2007 sono già 18 gli operatori dei media uccisi nel Paese. (AGI)


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Orrore in Afghanistan


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