InQuestoMondoDiSquali

Il viaggio

Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati. E’ il virus del viaggio, malattia sostanzialmente incurabile.  (Ryszard Kapuscinski)


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Haiti: assassinato fotografo

 Il fotografo freelance, Jean-Remy Badio, è stato ucciso nei pressi della capitale haitiana, Port-au-Prince, all’interno della sua abitazione. Badio viveva nel quartiere di Martissant. Secondo “Sos Journalistes”, il reporter è stato ucciso da alcuni membri di una gang locale che aveva fotografato per il suo reportage. I parente del freelance hanno dichiarato che Badio aveva ricevuto minacce prima del suo assassinio. Da circa due anni, due bande armate si stanno disputando il controllo del territorio di Martissant. Nello stesso quartiere, nel novembre 2006, François Louis, fotografo per il quotidiano ‘Le Nouvelliste’, mentre stava realizzando un servizio su una manifestazione di protesta, era stato ferocemente picchiato dai soldati della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione di Haiti (Minustah)


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Morto Kapuscinski, un maestro

Il noto giornalista e scrittore polacco Ryszard Kapuscinski e’ morto oggi a Varsavia. Aveva 75 anni. In passato era stato piu’ volte proposto per il premio Nobel per la letteratura. Kapuscinski e’ stato un grandissimo giornalista di reportage, era celebre per i suoi resoconti di viaggio e forse e’ stato l’autore polacco piu’ tradotto nel mondo. Da citare i suoi libri sulla caduta di Haile Selassie e Mohammad Reza Pahlavi. In Italia, i suoi titoli piu’ famosi (Autoritratto di un reporter, In viaggio con Erodoto, La prima guerra del football, Sha in Sha) sono stati pubblicati da Feltrinelli. Fino al 1981 e’ stato corrispondente dell’agenzia polacca Pap dove era entrato giovanissimo. (Agr) L’ultima intervista


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Non dimenticare Veronika

Il 20 ottobre 2004 a Minsk è stata uccisa la giornalista investigativa Veronika Charkasava impegnata professionalmente contro il governo bielorusso e a favore della libertà di stampa nel suo Paese. I suoi assassini non sono stati mai trovati. Il sito


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Un’americana in Pakistan

Il mio fotografo, Akhtar Soomro e  io siamo stati seguiti nei parecchi giorni di lavoro (giornalistico) a Quetta da funzionari dell’intelligence in abiti civili che sono stati inviati presso i nostri rispettivi hotel. Questo non è insolito in Pakistan, dove i giornalisti accreditati sono liberi di viaggiare e lavorare, ma i loro movimenti, telefonate ed interviste sono controllati costantemente. Il quinto ed ultimo giorno a Quetta, 19 dic., il sig. Soomro è stato trattenuto al suo hotel da quattro uomini in abiti civili e gli sono stati sequestrati la sua apparecchiatura fotografica e il computer. Quella sera hanno perquisito la mia stanza d’ hotel, usando un passepartout per aprire la porta e sono entrati rompendo la catena che avevo chiuso dalla parte interna per bloccare. Hanno sequestrato un computer, i taccuini e un telefono cellulare. Un agente mi ha colpita due volte in faccia e alla testa e mi ha sbattuta al pavimento. Mi hanno procurato contusioni alle braccia, alla tempia ed alla guancia, un occhio pesto e un ginocchio contuso. Uno degli uomini mi ha detto che non avevo il permesso per visitare Pashtunabad, località nelle vicinanze di Quetta e che è proibito intervistare membri del Taliban. Gli uomini non hanno rivelato la loro identità ma hanno detto che potevamo rivolgerci il giorno seguente alla Sezione Speciale del Ministero dell’ Interno per riavere i nostri effetti personali. Dopo l’intervento del ministro per l’ informazione e broadcasting, Tariq Azim Khan, i miei effetti personali mi sono stati restituiti parecchie ore più tardi. Il sig. Soomro è stato liberato dopo più di cinque ore di detenzione. In seguito è apparso chiaro che gli agenti dell’ intelligence hanno copiato i dati dai nostri computer, dai taccuini e dai cellulari ed hanno rintracciato i nostri contatti e le conoscenze a Quetta. Successivamente tutta la gente che ho intervistato  ha ricevuto la visita degli agenti di intelligence ed i giornalisti locali che mi hanno aiutato sono stati interrogati dal servizio di intelligence del Pakistan, Inter-Service Intelligence. Il sig. Soomro è stato diffidato dal lavorare per il New York Times o qualsiasi altro organo di informazione straniero. Carlotta Gall New York Times


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Si batteva per le minoranze

 

Lo scrittore e giornalista turco di origini armene Hrant Dink è stato ucciso a Instanbul davanti alla redazione di Argos, il giornale di cui era direttore. L’intellettuale, che da tempo si batteva per i diritti umani, è stato assassinato con quattro colpi di arma da fuoco: due lo hanno raggiunto alla testa, gli altri in varie parti del corpo. Più volte perseguito dalla giustizia turca, il giornalista era considerato uno degli esponenti di maggior spicco della comunità armena ed era famoso per aver qualificato come genocidio il massacro degli armeni commesso sotto l’impero ottomano. Una posizione che gli aveva procurato l’ostilità dei nazionalisti turchi che rifiutano il termine genocidio. Secondo quanto riporta la Cnn, Dink aveva ricevuto recentemente minacce di morte da parte di nazionalisti che lo consideravano un traditore. Repubblica.it


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E uno ucciso anche in Cina

 9 gennaio: Lan Chengzhang, giornalista cinese che indagava su un’industria mineraria, una delle più pericolose di tutto il Paese, muore per le percosse subite.  Secondo il suo giornale, l’attacco era stato ordinato da uno dei boss locali, infastidito dalle indagini. Wang Jianfeng, capo della sezione notizie del ‘China Trade News’, conferma che Lan – un redattore ancora in prova – viene ucciso nei pressi di una miniera nella contea di Huiyuan, nella provincia settentrionale dello Shanxi. Il giornale “ha inviato un gruppo di persone con il compito di indagare sull’accaduto e denunciare i fatti alla polizia ed al governo locale. Faremo di tutto per proteggere i diritti dei giornalisti”. Secondo il racconto di un giornale locale, il gruppo di “teppisti” ha iniziato a colpire Lan mentre un suo collega giornalista si trovava chiuso nell’ufficio di uno dei padroni della miniera. Proprio quest’ultimo, sopravvissuto all’attacco, accusa lo stesso dirigente di aver ordinato l’omicidio. Secondo i giornali ufficiali, invece, Lan era “un falso giornalista, che cercava di estorcere denaro agli investitori della provincia”. Isf


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Sono già sei i morti in Iraq

A meno di un mese – 23 dicembre 2006 – dell’adozione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 1738 sulla protezione dei giornalisti, una nuova serie di omicidi ci ricorda l’estrema urgenza di affrontare seriamente la terribile situazione in cui lavorano i media iracheni. Dal 12 al 16 gennaio 2007, tre operatori dei media del quotidiano governativo ‘Al Sabah’ sono stati uccisi. Due di loro, il cui nome non è ancora conosciuto, sono stati rapiti il 12 gennaio nei locali del giornale a Baghdad. I loro corpi, sgozzati, sono stati trovati il giorno dopo vicino all’ospedale  Al Nouman. Due giorni più tardi, Yassine Aid Assef, corrispondente del giornale è rimasto ucciso dall’esplosione di una bomba mentre stava realizzando un reportage a Baghdad. Il 12 gennaio, sconosciuti avevano aperto il fuoco sul giornalista freelance Khoudr Younes al-Obaidi, uccidendolo sul colpo. Il 15 gennaio, Falah Khalaf Al Diyali, giornalista del quotdiano’Al Saha’, era stato ucciso da colpi di arma da fuoco nella città di Ramadi (110 km a est di Baghdad). Il 5 gennaio, nell’obitorio di Baghdad era stato ritrovato il corpo senza vita di Ahmed Hadi Naji, 28 anni, padre di due gemelli di quattro mesi, cameraman occasionale per l’agenzia Associated Press, scomparso il 30 dicembre 2006 mentre si stava recando negli uffici dell’agenzia. Sono oltre 180 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi nel Paese dall’inizio del conflitto, marzo 2003. Rsf


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E’ il primo morto del 2007

Ignoti assalitori hanno assassinato a colpi di arma da fuoco un giornalista free-lance di Mosul, nel nord dell’Iraq, che lavorava come corrispondente per conto di numerosi giornali con sede a Baghdad. Da quanto si sa, è il primo reporter morto nel 2007, il 140. esimo in Iraq dall’inizio della guerra. Lo ha reso noto un portavoce della polizia locale, il maggiore Mohammed Ahmed, il quale ha identificato la vittima come Khudhir Yunis, 28 anni, membro dell’Associazione Giornalisti cittadina, il quinto reporter eliminato a Mosul in appena due mesi. I killer lo hanno aspettato sulla porta di casa, nel quartiere meridionale di Sumar, e lo hanno crivellato di proiettili.  Nel 2006 l’Iraq è stato dichiarato il Paese più pericoloso del mondo per gli operatori dei media. Ritrovato poco fa a Baghdad anche il cadavere di un altro freelance, Khoudr Younes al Obaidi, scomparso il 30 dicembre.  France Press


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A Guantanamo, da cinque anni

L’11 gennaio 2002, centinaia di persone, arrestate dai soldati americani in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione militare denominata “Enduring Freedom”, furono trasferiti nella base militare di Guantanamo (est di Cuba). Questa data segna l’apertura di un gulag tropicale che ha già ospitato 770 prigionieri, fra cui Sami Muhyideen Al-Haj, cameraman di Al Jazeera, detenuto senza prove nè processi da cinque anni. Avrà mai la possibilità di difendersi? Isfreedom


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