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Adesso la Gabanelli è un troll a pagamento

Ho promesso di non parlare più di Grillo. Infatti non ne parlerò: voglio parlare invece della Gabanelli. Non era il simbolo del giornalismo d’inchiesta, dell’incorruttibilità, vincitrice per questo delle Quirinarie del movimento5stelle? E’ bastato che facesse semplicemente il suo mestiere chiedendo spiegazioni sulla fine che fanno i soldi del blog (dai cinque ai dieci milioni di euro, mica bruscolini) che improvvisamente è diventata venduta, pagata da Pd e Pdl, addirittura una troll. Adesso il suo è un programma di merda e lei è un’ingrata e una traditrice, secondo lo stile ormai ben conosciuto dei salvatori della patria. La colpa è di non fare la rivoluzione guidata (dai guru). Tra l’altro è anche un interrogativo che ha una valenza giuridica poichè per legge il finanziamento ai partiti deve essere trasparente. Certo il movimento non è un partito e forse la pagherà cara per questo (articolo 49 della Costituzione) ma per chi professa la purezza il minimo sarebbe di fare tutto alla luce del sole. Non è un mistero il grande gettito pubblicitario che arriva sul blog di Grillo: io stesso ho ricordato più volte le cifre del Sole24Ore (grazie a un milione di pagine viste al giorno, che invidia) ma non sapevo che anche i famosi streaming dell’apriscatole (prodotti da Casaleggio) sono anticipati dagli spot. Bel battage certo rifiutare il confronto e rifugiarsi nel proprio angoletto, frutta. Anche la Gabanelli peraltro prima di parlarne a “Report ha chiesto spiegazioni, ma non le ha avute. Alle inevitabile critiche (e insulti) ha risposto tranquilla: “Per caso ho detto cose false?”  La risposta è arrivata come al solito con un comunicato secco firmato dallo staff: “i soldi del blog non vanno nel movimento”. Bene, significa che finiscono nelle tasche del santone che con la rivoluzione diventa sempre più ricco. “Il movimento si regge con piccole donazioni volontarie”. Già… Peccato che le piazze siano sempre meno piene. Il fatto è che la giornalista ha toccato i nervi scoperti perchè alla fine ha concluso: “Con tre milioni di disoccupati state a discutere di scontrini, smettetela e cominciate a lavorare”. Più che agli altri, continuano infatti a pensare a se stessi. Ma chi lo dice, naturalmente, è un venduto. Non sanno dire altro, ma il giochetto ormai è finito. Peccato per chi ha creduto che potesse nascere un’Italia diversa.

  • Già il nome mi ricorda l’epico far west. Oklahoma city, sembra di sentirlo pronunciare da Alberto Sordi. Ed era prateria finchè in un solo giorno, nel 1889 (mica tanto tempo fa), diecimila persone decisero che quella era la loro nuova città. La scoperta del petrolio fece il resto fino ad arrivare a una popolazione di oltre mezzo milione di abitanti. La successiva depressione ne fece la capitale degli emarginati, così come è successo per altri versi alla mitica New Orleans. Il destino evidentemente non è mai giusto se proprio le città dei poveri, oltre alla miseria, devono subire anche i disastri. Una tromba d’aria ha letteralmente raso al suolo la città: oltre novanta morti, centinaia di feriti, venti bambini intrappolati tra le macerie della scuola. L’arrivo del tornado è stato preannunciato con soli sedici minuti di anticipo: troppo pochi per salvarsi. [segue su "Succede in America"]
  • Terzo verdetto su tre tribunali: ma quando lasceranno in pace quel povero bambino conteso? La Repubblica Commenti su Parliamone
  • Amina, simbolo della protesta Femen in Tunisia, è stata arrestata. La storia
  • Le bestie siamo noi, mica gli animali. Harpo
  • In ventiquattr'ore: a Varese una donna butta dal balcone i due figlioletti, a Napoli un'anziata è strangolata dal figlio, a Palermo un poliziotto spara al figlio di sette anni e si suicida. Una volta questo era il Paese del sole. Ormai siamo sprofondati nel buio totale. Parliamone

Un fiocco giallo per Domenico Quirico e Giovanni Lo Porto

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