25 gennaio 2012

Partire è sempre un pò fuggire

Poi dice che non è vero che ognuno ha il destino segnato. Smessi da un pò i panni (decennali) di cronista dell’emergenza vado in Veneto per tutt’altre faccende e mi ritrovo in pieno terremoto. L’appuntamento era fissato da tempo, per le commemorazioni del 69.esimo anniversario della battaglia di  Nikolajewka. Presenterò il libro scritto sulla valle del Don e il filmato girato in Russia: prima in provincia di Treviso e il giorno dopo a Verona. Proprio nel momento di staccare i biglietti e organizzare il viaggio arrivano le scosse, giusto in quella zona. Niente di grave, per fortuna, e per quanto mi riguarda un nonnulla rispetto alle devastanti esperienze passate. Però è un segno. Paradossalmente mi ha dato la carica, facendomi tornare indietro di qualche anno e al di là dell’incontro entusiasmante con i superstiti di quella pagina indimenticabile di storia (e con i familiari dei dispersi) mi guarderò intorno con molta attenzione pronto a raccontare quello che succede, come ho sempre fatto nella mia vita. Torno “inviato”. La parentesi mi servirà anche per spezzare una routine da troppo tempo sedentaria e di ignorare questa massa informe di notizie schizofreniche, quasi terroristiche (oltre a liberarmi dalla schiavitù del web). Lo ammetto: sì, in qualche maniera è una fuga.

19 gennaio 2012

Il grande affare delle case di riposo

In pochi lo sanno, ma il nuovo grande affare riguarda gli anziani. Era un mondo che neppure io conoscevo, fino a quando (per mia madre) non ho cominciato a frequentare le case di riposo. Prima di scegliere quella giusta ne ho visitate molte e ho scoperto intanto, appunto, che sono molte, anzi moltissime. Alcune più professionali, altre ai limiti della decenza. Con l’età media che si è clamorosamente allungata, e sfruttando le vergognose carenze pubbliche, in tanti si sono inventati un rifugio per gli anziani. Tanto per dare l’idea dell’affare bisogna sapere che mediamente il ricovero per ogni anziano è intorno ai duemila euro mensili. Ci sono ex ville che accolgono anche quaranta ospiti e dunque raccolgono 80 mila euro al mese. Con quattro, cinque badanti-infermiere si manda avanti la baracca e…basta fare i conti per capire che siamo a guadagni incredibili. Ho imparato, girando, che sono fondamentali un paio di elementi per scegliere la struttura giusta: che l’accoglienza non superi, al massimo, i dieci ospiti (per mantenere un livello umano di assistenza) e che l’apertura sia totale. Per principio vanno immediatamente rifiutate quelle case che mettono orario alle visite, segno che evitano i controlli (imprevisti) dei familiari. Detto questo, mi ha colpito particolarmente la vicenda di Sanremo. Anziani picchiati e insultati, legati, vessati: tutto documentato da tre mesi di filmati. Sette arrestati, otto indagati e la presidente dell’istituto ai domiciliari per omessa denuncia. La signora è moglie di un senatore. Sarà un caso, ma dopo aver sparato la notizia con tanto di documenti, improvvisamente è tutto sparito, sui giornali non c’è più niente: neppure i filmati della Guardia di Finanza che documentano gli abusi. Grazie all’amico Enzo Cumpostu che aveva fatto in tempo a mettere  il video sul suo blog vi riproponiamo il filmato incredibilmente scomparso. Come se non meritassero di essere messi alla gogna autentici criminali così forti con persone debolissime, non in grado di difendersi. Spero che abbiano lo stesso destino quando saranno vecchi loro.

16 gennaio 2012

Storie di balordi e di fughe

Grazianeddu mi ha sempre raccontato un sacco di storie intorno a Regina Coeli. Grazianeddu naturalmente è Graziano Mesina e le sue storie sulle carceri meritano attenzione perchè è scappato nove volte, insomma un re assoluto delle evasioni. Mi raccontava dunque di quando usciva di sera da Regina Coeli attraverso un tunnel sotterraneo che porta a piazza di Spagna. Una volta è stato anche a cena con Michele Placido, a sentir lui. Probabilmente una favola per alimentare la leggenda, però la storia mi è rimasta in mente. Me la sono ricordata l’altro giorno dopo la notizia della fuga di due detenuti secondo i canoni tradizionali, roba da film: segate le sbarre della cella e poi venti metri di lenzuola annodate come una corda. Gli evasi non li hanno ancora ripresi, due tipini niente male: l’albanese Altin Hoxha detto “occhi di ghiaccio”, 28 anni, rapinatore seriale di banche e ville, e il rumeno Stefano Cusnier, 28 anni, specialista in assalti a mano armata dalle parti dei Castelli romani. Ma la realtà non è un film perchè la beffa apre uno squarcio sulla clamorosa (nota) mancanza di personale penitenziario e le scandalose carenze (meno note) nella sicurezza tanto che la videosorveglianza non funziona e la sala dei monitor è fuori uso da mesi per un guasto. Infine, un dato allarmante: nel 2011 le evasioni in Italia sono state quattordici. Allegria, questa è anche l’Italia.

Continuano a chiamarlo Goico Jovanovic per comodità, ma quel ragazzotto dalla faccia gentile beccato alla frontiera fra Ungheria e Serbia si chiama almeno in altre quattro maniere. Dice di aver 24 anni, ma forse ne ha soltanto 19. Certo che comunque ha cominciato presto con le rapine, ma soprattutto con le truffe: la più eclatante in Spagna quando vestito da sceicco trafugò i gioielli di Evita Peron. Bravissimo nei travestimenti è stato fermato tante volte, ma si è sempre salvato. Ma stavolta forse finalmente non riuscirà a farla franca perchè sul volante del Suv che ha ucciso il povero vigile urbano milanese ci sono le sue impronte. E avrà (speriamo) la punizione che meritano le belve.

Lui è italiano, non è certo un criminale, ma ci sta bene in questa carrellata di balordi e soprattutto di fughe. Francesco Schettino, napoletano 52 anni, comandante della Costa Concordia, che in un’intervista di due anni fa parlando del Titanic affermava: “Ormai basta essere professionisti per evitare qualsiasi tragedia. Il comandante deve avere tutto sotto controllo e pensare alla sicurezza dei passeggeri”. Infatti la sera del Giglio stava a cena, non ha mai mandato l’Sos e con la prima scialuppa è scappato: quando la Guardia Costiera gli ha chiesto di tornare a bordo si è rifiutato. E i “suoi” passeggeri stavano ancora lì, a lottare con la morte per colpa di una gigantesca follia.

14 gennaio 2012

L’angosciante agonia di un gigante che sembrava immortale

I morti accertati sono finora tre, ma si teme fortemente per settanta dispersi. Una grande tragedia, inspiegabile se non con una serie di errori umani. E’ ancora presto per capire le ragioni del disastro del Costa Concordia, ma mette molta angoscia assistere praticamente in diretta all’agonia di questo gigante del mare: bello, lussuoso, simbolo di vacanze e di gioia trasformarsi in una enorme bara. Un gigante così grande e forte da sembrare immortale. Forse il gigante è morto proprio per condividere la festa, passando troppo vicino all’isola del Giglio. Forse è vero che l’equipaggio (a cominciare dal comandante, a una cena di gala) ha molto da rimproverarsi se già erano successi altri incidenti. Magari ha ragione la ritualità marinara che ritiene un triste presagio il brindisi mancato durante il varo, cioè la tradizionale bottiglia di champagne che non si rompe. Solo cabala probabilmente, ma il mare non sbaglia mai.

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